14 novembre 2018

Contadini di tutto il mondo, unitevi!

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Roma, Sabato 8 giugno. Al grido di ‘terra e libertà’ e ‘sovranità alimentare per tutti’, una folla allegra e policroma si muove da piazza Esedra in direzione Altare della Patria, in risposta all’appello di 32 contadini incarcerati e perseguitati, che chiamano ad una mobilitazione unitaria in occasione del vertice FAO a Roma. Il Forum Sociale di Roma promuove la manifestazione, a cui partecipano molti contadini del sud del mondo, qui in occasione del Forum delle Organizzazioni Non Governative, in programma al Palazzo dei Congressi dal 9 al 13 giugno, in contemporanea con quello della FAO. Antonio Onorati del Forum delle ONG ce lo racconta così: “Sono arrivati rappresentanti di 90 paesi, in delegazioni formate dai più importanti movimenti contadini di Africa, Asia e Sud America, di cui Via Campesina e i Sem Terra sono solo i due esempi più conosciuti. Sono movimenti dei popoli indigeni, con una stupefacente capacità politica che ha lasciato senza parole gli organizzatori, ad esempio la ’rete dei pescatori’, rappresentata in gran parte da donne, una realtà che non ci saremmo mai potuti immaginare!”. Questi contadini dunque non sanno usare solo la zappa, ma per farsi ascoltare si sono emancipati e adesso adoperano la penna e il cervello. Ancora Onorati ci informa: “hanno discusso e si sono preparate per due anni con grande serietà riversando grandi speranze sull’importanza di questo incontro, producendo una quantità incredibile di proposte. Basti pensare che il documento che abbiamo redatto e che sintetizza tutti i loro contributi è di ben 500 pagine, fitte di idee, di progettualità alternative e concrete rispetto all’esistente, scritte da chi l’agricoltura la pratica e la vive sulla sua pelle”. Cinquecento pagine di proposte concrete, la più efficace smentita per chi continua a pensare che questo sia l’unico mondo possibile!
In piazza si nota subito qualcosa di diverso rispetto alle solite manifestazioni: c’è una grande varietà di colori. È una folla eterogenea e composita, che va dai contadini indonesiani con i loro caratteristici cappelli stile Riso Amaro, agli indigeni ecuadoriani, agli immigrati in cerca di cittadinanza che improvvisano feste erranti di musica etnica. Gente, insomma, che è arrivata da tutto il mondo, e con le idee ben chiare. Ramòn, delegato venezuelano al forum delle ONG, è convinto dell’inutilità della FAO, alla cui “riunione ufficiale non vale la pena entrare.“ Sarebbe impossibile farlo, in quanto “i meccanismi di sicurezza hanno mobilitato una gran forza di polizia che circonda le installazioni, ma sappiamo che lì non si prendono decisioni importanti, si parla soltanto di stupidaggini, le grandi trasformazioni dipendono dalla pressione che le ONG esercitano nei loro paesi di origine“, dipendono dalle peculiari misure di ogni paese volte a garantire la sicurezza e la sovranità alimentare. I delegati di Via Campesina invece sono meno drastici, pur evidenziando i fallimenti della FAO. “Siamo venuti dal Cile, dall’Honduras, dalla Repubblica Dominicana, da Panama, per il Forum delle ONG, e per dire ai rappresentanti dei nostri paesi che sono qui, che non si può venire con valutazioni bugiarde, perché noi sappiamo che la fame nel mondo non è diminuita affatto, e la situazione dei contadini si è aggravata. Perché siamo di fronte ad una politica di mercato, nella quale la piccola agricoltura non può competere e non può continuare a compiere il suo ruolo, che è quello di produrre gli alimenti per il popolo“. Una giovane contadina cilena ammette comunque il ruolo fondamentale della FAO: “Vogliamo che la FAO recuperi la sua saggezza, pensiamo che sia un organismo valido e averla è un vantaggio per i contadini del mondo. Ma vogliamo che continui ad avere il ruolo che gli è stato assegnato dall’ONU.“ Ma per far questo, ci dice, deve proteggere non soltanto l’agricoltura locale, ma la stessa cultura agricola dei singoli popoli, dalle imprese multinazionali. “Gli scambi commerciali non sono una via d’uscita. Vogliamo difendere le nostre frontiere alimentari dalle imprese multinazionali, perché accordi commerciali stipulati in condizioni così disuguali trasformano noi contadini in manodopera a basso prezzo, e i nostri prodotti non arriveranno mai al mercato internazionale. Noi continuiamo a lavorare per la nostra sussistenza e per sfamare i settori popolari“.
