25 settembre 2018

Corsa all’oro… blu

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Cosa succede a livello europeo nei mercati dell’acqua?
Il mercato più interessante risulta quello inglese, privatizzato interamente alla fine degli anni ’80. In Inghilterra e Galles esistono oggi 10 aziende, tra le quali alcune quotate in borsa, che si occupano di acqua potabile e acque reflue. Quelle da seguire con maggior attenzione sono la Seven Trent e la United Utilities. La prima ha registrato un utile netto di circa 193 milioni di sterline, l’altra ha chiuso il primo trimestre 2002 con un fatturato di 1,7 miliardi di sterline, con una crescita del 19,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La Aguas de Barcelona, spagnola, sebbene nel 2001 abbia subito delle ripercussioni negative a causa della situazione critica dell’Argentina, dove ha una rilevante presenza, nel primo trimestre 2002 ha visto i suoi ricavi crescere del 230%!
In Francia emergono i due noti giganti di Suez e Vivendi Environnement. Vivendi realizza metà del fatturato nel settore idrico e la dismissione di rami non strategici dovrebbe ridarle smalto.
Più attraente il mercato degli Stati Uniti. Nel 2001, nonostante i corsi borsisitici negativi, i titoli di alcune water utilities sono cresciuti del 25%, vedi ad esempio California Water e Southwest Water. C’è già chi ha cominciato ad interessarsi al mercato americano. Si tratta della RWE, la più grande multiutility tedesca, che attraverso la sua divisione acqua Thames Water, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto di 7,6 miliardi di dollari su American Water Works, presente in ben 29 stati americani e in 3 province canadesi, con 16 milioni di clienti. I suoi ricavi nel primo trimestre 2002 hanno toccato i 385 milioni di dollari.
In Italia, l’Acea è oggi in prima fila per trarre vantaggio dalla liberalizzazione del mercato. Altre due società che vantano un buon fatturato dall’acqua sono la Amga di Genova e la Acegas di Trieste. La genovese è stata la prima ex municipalizzata a quotarsi in borsa, addirittura nel 1996. Nel 2001 i suoi ricavi sono stati pari a 262,5 milioni di euro, inferiori a quelli della Acegas, che ha toccato i 273,9 milioni.
Al momento in Italia manca una certezza legislativa in materia di acqua. Se la Finanziaria del 2001 ha cercato di dare una spinta alla liberalizzazione, con l’articolo 35 è però entrata in conflitto con varie indicazioni sia delle legge Galli del 1994 sia con la normativa europea. Tant’è che la Commissione europea ha chiesto chiarimenti al governo italiano. Gli stimoli verso un cambiamento sono per adesso bloccati dagli interessi locali, ma una situazione del genere non durerà a lungo. Presto anche in Italia la corsa all’oro blu diventerà frenetica: la risorsa è limitata ed il consumo aumenta in continuazione. Dove trovare un business migliore?

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