19 settembre 2018

Cooperativa Di Vittorio, la protesta dei lavoratori contro il "debito ore"

image_pdfimage_print

“Non meritate il nome che portate”: questo ed altri slogan risuonavano sotto le finestre della Cooperativa Di Vittorio in via Aretina, dove questa mattina si è svolto il presidio di protesta dei lavoratori aderenti all’Unione Sindacale di Base. Una quarantina di persone con striscioni, cartelli e pentole hanno così ribadito la loro contrarietà all’accordo siglato dalla Cooperativa Di Vittorio con Cgil, Cisl e Uil.

“L’accordo è peggiorativo rispetto al contratto nazionale, che già di suo prevede stipendi da fame – ci spiega Irene. È stato introdotto infatti il meccanismo della ‘banca ore’, che però viene calcolata in modo scorretto. Intanto, se un mese lavori 10 ore in più, e il mese dopo 10 in meno, per la cooperativa la differenza è zero. Invece, il contratto collettivo nazionale prevede che la metà delle ore di straordinario vengano pagate subito, e il resto vada in banca ore, banca da cui puoi attingere se devi assentarti dal lavoro. Non solo – aggiunge Irene, se in un mese non fai abbastanza ore rispetto al tuo contratto, vai a debito. Addirittura secondo loro dovresti rendere i soldi indietro! C’è chi ha dovuto chiedere il part time per non rischiare di trovarsi a debito ore… quando invece è la cooperativa che non rispetta il monte ore previsto dal contratto individuale”.

La USB denuncia anche altri problemi, connessi in certi casi ad una disorganizzazione del lavoro: ore di ‘buco’ tra un servizio e l’altro, trasferimenti non rimborsati, festività non retribuite… “Siamo consapevoli che c’è la crisi, che i tagli agli enti locali ricadono sulle cooperative – continua Irene – ma non è giusto che a pagare siano sempre i lavoratori, e, a ruota, gli utenti dei servizi sociali, le fasce deboli della nostra società: anziani, malati, disabili”.

Irene lavora all’Albergo Popolare, dove nello scorso anno ha dovuto fare turni pesantissimi, perdendo 11 giorni liberi, a causa di una carenza di personale evidente. E conclude: “Malgrado sia un anno che contestiamo questo accordo, solo dopo la proclamazione dello sciopero di oggi siamo stati convocati dal consiglio di amministrazione, che ci ha fatto una vaga promessa di un incontro insieme con gli altri sindacati. Lo sciopero non è stata una scelta facile, sia per responsabilità verso gli utenti dei servizi, sia perché coi nostri stipendi non c’è da scialare… tra noi ci sono anche tanti lavoratori in una posizione di debolezza, immigrati poco avvertiti dei loro diritti, persone non più giovani… ed è pesante sentirsi dare degli incoscienti perché la nostra protesta metterebbe a rischio il rinnovo degli appalti. Cos’altro possiamo fare per farci ascoltare?”.

Mentre il presidio rumoreggiava, nessuno si è affacciato alle finestre della Cooperativa. In serata è poi arrivato il comunicato ufficiale con cui il Consiglio di Amministrazione respinge tutte le accuse, sostenendo che l’accordo contestato migliora le condizioni contrattuali e la retribuzione. Si precisa anche che grazie all’accordo “la Cooperativa Di Vittorio ha incrementato il numero dei lavoratori e delle lavoratrici con contratto a tempo indeterminato, che rappresentano il 96% sul totale dei 1278 addetti in forza, ed è peraltro riuscita, in un periodo di chiusura o di tagli ai servizi, a garantire il mantenimento di 25 posti di lavoro, nella sola provincia di Firenze, di soci e dipendenti altrimenti in esubero”.

C.S.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *