Confuse memorie

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Non è stata indolore la nascita dello stato democratico in cui viviamo. La primavera-estate del ’44 fu un momento tragico per la Toscana e per Firenze, come per tutto il resto d’Italia. La guerra, le distruzioni, le stragi dei tedeschi durante la loro ritirata, l’arrivo degli alleati, segnarono in modo irreversibile la storia delle nostre terre – e la nostra memoria.
La “democrazia italiana”: parole cui hanno dato un significato unico la guerra, il sangue, le vittime innocenti, la resistenza. Essa non è un dono divino, né un prodotto del caso, ma è la conquista dolorosa di un corpo sociale.

Da tempo stiamo assistendo ad un’inaccettabile operazione di revisione della storia, in merito alla dittatura fascista e alla resistenza. Si afferma che quanto è accaduto è ormai un “retaggio del passato”, qualcosa da dimenticare, qualcosa inerente un ben determinato periodo storico che ci appartiene soltanto “relativamente”. Il revisionismo descrive il movimento partigiano come una banda di criminali allo stesso pari degli aggressori, ma si “dimentica” di spiegare che i partigiani uccisero non perché improvvisamente assetati di sangue, ma perché lo stato di oppressione imposto dai fascisti prima e dai nazifascisti poi, era ormai giunto ad un punto tale che non c’erano alternative, se si voleva sopravvivere come uomini liberi. Si sottrae dal ricordare che prima delle “esecuzioni” dei partigiani sono esistiti vent’anni di fascismo che aveva tolto tutte le libertà politiche e civili, e poi una guerra tremenda e rappresaglie feroci. Questo vuole essere un contributo alla difesa della memoria storica dall’uso distorto imposto meschinamente dalle convenienze politiche di oggi. Difendere il passato da un uso strumentale non è un esercizio di polemica: significa difendere la nostra capacità di giudicare, di scegliere, di non credere che, in fondo, tutti sono uguali, carnefici e vittime. Nei mesi passati abbiamo assistito al tentativo di alcuni di infangare la memoria di chi, come il partigiano Bruno Fanciullacci, ha sacrificato la propria vita in nome della lotta agli aguzzini fascisti. Lo stesso verrà forse fatto il 9 di giugno quando si celebrerà l’anniversario dell’uccisione dei fratelli Rosselli, morti in Francia in un agguato di filofascisti.
Va bene la pacificazione, va bene la pace, ma devono essere dette le cose come stanno. In quanto cittadini di questo paese non possiamo esimerci dal conoscerne il suo passato per quello che è stato veramente. Non lasciamoci confondere, non lasciamo che l’opera di revisionismo riempia di nebbia la nostra memoria. Chi difese la patria e la democrazia e chi le mise, invece, in pericolo non furono assolutamente la stessa cosa!

Uno studio leggibile su Internet all’indirizzo www.romacivica.net/anpiroma/DOSSIER/Dossier1d1.htm ripercorre le stragi di civili fatte ad opera dei nazifascisti durante la ritirata tedesca fra l’aprile e il settembre del 1944. I documenti parlano di circa 3.622 morti nella sola Toscana.

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