19 settembre 2018

Come ti piazzo il lavoratore

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  • ed è l’atteggiamento del singolo commerciale che può dare o togliere un significato. Io non vendo, trovo opportunità, ma le tecniche che ci insegnano per fare il nostro lavoro sono da venditore. Io rifiuto questa logica da bottegai che però è sempre più la filosofia imperante nel nostro settore. Spesso i lavoratori interinali vengono considerati alla stregua di merci da piazzare. Questo non è un sopruso, ma molto di più!’.
    I lavoratori interinali, fa rilevare, hanno più diritti dei cosiddetti co.co.co (collaboratori coordinati e continuativi), per non parlare dei lavoratori a nero. Sono diritti retributivi riconosciuti dalla legge e inalienabili, ma in realtà vivono un’esperienza lavorativa con diritti soggettivi lesi dalla precarietà del lavoro e con la speranza, che per molti per fortuna è poi realtà, di rimanere in quel luogo di lavoro. ‘Diciamo che spesso devono assecondare le esigenze dell’azienda per poi sperare di rimanerci.’ I ‘gestori degli interinali’, per così dire, vivono a loro volta condizioni stressanti di lavoro: ‘turn-over esasperato, ritmi frenetici, ignoranza e approssimazione di molti colleghi, rampantismo. Usa e getta! Se qualcuno di noi trova una possibilità altra di lavoro fugge. Anche i più accaniti arrampicatori.
    Noi lavoratori diretti ci stiamo organizzando anche con l’aiuto del sindacato, ma dato che siamo una categoria nuova (dal 1997) viviamo le nostre battaglie direttamente su di noi, in quanto non esistono precedenti nelle relazioni sindacali. Invece non c’è un collegamento tra noi e i lavoratori interinali, in quanto spesso siamo vissuti come i datori di lavoro’.

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