Come riconoscere il fascismo eterno

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Lorenzo Guadagnucci per comune.info

Umberto Eco nel 1995 tenne alla Columbia University una conferenza sul “Fascismo eterno”, appena pubblicata in uno smilzo libretto dall’editore La nave di Teseo. E un testo vivace e acuto, com’erano le conferenze di Eco.

Ci sono alcuni punti del discorso degni di speciale attenzione. Uno riguarda la natura del fascismo, che Eco distingue dal nazismo per la sua “sgangheratezza” ideologica, fu brutale, in sostanza, ma non totalitario. Dice Eco che “il termine fascismo si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista”.

Da tenere a mente, in particolare, l’esemplificazione, che aiuta ad orientarsi anche nei tempi presenti: “Togliete il colonialismo”, scrive Eco, “e avrete il fascismo balcanico; aggiungete al fascismo italiano un anticapitalismo radicale (che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culto della mitologia celtica e il misticismo del Graal (completamente estraneo al fascismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola”.

Il cuore della conferenza è nei 14 punti che Eco individua come caratterizzanti il “fascismo eterno”: alcuni sono da tenere a mente, come la “paura della differenza”, “l’appello alle classi medie frustrate”, l’idea che “la vita è una guerra permanente”, “il disprezzo per i deboli”, “il machismo”, ossia il trasferimento della volontà di potenza su questioni sessuali.

Contrastare il fascismo per le sue premesse e le sue promesse, oltre che in ragione dei misfatti storici compiuti, implica la necessità di riconoscerlo anche – forse soprattutto – quando si manifesta sotto mentite spoglie, privo di labari, simboli e motti del Ventennio: la piccola guida di Umberto Eco può essere d’aiuto, visto che leggendolo vengono in mente situazioni, avvenimenti, personaggi che non sono considerati fascisti ma che a tale famiglia appartengono.

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