Corruzione, la Banca Mondiale studia l'Italia per le strategie di difesa

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di Leo Sisti

La Banca Mondiale apre una “finestra” sulla corruzione in Italia. Da Washington l’organismo delle Nazioni Unite che eroga prestiti ai paesi in via di sviluppo sta studiando gli schemi finanziari elaborati per le tangenti “made in Italy”. Per ora nel suo mirino entrano alcune storie epocali del recente passato: Enimont, e gran parte delle inchieste sul gruppo di Silvio Berlusconi, dalla Sme alla Mondadori, dalle tangenti alla Guardia di Finanza alle società off shore raccolte intorno a All Iberian, nonché, tra i politici, tutti i protagonisti legati allo scandalo Enimont, da Bettino Craxi ad Arnaldo Forlani e a Umberto Bossi. Breve premessa. L’interesse della Banca Mondiale sul “sistema italiano delle mazzette”, nato da pochi giorni, prende lo spunto dai rapporti che ogni anno “Global Integrity”, organizzazione americana non profit, compila sulla corruzione nel globo. L’immagine dell’Italia, lì raccontata da Mani Pulite in avanti, ne esce a pezzi, mutilata dal binomio “stecche & paradisi fiscali”, in nome del denaro impiegato per ungere le ruote della politica.

Sarà una sezione speciale della Banca Mondiale a seguire fatti e misfatti dell’Italia corrotta, la “Financial Market Integrity Unit”. Ad alcune domande poste da Il Fatto Quotidiano un funzionario dell’ente ha risposto precisando che: l’iniziativa viene presa congiuntamente da Banca Mondiale e dall’Ufficio Onu su Droga e Crimine nell’ambito del programma “Stolen Asset Recovery”, in pratica il recupero dei profitti della corruzione, dove è stata scoperta, dagli stati stranieri ; la corruzione è intesa in senso lato, infatti si parla di “grand corruption”, concetto che comprende anche reati a essa collegati, come peculato, appropriazione indebita e malversazione; quello italiano è uno dei 180 casi attualmente monitorati in tutto il mondo. Molta curiosità suscita il marchingegno messo a punto dal finanziere Sergio Cusani per allestire la “madre di tutte le tangenti”. Ovvero , Enimont, la joint venture tra Montedison ed Eni, diventata simbolo del finanziamento illecito ai partiti, 150 miliardi di vecchie lire. La Banca Mondiale vuole sapere tutto sul “misuse of corporate vehicles”, vale a dire sull’uso scorretto di veicoli societari, e quindi fondazioni, trust, insomma, tutti i metodi di ingegneria finanziari inventati per occultare “l’identità delle persone coinvolte”. Quanto ai nomi citati, per Enimont, emergono il protagonista assoluto Raul Gardini, poi morto suicida, e alcuni politici: oltre a Craxi, condannato in appello a tre anni e morto prima della pronuncia della Cassazione, anche l’ex segretario della Dc Forlani, condannato a due anni e quattro mesi, Bossi e Alessandro Patelli, rispettivamente segretario ed ex tesoriere della Lega Nord (otto mesi ciascuno). Per i procedimenti su Berlusconi, obiettivo puntato sul network All Iberian. Cioè sulla off shore-cassaforte delle più segrete società della Fininvest, tutte facenti parte del cosiddetto “group B very discreet”, rintracciato a Londra negli uffici dell’avvocato David Mills, condannato in appello per corruzione da parte dell’attuale presidente del Consiglio (la Cassazione deciderà sul ricorso del professionista inglese giovedì 25 febbraio). E’ proprio attraverso un conto riconducibile ad All Iberian che Cesare Previti, avvocato e braccio destro di Berlusconi, ha corrotto un giudice nella vicenda del “Lodo Mondadori”.

In merito ad un altro quesito, posto sempre da Il Fatto Quotidiano (“Qual è lo scopo della vostra indagine?”), la Banca Mondiale commenta: “E’ solo accademico, non ci sono ragioni operative”. In altre parole, puro studio di intrecci societari. Soltanto per la cronaca, va anche ricordato che la Banca Mondiale ha adottato strumenti “punitivi” per chi sgarra. Nell’estate del 2009 ha infatti raggiunto un accordo con la Siemens, colpevole di aver pagato bustarelle per un progetto di trasporto urbano a Mosca, finanziato proprio dalla Banca Mondiale. In base all’intesa il colosso tedesco sborserà 100 milioni di dollari in 15 anni. Inoltre, per quattro anni, fino al novembre 2013, la sua filiale russa sarà “interdetta” dal prendere parte a lavori assegnati sotto l’ombrello della Banca Mondiale. Infine l’holding SiemensAG, per due anni, fino al 31 dicembre 2011, “si asterrà volontariamente” dal partecipare a gare, sempre indette dalla Banca Mondiale, perfino come “sub contractor” o consulente. Un brutto colpo per il gigante di Berlino che dall’ente di Washington, dal 1999, ha spuntato contratti per un totale di due miliardi di dollari.

Ora anche l’Italia, insieme a tante altre nazioni, è sotto esame, anche se soltanto per motivi “accademici”. Ne verrà fuori un bel ritrattino.

[Fonte Il Fatto Quotidiano]

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