Corsi e ricorsi storici sull'Afganistan

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KABUL – 2 novembre 1983 STREPITOSO
Un reparto armato di mujaheddin penetra nel cuore della capitale afgana presidiata dalle truppe di invasione sovietiche e affigge centinaia di copie di una falsa edizione di Stella Rossa, preparata da Frigidaire e destinata ai soldati dell’Armata Rossa; scatta l’OPERAZIONE CHONKIN.
Questo il titolo di copertina del mensile Frigidaire, nel numero di Dicembre dell’anno 1983; al centro della pagina, una fotografia a colori ritrae i mujaheddin impegnati nel lavoro di affissione. La rivista, in edizione natalizia, regala due giornali speciali + un manifesto double-face Liberatore/Scozzari. Ecco allora il soldato che spezza il suo kalashnikov, nell’illustrazione di Tanino Liberatore, che si ripete in bianco e nero nei due giornali speciali: il numero di Stella Rossa in cirillico, per i russi a Kabul; la traduzione in italiano, per i comuni lettori. Guardiamo allora questo giornale. L’editoriale, intitolato BUON 1984 FRATELLO SOLDATO apre con “Le notizie che giungono dall’Afganistan e da tutte le regioni dell’Unione Sovietica ci riempiono di gioia. La guerra d’invasione in Asia è finita. I nostri ragazzi tornano a casa: i padri ai figli, i fidanzati alle fidanzate, i mariti a tavola”. Qualche riga più sotto: “Tutti i dirigenti del partito si sono imbarcati su un’astronave segreta e sono fuggiti nello spazio… secondo l’agenzia Tass non hanno alcuna intenzione o possibilità di tornare tanto presto. (…) Vi abbiamo mai detto che le nostre truppe hanno invaso l’Afganistan?… che i combattimenti in quel lontano paese consistevano spesso in semplici bombardamenti di villaggi disarmati e inermi? (…) Sta di fatto che in una notte tutto è cambiato. D’ora in poi niente sarà più come prima”. Il seguito dell’editoriale suggerisce “La prima cosa da fare è togliere i ritratti dalle pareti degli uffici, dalle strade, dalle case”. Per ricordare che: “Noi ci troviamo esattamente in uno di questi punti di cambiamento della storia. Un cambiamento così profondo che perfino il numero sul calendario cambierà. Non leggeremo più 1983, ma 1984′. Infine la conclusione: “Per anni abbiamo sentito pronunciare la parola pace dai nostri dirigenti… Perciò adesso ne vogliamo parlare noi, semplici soldati, avieri, marinai… Perché dovremmo continuare a uccidere…? No, fratello. Spezza il tuo kalashnikov. È l’ora di pranzo. È il 1984′.
Ancora in prima pagina, in un piccolo articolo intitolato PANICO A WASHINGTON troviamo: “Inoltre il vicepresidente Bush aveva dichiarato di essere disposto a chiudere un occhio, o se necessario a cecarselo, sull’Afganistan, cosicché la fine della guerra lo ha colto completamente di sorpresa, mettendolo di malumore. Ancora più a disagio i capi del Pentagono che non sanno più che farsene dei loro modernissimi missili a medio, corto, lungo, largo raggio”.
Chiudiamo con le due brevi in ultima; da UNA BUONA NOTIZIA: “Kabul. Tutti i partiti islamici che hanno preso parte in questi anni alla resistenza contro l’Unione Sovietica sono stati convocati d’urgenza a Kabul… sembra certo che l’ordine del giorno della storica Loya Jirga sia la riunificazione delle forze islamiche, l’amnistia per tutti gli afgani che si sono fatti incantare dalla sirena sovietica e la data delle prossime elezioni. A queste elezioni saranno ammessi tutti i partiti, senza eccezioni: sia quelli esistenti, sia quelli inesistenti”.
Infine RIDICOLA IDEA: “Avana. Fidel Castro, il popolare leader cubano ha deciso di tagliarsi la barba. L’importante decisione politica è stata presa al termine di una vivace riunione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba. Castro infatti aveva messo il segno 2 nella schedina sulla partita Afganistan-Urss, mentre invece il risultato finale è un 1 pieno e indiscutibile.
Niente male, vero? E allora perché dovremmo continuare a uccidere?”

È di nuovo l’ora di pranzo. È il 2002.

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