Costruendo 'um mundo possivel'

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Mentre scriviamo fervono i preparativi: prenotano gli ultimi voli, gli alberghi, i campeggi, tirano fuori dal cassetto le magliette, gli occhiali da sole, la macchina fotografica. I no-global (nuova etichetta appioppata dai giornali all’ormai desueto “popolo di Seattle”) sono in partenza per Porto Alegre e già si scaldano in vista della seconda (ed ultima a svolgersi in Brasile) edizione del Forum Social Mundial che si terrà nella capitale del Rio Grande do Sul dal 31 gennaio al 5 febbraio.
Quattro grandi aree tematiche saranno gli assi portanti del Forum: produzione della ricchezza e riproduzione sociale, accesso alla ricchezza e sostenibilità, società civile e spazi pubblici, potere politico e etica nella nuova società. Intorno a questi temi si articoleranno le conferenze, i seminari, gli eventi paralleli come il Forum Parlamentare Mondiale, il Forum degli Enti Locali, il Forum Mondiale della Giustizia e perfino il Forunzinho Social Mundial, dedicato ai bambini. E’ confermata la partecipazione di moltissimi ospiti di calibro internazionale come Noam Chomsky, Rigoberta Menchù, Leonardo Boff, oltre alle migliaia di organizzazioni non governative, associazioni, enti locali di tutti i paesi del mondo che invieranno i loro delegati.
In attesa dei racconti, senz’altro entusiasti, di quanti si recheranno all’appuntamento di quest’anno, vi proponiamo alcuni estratti che ripercorrono la storia e il senso di ciò che è stato il Forum nel 2001.
Dall’”Appello di Porto Alegre (2001) per le prossime mobilitazioni” (www.manitese.it):
“Noi, forze sociali provenienti da ogni parte del mondo, siamo riuniti qui, nel Forum sociale mondiale di Porto Alegre. Siamo sindacati e ONG, movimenti e organizzazione, intellettuali e artisti. Costruiamo insieme una grande alleanza per creare una nuova società, diversa dalla logica attuale che utilizza il mercato e il denaro come la sola unità di misura. Davos rappresenta la concentrazione della ricchezza, la globalizzazione della povertà e la distruzione del nostro pianeta. Porto Alegre rappresenta la lotta e la speranza di un nuovo mondo possibile in cui gli esseri umani e la natura siano al centro delle nostre preoccupazioni. Sfidiamo le oligarchie e le loro procedure antidemocratiche, rappresentati nel Forum economico di Davos. Veniamo a condividere le nostre lotte, a scambiare le nostre esperienze, a rafforzare la nostra solidarietà e a manifestare il nostro assoluto rifiuto delle politiche neoliberiste dell’attuale globalizzazione. Siamo donne e uomini: contadine e contadini, lavoratrici e lavoratori, professionisti, studenti, disoccupate e disoccupati, popoli indigeni e neri, proveniamo dal Sud e dal Nord, impegnati a lottare per i diritti dei popoli, la libertà, la sicurezza, il lavoro e l’educazione. Siamo contro l’egemonia del capitale, la distruzione delle nostre culture, il degrado della natura e il deterioramento della qualità della vita da parte delle imprese transnazionali e delle politiche antidemocratiche. Riaffermiamo la supremazia dei diritti umani, ambientali e sociali sulle esigenze dei capitali e degli investimenti [..].”
Così Riccardo Petrella racconta com’è nato il Forum Social Mundial (www.rivistavalori.it):
“In occasione di una riunione a Parigi tra il movimento Attac (Associazione per una tassazione delle transazioni finanziarie per l’aiuto ai cittadini) [..] e un certo numero di movimenti associativi cristiani brasiliani, è nata l’idea che il movimento contro la globalizzazione doveva ormai smettere di correre dietro ai “global leader” del liberismo economico come è successo a Davos, Seattle, Nizza,… Insomma bisognava organizzare un appuntamento annuale e i brasiliani hanno subito proposto Porto Alegre. Il Forum è stato un successo? Enorme! Più di 20.000 persone hanno partecipato ai lavori. Ciò significa 4-5.000 partecipanti al giorno! In totale, 4.730 organizzazioni del mondo intero hanno inviato uno o più rappresentanti, e 1.800 giornalisti accreditati hanno seguito i lavori. Le sessioni plenarie del mattino riunivano da 1.000 a 3.000 persone, e al pomeriggio c’erano 400 laboratori… Organizzazioni non governative, sindacati, testimoni come Noam Chomsky. I latino-americani e gli europei erano i gruppi più numerosi. I francesi erano 110 e gli italiani 130. Con 50 organizzazioni rappresentate, quella italiana era la delegazione più importante dopo quelle provenienti dall’America latina. Anche l’Africa era ben rappresentata, un po’ meno gli asiatici e i nordamericani, ma 7 delle loro più grandi Ong – come “Friends of the Earth” – erano comunque presenti. La parte più attiva è stata indubbiamente rappresentata dai contadini: “Via Campesina”, la federazione alla quale apparteneva anche l’organizzazione di José Bové, o il “Movimento brasiliano dei lavoratori rurali senza terra”. Il Forum di Porto Alegre cosa ha portato di nuovo? Concretamente, i due principi avanzati sono stati l’annullamento del debito del Terzo Mondo, e l’instaurazione della tassa, detta Tobin, dello 0,05% sulle transazioni finanziarie internazionali, al fine di “gettare della sabbia” nei movimenti di capitali a capitali.”

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