Cosa cresce nei campi

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Nel 2004 in Italia si può ancora morire assiderati: questo è successo in un campo rom a una bambina di soli 24 giorni nel mese di gennaio. Coperte e stufa non sono bastati a difenderla dall’ondata di freddo.
“Fino a quando dovremo crescere i nostri figli nei campi? Al primo freddo è sempre un rom che muore, al primo caldo c’è un incendio nei campi rom.” Questa è la sconsolata constatazione emersa durante una riunione presso la casa del popolo dell’Isolotto.
Novembre e dicembre sono stati mesi tormentati per i rom dei campi di Firenze: demolizioni, espulsioni… ancora lontana la speranza di una sistemazione più dignitosa.
Da parte sua, l’amministrazione parla di ‘messa in sicurezza’ degli impianti, edichiara di aver distrutto le verande – costruite dai rom per poter cucinare e lavarsi con docce di fortuna – per garantire la viabilità interna al campo in caso di incidenti: le costruzioni impedivano l’eventuale accesso a mezzi di soccorso e le vie di fuga per gli abitanti.
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza, che riunisce tra gli altri il Prefetto, il Sindaco e il questore, ha così pensato bene di ristabilire il controllo su queste situazioni insicure e talvolta anche illegali intervenendo direttamente con tecnici accompagnati da vigili e poliziotti.
Adesso però al campo Masini le famiglie rom vivono in pochi metri quadrati di roulotte in cui devono cucinare, lavarsi, lavare i propri figli e dormire.
E tutto intorno un mare di fango: “Quando piove l’acqua non se ne va più, come possiamo mandare i bambini puliti a scuola?”
“L’altra notte alle quattro ho sentito uno scoppio, mi sembrava una bomba della Nato (chi parla è un profugo del Kossovo, n.d.r.). È saltata la corrente: 35 chilowatt non bastano per tutti al campo: con questo ghiaccio dobbiamo usare le stufe, ma l’impianto Enel non è sufficiente.”
Insomma: come risponde l’amministrazione alle necessità quotidiane di persone che lavorano o studiano e che potrebbero pagarsi anche un affitto ma che invece la notte rientrano a vivere in una baraccopoli?
“Finché siamo sul posto di lavoro oppure ad una riunione con italiani – dice Adem – siamo tutti uguali, ma quando torniamo a casa no.” Gli fa eco un altro: “Io abito in un appartamento in centro, ho una mia ditta, ma non posso dire che sono rom; se dicessi che sono rom le persone si allontanerebbero, non si fiderebbero più.”
Da poche settimane la gestione delle aree di sosta del Masini e dell’ “Olmatellino” è stata affidata dal Comune di Firenze rispettivamente ai Presidenti dei quartieri 4 e 5. Il confronto per i problemi tecnici quotidiani potrebbe così diventare più diretto.
L’idea del Comune è di mantenere sul territorio circa 750 persone già inserite nelle liste dei quartieri mentre per gli altri, circa 350 persone che vivono attualmente a Firenze, si parla di un accordo con la Regione Toscana per sostenere i costi dell’inserimento in altri comuni della Provincia e della Regione.
Al tempo stesso però il Comune ha forse preso coscienza della necessità di parlare ai rom e alla città con una voce sola, cercando di coordinare gli interventi degli uffici e assessorati coinvolti e dichiarando di voler trovare interlocutori di riferimento tra i rom stessi.
È fissato per il 7 Febbraio un nuovo incontro del tavolo rom che riunisce l’Assessorato all’immigrazione, i Quartieri 4 e 5, i rappresentanti dei rom e le associazioni.
Nel frattempo, nonostante le rassicurazioni da parte del quartiere 4, i lavori per il nuovo insediamento in cui dovrebbero essere trasferite circa 80 famiglie non sembrano rispettare i tempi di realizzazione annunciati. Ma l’inverno non aspetta…

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