Accanto ai contadini sfila un piccolo gruppo dietro lo striscione del Forum della Palestina, perché “il problema palestinese è legato sia all’occupazione dei territori sia alla necessità di avere le risorse, come l’acqua ad esempio“. Anche loro precisano che “la manifestazione non è contro la FAO, ma contro il fatto che questa ormai è totalmente condizionata dal WTO e produce fallimenti su fallimenti“. Al contrario “le ONG sono le uniche che in questo momento riescono a portare aiuti concreti in Palestina“. In mezzo a questa folla colorata non mancano i poeti, come Ignacio, un ecuadoriano che vive da 18 anni in Italia scrivendo canzoni. Sfila da solo perché non rappresenta nessuno, “soltanto il cuore del mio mondo, e continuo a scrivere canzoni per svegliare la coscienza dell’Europa“, ha un cartello con sé, che dice “pane e rose“, perché il pane “è fondamentale come l’acqua e la terra, e le rose sono la felicità del popolo“.
Ma cos’è la FAO? Nel sito leggiamo: la FAO è l’Organizzazione Alimentazione e Agricoltura delle Nazioni Unite. Fondata nel 1945 per alzare il livello della nutrizione e gli standard della vita umana, per migliorare la produttività agricola e la condizione delle popolazioni rurali nel mondo. È un’Organizzazione Intragovernativa, ha 183 paesi-membri e un’organizzazione-membro, la Comunità Europea. Dalla sua istituzione la FAO ha lavorato per alleviare la povertà e la fame promuovendo lo sviluppo agricolo, la nutrizione e perseguendo politiche di sicurezza alimentare, definita come l’accesso di tutte le genti in tutti i periodi al cibo di cui hanno bisogno per una vita attiva e salutare. Tuttavia nel sito stesso si ammette che, nonostante l’impegno profuso, nel mondo ci sono più di 790 milioni di persone che soffrono la fame, più del totale di Nord America ed Europa. Nel Vertice Mondiale sull’Alimentazione del 1966 la FAO s’impegnò a cancellare la fame dalla faccia della terra fissando come obiettivo il dimezzamento del numero degli affamati entro il 2015: siamo tragicamente lontani. Lo stesso direttore generale ha denunciato di recente la mancanza di volontà dei paesi ricchi che non si impegnano per questo obiettivo. Il Forum delle ONG e la grande manifestazione di apertura dei suoi lavori non contestano l’esistenza della FAO ma le sue scelte perdenti. Per esempio i sussidi: “350 miliardi di dollari l’anno sono la spesa per i sussidi all’agricoltura nel mondo – dice Luca De Fraia di Action Aid – è un segno di grossa incoerenza, perché dei sussidi all’agricoltura continuano a beneficiare solo i contadini dei paesi ricchi. Se libera concorrenza pretendono, che libera concorrenza sia!”
La manifestazione si chiude in Piazza Venezia, dove su un palco improvvisato salgono i rappresentanti di Via Campesina per i comizi finali, e questa volta non si annoia nessuno. Sono i contadini del sud del mondo a parlare, con quella carica e quell’energia che li contraddistingue. “Chiediamo a tutti voi di non perdervi d’animo, unitevi, uniamoci tutti, per cercare il bene, la giustizia, l’autodeterminazione, il futuro per i nostri figli, le nostre figlie, i nostri nipoti e le nostre nipoti. Abbiamo la missione di ricordare che abbiamo un futuro, ma questo futuro dipende da ognuno di noi. Abbiamo una sfida storica davanti a noi, che non dobbiamo perdere. La sfida è cercare la vita a tutti i livelli, superare gli ostacoli, le divisioni, le limitazioni che impediscono l’unità dei popoli di tutto il mondo. Il nostro messaggio è la vita, vita per tutti quelli che vivono in questo pianeta, vita per tutti gli animali, vita per tutte le piante, vita per tutti gli esseri umani, vita per il cosmo, le stelle, la luna, il sole, le costellazioni, e tutto quel che ha vita in questo mondo.“ Eravamo in 20.000 ad ascoltarli. Nella folla anche due bambini inglesi, scesi in piazza per la prima volta accanto alla loro mamma, che alla nostra domanda “perché sei in piazza oggi?” hanno risposto “hunger”, che in inglese vuol dire: FAME.

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