Con la cultura si mangia e si vive: il caso Edison

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Gianni Del Panta da se abitate a Firenze o nelle vicinanze, siete buoni lettori e assidui frequentatori della libreria Edison, le loro facce vi saranno alquanto familiari. Si tratta infatti di due dei trentasei lavoratori della storica libreria di Piazza della Repubblica ormai prossima, dopo la svendita delle ultime settimane, alla chiusura.
All’interno di Firenze 10+10 abbiamo avuto modo di scambiare alcune parole con loro, scoprendo numerosi particolari della difficile situazione nella quale si trovano.

I principali mezzi d’informazione hanno portato alla ribalta l’imminente chiusura della vostra libreria solamente nelle ultime settimane. In realtà, da quanto persisteva una situazione di diffusa incertezza?
Purtroppo da molti mesi, anche se per delineare con chiarezza l’attuale contingenza dobbiamo fare un lungo salto indietro fino al 2004, anno in cui Effe.com, società immobiliare del Gruppo Feltrinelli, acquisisce Repubblica srl, unica proprietaria dell’immobile dove si trova ubicata la Libreria Edison. Questa aveva del resto firmato nel 2000 un normale contratto di locazione della durata complessiva di dodici anni: il “classico”, almeno per il settore del commercio, 6+6.
Prossimo quindi alla scadenza…
In realtà già scaduto nel settembre di quest’anno. Stiamo quindi effettuando le ultime settimane di vendita a prezzi scontati dei libri che avevamo in giacenza e ci apprestiamo ad una mesta chiusura entro la fine del mese. In questa situazione però, numerose questioni spinose rimangono aperte. In primo luogo si devono infatti evidenziare le modalità con le quali il Gruppo Feltrinelli si è mosso. L’acquisizione da parte di una sua controllata della società proprietaria dell’immobile nel quale si trovava ubicata da diversi anni la Libreria Edison, ha impedito la possibilità per questa di vantare un diritto di prelazione sull’immobile stesso. Evenienza che si sarebbe invece palesata qualora l’acquisto del Gruppo Feltrinelli avesse riguardato esclusivamente l’immobile in questione e non, come avvenuto, l’intera società Repubblica srl. La finalità ci è apparsa subito precisa: evitare che la Edison potesse sopravvivere oltre il 2012.
La Libreria Edison ha quindi rinunciato in partenza a prendere contatti con il nuovo proprietario dell’immobile per rinnovare il contratto di locazione, considerando questa strada non percorribile, giusto?
Non proprio, dato che vi sono stati numerosi tentativi da parte della nostra proprietà di instaurare un dialogo con la controllata del Gruppo Feltrinelli. Diciamo però, che le piccole speranze che si potevano nutrire in questa direzione sono state immediatamente frustrate dalla netta e ferma contrarietà di Effe.com ad aprire qualsiasi tavolo di trattativa.
Voglio essere malizioso. Nella nostra città, dopo la chiusura nel 2011 della libreria Martelli, rimangono solamente tre grandi, almeno per dimensioni, punti vendita di libri. Il Gruppo Feltrinelli, proprietario di una delle tre librerie in questione, costringe sostanzialmente alla chiusura un diretto concorrente, trovandosi quindi ad operare in una posizione di forza sul mercato, con un solo reale sfidante: la vicina MelBookStore.
La tua malizia, anche se fondata, riesce però a cogliere solamente una parte del problema. Qualora Effe.com avesse infatti acquisito l’immobile nel quale si trova la Libreria Edison al fine di favorire l’apertura di un altro punto vendita del Gruppo Feltrinelli, ci troveremmo di fronte ad una “semplice” operazione, che ogni cittadino è libero di valutare quanto ritenga più o meno corretta, di concentrazione di capitale. In realtà però, nessuno conosce con precisione le reali intenzioni di Feltrinelli, dato che tale Gruppo si è sempre rifiutato di incontrare le lavoratrici e i lavoratori della Edison.
Si è parlato molto della possibilità che potesse sbarcare in Piazza della Repubblica la Apple…
Hai ragione, pensiamo che la notizia sia giunta a tutti i fiorentini, dato che è stato lo stesso Sindaco negli scorsi mesi a rilanciare questa eventualità. Una possibilità che però al momento il Piano Regolatore Generale della nostra città non consente.
Spiegatevi meglio su questo aspetto che sembra di cruciale importanza.
