Così il Giappone ha vinto la sfida. "Acciaio elastico e cuscinetti antisismici"

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Tokyo,    terremoto del 2004

Un terremoto di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15 e le 32mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo.

A fare la stima dei possibili danni di un identico sisma in Italia o in Giappone è uno studio di Alessandro Martelli, che insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica. “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale” dice. “E invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”.

Il “segreto” del Giappone (ma anche di California, Messico, Turchia, Nuova Zelanda) sta in tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.

“Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica” sottolinea Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all’università di Pavia ed è responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering. “Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati”.

In Italia un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi esiste, ed è in mano tra gli altri alla Protezione Civile. Viene però classificato tra i “dati sensibili” e non è reso pubblico. “Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione” spiega Pinho. Secondo cui a subire i danni maggiori durante un sisma sono soprattutto gli edifici in muratura (“Solo il 10% dei palazzi che crollano sono di cemento armato”) e l’80% delle strutture edilizie italiane è in grado di uscire indenne da un evento come quello abruzzese. “A crollare per una magnitudo 5 o 6 è lo 0,5% degli edifici” dice l’ingegnere di Pavia. “Una percentuale piccola, eppure l’evento è così disastroso da lasciare difficilmente sopravvissuti”.

La “vulnerabilità” degli edifici dell’Aquila, in particolare dell’ospedale San Salvatore, non è passata inosservata nemmeno alle Nazioni Unite. Dopo che un sisma classificato come “di intensità moderata” ha distrutto parte dell’Abruzzo, l’agenzia dell’Onu per la prevenzione delle catastrofi ci ha ricordato il dovere di adottare di più i criteri antisismici. “Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale” ha detto lunedì Pascal Peduzzi, consigliere scientifico dell’agenzia Onu basata a Ginevra “International Strategy for Disaster Reduction”. Ieri gli ha fatto eco il direttore dell’Isdr, Salvano Briceno: “Gli ospedali avrebbero dovuto essere rafforzati meglio, riducendo la portata della catastrofe. Si tratta di edifici essenziali, che bisogna rafforzare in modo prioritario”. Il San Salvatore “è stato costruito 15 anni fa, quando già si disponeva delle informazioni tecniche” per difendersi dalla violenza delle onde sismiche.

“L’Italia – secondo Pinho – ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi”. Per iniziare a costruire le scuole con criteri anti-terremoto, in Italia, c’è voluta la tragedia di San Giuliano. “Quell’istituto, il primo in Italia, ora è stato ricostruito con un isolamento sismico alle fondamenta. Altre 15 scuole attualmente sono in costruzione con la stessa tecnica, di cui sei solo in Toscana” spiega Martelli.

Alle lungaggini della politica, in Italia si sovrappone una storia edilizia lunga e stratificata. “Abbiamo edifici di centinaia o migliaia di anni – sottolinea Giampaolo Cavinato, ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr. “A volte si è ricostruito sulle rovine di edifici distrutti, e perfino capire come sono fatte le fondazioni diventa difficile”.

[Fonte: Repubblica]

0 Comments

  1. Massimo

    E co queste premesse noi puniamo a costrire centrali nucleari ? magari in zone classificate come sismiche? …noi non riusciamo nemmeno a smatire qualche sacco di spazzatura? noi che al posto del cmeneto mettimao la sabbia? noi che siamo invasi dallaciminalà organizzata che ha ha infettato tutto il tessuto sociale e economco nazioanle?…ma per favore !!!!

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