Come si diventa occupanti

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Nessuno aspira a diventare occupante di case. Ma spesso è l’unica cosa da fare per non perdere la propria dignità.

Fulmini a ciel sereno

Marzia, con 20 anni di vita familiare felice alle spalle, un marito, due figlie adolescenti, compra casa nel ’99, aprendo un mutuo. “Mio marito si è ammalato di tumore nel 2000, e nel 2001 è morto” dice. “A quel punto mi sono ritrovata cinque persone sulle spalle, e ho dovuto scegliere se dargli da mangiare o pagare.” Zia e suocera si sono ammalate quello stesso anno. Le figlie di Marzia hanno preso la residenza da loro, assistendole. Nel frattempo si è ammalato anche suo padre. Nel giro di tre anni Marzia ha perso quattro persone. Quando la banca ha messo la casa all’asta (vendendola a 260 milioni di lire, il doppio del mutuo stipulato a suo tempo), lei e le figlie si sono trasferite nell’alloggio (comunale) della zia, rimasto vuoto dopo la sua morte. Pur continuando a pagare regolarmente l’affitto, sono “occupanti senza titolo”. Così il canone sale fino al massimo previsto, 400 euro. “Io ne guadagno 500 – ci dice Marzia – in questo modo non si riesce mai a risollevarsi. Alla morte della zia, mia figlia aveva la residenza da due anni e mezzo: per subentrare ad un genitore basta un anno, ad un parente, nemmeno a farlo apposta, ne servono 3. Ho fatto tutto l’iter dell’assistenza sociale, e mi hanno saputo proporre due alternative: dividermi dalle figlie e andare ad abitare con mia madre dormendo in cucina, lasciando loro ormai maggiorenni per strada, o cercare un affitto ad Empoli, dove costa meno. Io sono nata a Firenze, sono stata una degli ultimi fiorentini battezzati in San Lorenzo. Ho già abitato fuori, per lavoro, e non ci voglio tornare”. Comincia così per Marzia l’odissea dei sotto sfratto: “quando mi sono trovata circondata dai vigili, con un ordine di sfratto ogni 10-15 giorni, ho saputo per caso che c’era il Movimento di Lotta per la Casa. Con il loro appoggio, tra il cercare soluzioni e il parlamentare con il Comune sono ancora in casa, ma non assegnataria, perché gli occupanti senza titolo non ne hanno il diritto. L’ultima sanatoria c’è stata 15 anni fa. Siamo abusivi, non si ha diritto a niente. Stavo bene, avevo una ditta, facevo le vacanze, poi ho perso tutto”.
Marzia ci racconta anche la storia, molto simile, di Nuccia, un’amica conosciuta al movimento.

Rovinati dalle banche

Anche per lei i problemi di salute del marito hanno capovolto una situazione di relativo benessere, la piccola azienda, la casa comprata in ristrutturazione…
Ai primi problemi la banca se l’è ripresa, sfrattandoli per morosità, quando mancavano 1500 euro all’estinzione del mutuo: per far ciò gli ha chiuso i conti della ditta facendola fallire, e Nuccia in poche ore si è ritrovata con 200 milioni di debiti. è stata con la famiglia un anno e mezzo in affittacamere, accanto ad ubriachi e malati di mente. Non ce la faceva più, e l’unico modo per avere l’assegnazione è stato un gesto estremo: uno sciopero della fame durato 15 giorni.

Sfrattati dalla speculazione

Laura era una normale inquilina, “abitavo da 40 anni in un palazzo storico che fu ceduto nel 1200 dalla Signoria di Firenze a Baldaccio d’Anghiari, capitano di ventura, in cambio dei servigi resi. Avevamo lo sfratto da 10 anni. Noi inquilini abbiamo fatto richiesta di comprare, ma c’è stata rifiutata. La grossa immobiliare che l’ha comprato ha l’intenzione di ricavarne miniappartamenti o un albergo, con un conseguente cambiamento d’uso. Quello che costituisce una città sono gli abitanti, ma se questi vengono sbattuti fuori per speculare? Si snatura lo spirito, il tessuto sociale della città. Penso ad Eros, un signore che era nato in questa casa: adesso che dal centro è finito in via Pisana, è solo, e sta soffrendo di depressione. Abbiamo cercato di opporci allo sfratto e da inquilini siamo diventati occupanti. Via via che le famiglie trovavano una qualche soluzione e se ne andavano, sono state sostituite da altri nuclei di occupanti, riuscendo a rimandare di 2 o 3 anni lo sfratto, anche se poi con un blitz l’impresa è entrata negli appartamenti spaccando tutto. In quegli anni abbiamo convissuto, conoscendoci e aiutandosi come non era mai successo prima. Tra gli abusivi c’erano anziani, bambini. La casa è un’esigenza, un diritto totale. Chi non se la può permettere, deve occupare. In questo periodo mi sono fatta una coscienza politica che prima non avevo”. Laura è ancora con il Movimento anche se adesso è riuscita con grande sacrificio a comprare una casa sua. “Le situazioni che portano ad occupare sono tante” prosegue “lavori precari, liberalizzazione del mercato degli affitti. Chi li può pagare, un pensionato? O si paga l’affitto o si paga da mangiare. Lo stesso vale per le famiglie a medio reddito con tre o quattro figli: è una questione di sopravvivenza”.

Senza nessun diritto

C. è in questo momento la più preoccupata: il Comune le ha intimato di lasciare l’alloggio entro 10 giorni. Ha due figlie minorenni e la più piccola soffre di una grave malattia. La sua storia, come altre, è travagliata. Quando si è separata dal marito ha fatto domanda per la casa popolare, ma poi si è trasferita ad Alessandria dove ha abitato per 4 anni. Quando il nuovo compagno ha perso il lavoro è tornata a Firenze. Qua ha abitato per un po’ dalla madre, poi sopra la ditta in cui lavorava saltuariamente, ma nell’appartamento non c’era il riscaldamento, e nella brutta stagione le bambine dovevano stare con la nonna. Quando la fabbrica ha chiuso definitivamente, lei ha perso casa e lavoro e ha deciso di occupare.
Ora è in uno dei tanti alloggi non utilizzati, di proprietà comunale, che ospita 15 famiglie, 60 persone. Adesso la sua famiglia è unita. Ma tra 10 giorni verrà buttata fuori: il Comune prima le manda i bollettini per l’affitto, le scrive che è assegnataria, ma poi dice che è un errore.
Lei non ha diritto a niente in quanto abusiva. “Mi prendono in giro. L’unica proposta che mi hanno fatto era indecente: volevano mettere me e le bambine in una casa famiglia: ho già un matrimonio fallito alle spalle, dovrei separarmi dal mio compagno? Non sono né ragazza madre né drogata, e non farò vivere le mie figlie in una situazione del genere”.
L’unica possibilità per lei è la resistenza: guadagnano in tutto 800 euro al mese e “mangiare si deve mangiare”. Non potendo essere assegnataria perché abusiva, il Comune in questo momento potrebbe darle solo un aiuto economico per un affitto regolare.
In casi come questi finora l’ultima spiaggia era l’affittacamere, allucinante per gli ‘utenti’ e insostenibile per il Comune. Tagliando le spese, la politica diventa quella di indirizzare verso sistemazioni collettive, tipo l’Albergo Popolare o l’Educatorio del Fuligno.
E le famose soluzioni strutturali per arginare quest’emergenza che colpisce un diritto fondamentale? Anche loro cercano casa…

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