Controcorrente. La vittoria di Lula in Brasile

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Mentre il Brasile e il Sudamerica festeggiano la vittoria di Lula, i
sostenitori del PT nel Rio Grande do Sul piangono. Il candidato a
Governatore ed ex-sindaco di Porto Alegre Tarso Genro è stato, infatti,
sconfitto dall’ex-deputato federale Germano Rigotto del PMDB, appoggiato da
molti partiti che – a livello nazionale – sostenevano invece Lula.
Questo il responso delle urne: 52,67% per Rigotto contro 47,33% per Tarso.
Quest’ultimo ha recuperato consensi rispetto al 37,25% del primo turno ma
non è bastato.
A cosa si possono attribuire quei 319.261 voto di differenza (5,34%) tra i
due candidati?
Certamente varie ragioni hanno complottato contro uno dei politici
brasiliani più noti internazionalmente. Genro ha subito una forte campagna
di aggressione dei media di centrodestra, combattuta a suon di sondaggi
strategicamente artefatti, che fino al giorno del voto hanno gonfiato fino
al 23% la distanza tra i candidati nelle intenzioni di voto, determinando
così le scelte di molti indecisi. Inoltre, due settimane fa, Genro ha perso
lo stratega principale della sua campagna elettorale, il sociologo José
Utzig, morto d’infarto all’indomani del primo turno elettorale.
Ma, soprattutto, il PT ha scontato errori propri. Intanto, un clima di
‘burocratizzazione’ ed eccessiva ‘istituzionalizzazione’ della coalizione
che governava finora il Rio Grande do Sul. Lo chiariscono bene i dati
disaggregati per città, che evidenziano un ‘pareggio’ tra candidati anche
in città come Porto Alegre e Caxias, positivamente amministrate dal PT
negli ultimi anni ma entrate ormai in un clima di relativa ‘stanchezza’.
In secondo luogo, ci sono stati i molti errori di Olivio Dutra, che durante
il suo mandato di Governatore non ha avuto la forza di imporsi sul
difficile raggiungimento dell’equilibrio fra correnti della coalizione di
maggioranza, e non ha osato cambiare assessori dimostratisi inetti e
persino dannosi nell’amministrare i beni pubblici.
Una terza considerazione, riguarda la stessa impostazione della campagna
del ‘Fronte Popolare’ guidato dal PT, aggressiva verso gli avversari
(incentrandosi sulle critiche alle battaglie antisindacali di Rigotto
quando era deputato) e incline a glissare non solo sugli errori di Dutra,
ma -purtroppo – anche sui meriti e le conquiste che questi ha indubbiamente
ottenuto in questi anni.
Rigotto ha così vinto due volte: perché ha recuperato una partenza che non
lo dava oltre il 4% e perché ha conquistato gli elettori con una campagna
improntata all’unità del fronte che lo appoggiava, alla correttezza e alla
non aggressione degli avversari; peraltro la stessa impostazione vincente
usata da Lula nella campagna per la presidenza.
In tale quadro – in un Paese in cui il voto è un dovere, e non appena un
diritto dei cittadini – la maggiore notizia elettorale di queste elezioni
nel Rio Grande do Sul sono le 1.073.931 persone che non hanno votato
(14,61% degli aventi diritto), oltre alle 105.764 schede bianche e alle
194.129 schede annullate (3,09%).
Del resto, in due secoli di storia, il Rio Grande do Sul si è sempre
mantenuto uno stato ‘controcorrente’ e dal 1945 non ha mai eletto governi
dello stesso colore di quelli nazionali. La sua anima di ‘bastian
contrario’ – centrata sulla sperimentazione dell’alternanza – si è
riconfermata ancora una volta. Ora tocca ai cittadini far sì che il nuovo
esecutivo non cancelli grandi conquiste del passato come il Bilancio
Partecipativo statale, e garantisca continuità nella diversità.

di Giovanni Allegretti

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