Su determinate attività private site nel centro storico fiorentino insiste un vincolo di destinazione d’uso. Cinema, teatri e librerie non possono quindi essere trasformate in attività diverse. L’articolo 57 comma 5bis del PRG evidenzia come siano possibili all’interno di queste “attività private caratteristiche del Centro Storico” destinazioni commerciali, esclusivamente con funzione di supporto all’attività principale, non superiori al 30% della Superficie Utile Lorda. Per fare un esempio chiarificatore possiamo ricordare il servizio bar che si trova al primo piano della nostra libreria. Una norma importante per la difesa e la conservazione di uno dei centri storici più belli al mondo, purtroppo sempre più ridotto ad una grande Disneyland, con un turismo becero e cafone che ha ormai completamente trasformato il tessuto cittadino.
Quindi se il Consiglio Comunale non cambierà il vincolo sulla destinazione d’uso dell’immobile di Piazza della Repubblica il Gruppo Feltrinelli avrà solamente due possibilità: l’apertura diretta sotto le proprie insegne di una nuova libreria, oppure la cessione con contratto di locazione dell’immobile ad un soggetto terzo, che peraltro dovrà rispettare lo stesso vincolo.
Esiste in realtà anche una terza possibilità, che però siamo sicuri che il Gruppo Feltrinelli sarà costretto a scartare, per evidenti ragioni, nel medio-lungo periodo: quella di tenere sfitto l’immobile. Proprio per le ragioni che hai ricordato consideriamo decisiva ai fini della nostra battaglia la certezza che il Consiglio Comunale non modifichi il vincolo culturale esistente. A tal fine la raccolta firme che abbiamo fatto partire ad ottobre si è concentrata proprio su questo aspetto.
Raggiungendo un risultato veramente straordinario.
Oltre 30.000 firme che sottolineano, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, il grande affetto che la cittadinanza ripone verso la nostra libreria. Sono state inoltre uno strumento importante di pressione nell’incontro che abbiamo avuto sabato scorso con Matteo Renzi, il quale ha preso il preciso impegno a nome di tutta l’amministrazione, a non modificare la destinazione d’uso che insiste sull’immobile dove ha sede la Edison e su quello dove si trovava la libreria Martelli. Ripetiamo che questo è l’unico “grimaldello” che può salvare la pluralità dell’offerta culturale a Firenze e fornire a noi librai, che comunque riconosciamo la nostra specificità come lavoratori del commercio, a ritrovare un’occupazione coerente con il nostro percorso professionale.
Il Sindaco Renzi ha quindi cambiato decisamente tono rispetto alle dichiarazioni che rilasciava alcune settimane fa. Il segno che le primarie del centrosinistra impongono di evitare focolai polemici, soprattutto se questi possono essere alimentati da 30.000 cittadini firmatari e 36 lavoratori coscienti dei propri diritti?
Rimane difficile rispondere con certezza a questa domanda. Noi sappiamo semplicemente che il Sindaco ha preso una posizione pubblica ben precisa, adesso ci aspettiamo quindi solamente che la mantenga, non venendo meno agli accordi presi. In passato aveva usato argomenti che non avevamo affatto condiviso. Non si può usare il ricatto occupazionale, soprattutto quando ci sono molti lavoratori che stanno perdendo il proprio posto oppure lo hanno già perso, per cambiare le regole del gioco. Negli ultimi anni abbiamo visto troppo spesso usare le situazioni di emergenza con finalità molto diverse da quelli che erano gli intenti dichiarati.
In chiusura vorrei da voi alcune considerazioni più generali su quali sono le ragioni che possono determinare il rischio concreto di scomparsa per un’attività culturale che vanta inoltre un positivo andamento economico.
La rendita immobiliare impone affitti sempre più alti nelle zone centrali delle città. Per questo di fronte all’impossibilità che determinate attività siano in grado di fornire le locazioni pretese, si cerca di favorirne l’allontanamento. Appare evidente come una libreria, per quanto goda di buona salute, non possa essere mai in grado di fornire un affitto pari a quello che può essere corrisposto da un grande magazzino di abbigliamento o dalla Apple, tanto per fare un esempio concreto. Per evitare che l’esile tessuto sociale del centro storico, già ampiamente sfibrato per l’abbandono della residenza originaria, possa subire un altro colpo mortale, ribadiamo quindi la necessità che sia la politica a legiferare e decidere su quelle che devono essere le priorità per il benessere della comunità rappresentata. Per queste ragioni, nonostante i vari tentativi portati avanti da più parti, non riconosciamo nei librai della Feltrinelli nostri concorrenti, ma solo compagni, al fianco dei quali lottare per difendere i nostri interessi, quelli dei lavoratori, che come appare evidente dalla nostra triste esperienza, spesso divergono da quelli della proprietà.

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