15 dicembre 2018

Contro il tunnel Tav una causa collettiva. Per prevenire i danni che Bologna ha subito

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di Marzio Fatucchi e Federica Sanna

Una «class action» contro la Tav. Una causa civile dei proprietari di abi­tazioni e immobili lungo il percorso del sottoattraversamento, per blocca­re i lavori. Una decina di questi si so­no già mossi, hanno contattato avvo­cati, comitati e partiti contrari all’Al­ta velocità. La prossima settimana ci sarà un incontro proprio per valuta­re, tecnicamente, i termini della cau­sa e lanciare un appello a tutte le per­sone interessate: state con noi, bloc­cate i lavori, uniamoci.

L'eurostar Frecciarossa. Ferma già a Firenze nonostante l'assenza del pericoloso tunnel...
L'eurostar Frecciarossa. Ferma già a Firenze nonostante l'assenza del pericoloso tunnel...

Il termine «class ac­tion » è giuridicamente improprio: quella è una possibilità (nonostante la legge già approvata, la sua applicazione è stata fatta slittare fino al 2010) di riunire cause sullo stesso argomento di competenza di fori di­versi. In attesa dell’intro­duzione della normati­va, quell0 che faranno adesso i proprietari, co­mitati e partiti sarà di fa­re una causa civile insie­me. Un’azione collettiva, questo è una delle ipote­si che stanno vagliando avvocati e tecnici.

Tra le persone contatta­te dai proprietari, c’è an­che l’avvocato Alfonso Bonafede, can­didato per la lista 5 stelle-Grillo alle ul­time elezioni amministrativa. Che non vuole esporsi: conferma che questi contatti sono già in corso? «Posso solo dire che ci vedremo la prossima setti­mana. Stiamo vagliando attentamente ipotesi di questo tipo». E comunque, «il movimento Firenze 5 stelle, nel­l’eventualità che la cosa vada avanti, cercherà di coinvolgere i comitati, e so­prattutto il comitato No Tav. E trasver­salmente le forze politiche». «Voglia­mo coinvolgere più persone possibile, è una scelta pesante e importante», ag­giunge Tiziano Cardosi dei No Tav.

Il tunnel, a 27 metri sotto Firenze, mette a rischio soprattutto gli edifici in superficie. Nel progetto definitivo dell’opera erano stati individuate 159 strutture a rischio, più o meno elevato. E gli enti pubblici avevano dato la possibilità ai cittadini interes­sati di commissionare a un professio­nista un «testimoniale di stato», a prezzo calmierato.

Nel progetto esecutivo dell’opera, consegnato all’Osservatorio ambienta­le ad aprile, e ancora in attesa del suo via libera, gli edifici sono aumentati fi­no a 189, trenta strutture in più, a cau­sa di alcuni cambiamenti progettuali per i sistemi di sicurezza in galleria. Le classi di rischio individuate sono quattro, da piccole pro­blematiche, fino al ri­schio di problemi struttu­rali. Soltanto per un edifi­cio, di proprietà delle Ferrovie, sarebbe in peri­colo la stabilità.

Sei edifici necessite­rebbero di interventi di consolidamento nella peggiore: due si trovano su Ponte al Pino, un ma­gazzino e un edificio resi­denziale (che vorrebbero acquistare le Ferrovie); due in via R. Giuliani, un edificio residenziale e un rimessaggio ferroviario; e altri due in via Cittadel­la, un palazzo con case e un magazzino.

Ci sono poi delle strut­ture sensibili a rischio: la Fortezza da Basso, per cui sono già state previste delle iniezioni di cemento per rafforza­re le fondamenta, e la scuola media Rosai. E poi ci sono i problemi della falda acquifera: altri dubbi.

[Fonte Corriere Fiorentino]

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