21 novembre 2018

Cooperative sociali in piazza: «Ci propongono un aumento offensivo: solo 38 euro». Le parole di un lavoratore

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Riportiamo di seguito un articolo dal Manifesto di oggi e la nota amara di un lavoratore del settore.

Oggi i lavoratori delle cooperative sociali – Federsolidarietà, Legacoopsociali e AGCI-Solidarietà – scenderanno in piazza con 21 manifestazioni regionali in contemporanea, una per ogni capoluogo. Costretti dal silenzio assordante delle Cooperative e delle istituzioni, Fp Cgil, Cisl Fp e Fisascat Cisl, Uil Fpl hanno proclamato queste mobilitazioni per denunciare che il rinnovo del contratto è già in ritardo di 18 mesi. Gli operatori del settore sono circa 250 mila e sono impegnati nei servizi di assistenza socio sanitaria, assistenziale ed educativa. Percepiscono stipendi medi di circa 900 euro al mese e lavorano, spesso da precari, in centri diurni per disabili, strutture per la salute mentale, nell’assistenza domiciliare alle case di riposo per anziani e ai centri per disabili. La trattativa si è interrotta a seguito di una proposta datoriale ritenuta dai sindacati «irricevibile e offensiva»: soltanto 38 euro di aumento medio per tre anni.
[da il manifesto]

Ma chi sono quelli del “sociale”?
di Jacopo Landi

Il CCNL delle Cooperative sociali è scaduto da 1 anno. Scandalo? No siamo arrivati anche ad oltre 31 mesi senza che niente accadesse. Le cooperative sociali, il Terzo settore dà lavoro a un milione di persone.
Chi sono e che fanno queste persone? Adesso ve lo spiego.
Intanto sono persone che hanno un livello d’istruzione elevato. Non siamo agli anni Settanta, albori del settore, dove un po’ ci s’improvvisava “nel sociale” con lo spirito comunitario e la voglia di cambiare il mondo. No, adesso la laurea va per la maggiore (Scienze Politiche, Sociologia, Psicologia, Scienze sociali, Scienza dell’educazione, Scienza della Formazione, Pedagogia, ma anche Ingegneria, Medicina, Agraria ecc ecc) e poi ci sono i master per le varie forme di cooperazione, per lo sviluppo ecc ecc.
Non poteva essere altrimenti visto che ci occupiamo del vivere sociale, della costruzione e della cura della società e dei suoi cittadini e cittadine, del suo sviluppo sostenibile, della donna , dell’uomo e dei loro figli, delle loro debolezze, le loro fughe, i loro errori, le loro migrazioni, la loro voglia di riscatto, i loro sogni per il futuro.
Bambini, anziani, disoccupati, minori con disagio, migranti, rifugiati politici, disabili fisici e psichici, minoranze etniche, ragazzi e ragazze con problematiche scolastiche o con l’uso di sostanze, detenuti, sono solo alcuni dei soggetti per i quali lavoriamo progettando e gestendo servizi, cercando di dare risposte sotto forma di servizi educativi, spazi gioco, formazione e inserimento lavorativo, istruzione, programmi di reinserimento sociale, alloggiativo, terapeutico e altro ancora; intersecando arte, sport, medicina, psicologia, relazione, cultura.
Facciamo un lavoro faticoso, impegnativo e di grande responsabilità ma ciò nonostante siamo invisibili. Rappresentiamo il settore più precario che ci sia, la legge 30 è il completamento della sperimentazione fatta su di noi, per anni usati come cavie da laboratorio per misurare il livello di sopportazione di un lavoratore vessato, con la compiacenza della politica e dei sindacati.
Leggete il nostro Contratto Collettivo e forse anche un metalmeccanico si sentirà per un giorno un lavoratore sereno e tutelato.
Adesso CGIL CISL UIL hanno rotto con sommo sdegno le trattative che prevedevano – udite udite e non è uno scherzo – 38€ di aumento medio per tre anni.
Le tre centrali cooperative Federsolidarietà, Legacoop sociali e Agci al momento fanno muro, sanno bene che alla fine basterà buttare sul piatto due euro in più e i sindacati, come sempre, chiuderanno la manfrina.
Una contrattazione così a che serve? Un sindacato così quali interessi tutela?
E’ solo teatro, dove CGIL CISL UIL, hanno già accettato in passato aumenti irrisori e conguagli umilianti spalmati su tempi talmente lunghi da far diventare il denaro carta straccia. Gli spettatori sgomenti di tutto questo sono i lavoratori ai quali probabilmente per avere uno stipendio più dignitoso converrebbe fare le pulizie a nero.

Continuiamo a lavorare con passione, cercando di tenere sempre alta la qualità dei servizi, consapevoli che il danno ricadrebbe sui più deboli, ma a volte è veramente dura inserire qualcuno al lavoro, motivarlo, costruirgli una strada, rendergliela il più possibile sicura, quando la prima ad essere incerta e piena di buche e insidie è proprio la nostra. Una collega una volta ha risposto così mentre ci confrontavamo sul che ne sarà di loro: “Che ne sarà di noi?”

0 Comments

  1. Maurizio Sarcoli

    Segnalo l’inziativa ‘inchiesta sul lavoro sociale’, una ricerca nazionale sui lavoratori del sociale svolta da un coordinamento di realtà sociali cui ha partecipato la cooperativa Il Pozzo (di cui sono socio).
    Mi sembra ci siano spunti intressanti, ecco il link del sito con i risultati e gli strumenti utilizzati, ciao, Maurizio Sarcoli

    http://www.inchiestalavorosociale.org/

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  2. fabio gambone

    lavoro per un consorzio di coop. tipo B e siamo addetti alla raccolta differenziata, un settore a dir poco importante di questi tempi (vedi Napoli e poi…); in dieci anni ho visto provvedimenti disciplinari, vertenze per mancato rispetto del CCNL, interventi e multe della ASL, e infine il licenziamento in tronco del delegato sindacale CGIL, sindacato che si è poi rifiutato di difenderlo nelle apposite sedi……tutto molto poco “cooperativo” e ancor meno “sociale” secondo me. E con l’anno nuovo, si prospetta una gara d’appalto al ribasso con conseguente e preannunciata ristrutturazione dell’attività: ergo tagli del personale e aumenti dei cairchi dei lavoro, dei rischi, eccetera eccetera eccetera….a disposizione per altri chiarimenti

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