Convivenze solidali, a Firenze funzionano

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Tommaso Galgani da l’Unità

C’è Francesca, 23 anni, appena laureata nel settore della moda e lavoratrice precaria, che è andata a vivere con Rosanna, ex sarta in pensione, che ora la tratta come una nipote le tramanda i segreti del mestiere. C’è Michela, che dopo decenni di maltrattamenti del marito ha detto basta ed è stata ospitata da Silvia (e ora ha persino recuperato un rapporto civile con lui). E c’è Lauretta, che cercava qualcuno che le facesse compagnia e la aiutasse nei lavoretti domestici: e in casa è arrivata Giulia (anche lei vittima di violenza del partner), col suo bambino, che ora considera Lauretta come una nonna. E come non citare la famiglia Rossi: due bimbi e due genitori che devono occuparsi dell’azienda agricola, e che per avere qualcuno di aiuto e di fiducia si sono messi in casa Paola (donna sola) più un’altra famiglia di quattro persone.

I nomi sono inventati, ma le storie sono vere. E ce ne sono molte altre: ormai si arriva a 54 coabitazioni, pari a 108 famiglie coinvolte, pari a 300 persone interessate in totale tra Firenze e Comuni limitrofi. Sono i numeri del progetto Abitare Solidale, promosso da Comune e Auser (col presidente Luigi Baggiani) di Firenze, in collaborazione con l’associazione Artemisia, che vuole trasformare il problema abitativo in « nuove opportunità per una comunità più coesa, mediante l’attivazione di coabitazioni gratuite fondate sui principi del mutuo aiuto e della reciproca solidarietà».

In concreto, di cosa si tratta? Di mettere la casa in comune nel nome della mutua solidarietà. Il progetto si rivolge, per quanto riguarda proprietari o affittuari, «ad anziani soli in alloggi non facilmente gestibili o troppo grandi per le loro esigenze di vita, e a famiglie che non riescono a conciliare la cura dei figli e la gestione degli affetti con i tempi del lavoro». Circa gli ospiti, ci si rivolge a soggetti (singoli, genitori con figli, famiglie) in «temporaneo rischio di povertà o marginalità», a donne vittime di episodi di violenza domestica «che spesso non denunciano le molestie perché frenate dall’incertezza del futuro abitativo»: tuttavia, con la crisi economica spuntano anche tante persone divorziate e lavoratori precari che si trovano in stato di «povertà intermittente».

Entrambe le categorie di “candidati”si rivolgono all’Auser (telefono 800995988 e 3204317644, mail abitaresolidaleauser@gmail. com), che stila i loro identikit, prova a capire le loro affinità (chi cerca compagnia, aiuto per la spesa o per le faccende domestiche; chi offre di fare lavoretti, servizi, pulizie), li fa conoscere: il tutto, fino all’elaborazione di un patto di reciproca solidarietà, il Patto Abitativo, tra le parti, che vincola i coabitanti al «vicendevole rispetto di un mutuo scambio di servizi», e che sancisce l’effettivo avvio della coabitazione (spesso, spiega l’Auser, nascono anche grandi rapporti affettivi). Dopo un periodo di “prova”di 30 giorni, la coabitazione viene ufficializzata con un apposito comodato, che scade quando cade una delle condizioni del patto:più un”gentlemen agreement”che un contratto.

Notare bene: non gira un euro. «Non denaro ma assistenza reciproca», precisa il responsabile del progetto per l’Auser Gabriele Danesi. Nelle selezioni di Auser ci sono anche dei meccanismi anti furbetti: « Ammesse solo persone di buona volontà. E a chi cerca una badante o necessita assistenza vera e propria, diamo il numero dei servizi sociali del Comune», dice Danesi. E non mancano gli equivoci: qualche mese fa chiamò all’Auser un signore che cercava come inquilina una donna «di buone intenzioni», come si diceva una volta. «Qui non è un’agenzia matrimoniale», gli spiegò Danesi.

Abitare Solidale è iniziato come sperimentazione nel 2009, e ora è un vero e proprio servizio in exploit: tanto che tra poco il modello Firenze sbarcherà anche a Livorno, Torino, Montelupo e Trieste. Soprattutto, Abitare Solidale è stato selezionato dall’Unione Europea tra i 20 migliori progetti per “incisività” sul welfare a livello continentale: in autunno arriverà a Firenze un’apposita commissione per studiare il servizio per esportarlo in altri paesi dell’Unione. Prima di Abitare Solidale, a Firenze c’era un progetto simile, che si proponeva di far coabitare un anziano e uno studente, ma non ha funzionato troppo. «Stili di vita incompatibili, è dura chiedere a un ragazzo una tale assunzione di responsabilità» commenta Danesi.

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