Come si fa a stare con Gheddafi? Domanda retorica, oggi. Già, ma ieri?

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Angelo Miotto da la meno trasparente, la più torbida per le presenze straniere che si aggiravano sul campo quando ancora le proteste erano sul nascere.

L’informazione ha vissuto una sorta di black-out nei primi giorni, reso ancora più evidente dalle immagini ancora nei nostri occhi di piazza Tahrir. Poche informazioni e contraddittorie. Emittenti che hanno sparato cifre tremende sulla contabilità della repressione del dittatore libico. Al Arabya, ripresa da tutti i giornali italiani (noi ci siamo astenuti) arrivò a parlare di diecimila morti. In un solo giorno. Per poi calare alla chetichella nelle ore successive. I primi bombardamenti sulla folla senza prove evidenti. Gli insorti che scorrazzano a bordo di pick-up Toyota equipaggiati con armi che sarebbero, sarebbero, state prese nelle caserme dei militari passati con gli insorti.

Tutto questo senza sminuire la violenza della repressione del regime, le notizie sui mercenari arrivati in charter, le immagini drammatiche che sono arrivate dagli ospedali, le fonti mediche.

Ma il racconto di una rivoluzione non può sottostare al dubbio della propaganda.

E, fatte salve le cronache degli inviati e dei loro occhi a testimoniare, non si può negare che ci sia stata una forte accelerazione sull’opinione pubblica perché si prendesse un partito. E che questa strategia, ormai collaudata, portasse all’eventuale accettazione di un intervento armato. Che sta arrivando, in nome della risoluzione Onu che prevede una zona di non sorvolo, l’unica arma davvero determinante in uno scontro – lo ricordavano gli stessi insorti – che si gioca su ampie zone allo scoperto fra militari e aviazione che hanno gioco facile a martellare le roccaforti espugnate dai ribelli.

Di fronte alle due parti in lotta, l’intervento della comunità internazionale appare quasi liberatorio: come si fa a stare dalla parte di Gheddafi? La domanda appare retorica, oggi. Già. Ma ieri?

Come ha fatto il governo italiano, Silvio Berlusconi e la famosa finanza che non si pone certo problemi di etica, l’Europa e altri importanti Paesi amici di petrolio a tollerare, a stare con Gheddafi?

L’insorto che vuole liberare il territorio che presidia e il popolo disperato di chi attraversa deserti per approdare su spiagge e scogli europei non sono uomini eguali. I lager libici per migranti descritti così tante volte da inchieste e reportage, testimonianze dirette di violenze e torture, uccisioni, omicidi per abbandono nel deserto, tutto questo non ha provocato lo sdegno internazionale come ora accade.

Come si fa a baciare le mani al carnefice e guardiano del Grande bastione anti-immigrazione?

I motori dei jet si scaldano mentre scriviamo, la risposta tardiva della comunità internazionale è comunque arrivata, proprio quando – vero o falso che sia – i lealisti iniziavano a bombardare aeroporto e strade della città simbolo ribelle, Bengasi. Rimane quel sapore amaro dell’ineluttabilità di copioni già visti e del criminale gioco di finanza e potere che nutre le guerre.

0 Comments

  1. Omero Fontana

    Non si capisce bene da che parte stia Miotto: se dalla parte della pace ( non credibile ) oppure da quella della guerra, dal momento che si lamenta della risposta tardiva della “comunità internazionale” ed anche “liberatoria”. Innanzi tutto qual’è questa ” comunità internazionale” se non un pugno di paesi con a capo la più grande potenza guerrafondaia in particolare degli ultimi vent’anni: gli Usa. Nel ristretto gruppo dei membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu altri grandi paesi non hanno votato la risoluzione ed ad intervento militare iniziato, con i suoi non umanitari morti, la Lega araba e l’Unione africana hanno condannato le operazioni poichè in contrasto con la stessa risoluzione. Ma chi sono, inoltre, questi volonterosi umanitari? Sono coloro i quali sono stati i migliori alleati e protettori di quelle che solo oggi, non solo in Italia, sono state definite dittature e non tutte, poichè si continuano a sostenere i regimi repressivi dell’Arabia Saudita, del Barhein, dello Yemen, anzi uno di essi, l’Arabia Saudita, è intervenuto militarmente a reprimere le manifestazioni in Barhein, ma di questi casi la ” comunità internazionale ” non ha avuto il tempo e la voglia di intervenire, come non ha avuto la voglia di intervenire quando erano i palestinesi di Gaza ad essere bombardati da Israele. Ma allora bisogna stare con Gheddafi? Domanda mal posta ed ingannevole ed anche interessata. Si tratta di stare dalla parte della sovranità di uno Stato, la Libia, e non dalla parte dei neocolonialisti occidentali che mirano, con l’ennesima ipocrisia, a dominare il mondo e le sue riserve energetiche. L’intervento non andrà a beneficio del popolo libico, poichè esso sarà dominato e sottomesso agli interessi di coloro che in passato ed ancor oggi hanno sfruttato e sfruttano i paesi del terzo mondo perpetuandone la loro miseria e calpestando la loro dignità . C’era un’altra via da seguire, la sola che era in sintonia con la carta delle Nazioni Unite: la trattativa fra le parti in conflitto, come saggiamente avevano proposto molti paesi sudamericani ed attualmente dall’Unione africana. Questa sarebbe stata la giusta iniziativa della Comunità internazionale e per l’Italia un’azione coerente con la sua Carta costituzionale,spesso invocata a sproposito da coloro che in questa circostanza spudoratamente la calpestano. Omero Fontana – Firenze

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