Coltano, Pisa: la tendopoli che nessuno si aspettava

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L’area scelta per ospitare gli immigrati di Lampedusa fu un campo di lavoro per gli ebrei pisani

di Davide Guadagni da tra l’altro, sede del campo di prigionia (in realtà erano tre distinti) allestito dalle truppe americane che, dal maggio del 1945, vide rinchiusi oltre 35 mila militari della Repubblica Sociale Italiana. Si chiama Coltano ed è una frazione agricola a sud di Pisa con un piccolo abitato costruito intorno ad un’antica villa Medicea. Sta nella storia dell’invenzione della radio per il centro di trasmissioni avviato da Guglielmo Marconi. Oggi torna a far parlare di sé perché con un “atto d’imperio”, così lo ha definito il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi riprendendo le stesse parole del ministro, Roberto Maroni vi ha individuato un’area recintata di antico uso militare come una delle possibili sedi in cui installare tendopoli per collocare i profughi libici sbarcati a Lampedusa. Cinquecento, si dice, in 75 grandi tende.

Scrive stamattina il Tirreno:

Già ieri di prima mattina è stato compiuto un sopralluogo nell’ex centro delle trasmissioni, dove un menhir marmoreo bilingue ricorda Guglielmo Marconi, che proprio in quel luogo stabilì, il 21 novembre 1911, il primo collegamento senza fili tra Europa, America del Nord e Africa. Il prefetto Antonio De Bonis, che ha guidato la verifica, ripete come un mantra di non aver ricevuto alcuna disposizione da Roma: «L’ho saputo dall’Ansa, lunedì sera». Solo per premunirsi, aggiunge, per non farsi trovare impreparato, dalla sera alla mattina ha organizzato l’ispezione col direttore regionale dei vigili del fuoco, con il comandante provinciale, i tecnici della bonifica e i militari della Folgore. Chi arriverà a Coltano, in quello che già ieri dava la sensazione del lager? Saranno profughi che scappano dalla guerra in Libia o clandestini decisi a entrare in Europa? «Non lo so — risponde il prefetto di Pisa -. Le navi che vengono via da Lampedusa sono cariche di tunisini, quindi clandestini. Perché mi fa dire cose che non voglio?».

Il si dice è d’obbligo perché nessuno sa esattamente cosa stia accadendo. La decisione presa lunedì in nottata, infatti, non è stata comunicata a nessuno men che mai alle autorità del territorio. Per cui ieri mattina, dopo averlo appreso dai giornali, il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, ha scritto in una lettera al ministro: “Contesto radicalmente una scelta compiuta senza nessun rapporto d’informazione e di confronto preventivi”.

Gli fa eco il vicesindaco Paolo Ghezzi, assessore alla protezione civile: “Ho visitato quella struttura da poco. Così com’è non può accogliere nessuno. Contiene vari edifici; uno pieno di oggetti, e gli altri senza finestre e pavimenti instabili. Quella zona è depressa e soggetta a continui allagamenti. In queste condizioni allestire una tendopoli è impensabile, salvo voler mettere quelle persone in un disagio insopportabile”.
La reazione del presidente della Regione Rossi è più dura ancora: “Sono stati avvelenati i pozzi della solidarietà. A fronte di poche migliaia di profughi si è prodotta una catastrofe umanitaria. Il governo doveva fare appello alle regioni e ai comuni per risolvere il problema. C’eravamo già attivati per l’accoglienza, avevamo individuato una serie di luoghi che potevano assorbire fino 2500 persone, ma non siamo più stati coinvolti”.

Il campo di Coltano pare segnato da un destino terribile. Prima di essere centro di raccolta dei prigionieri repubblichini (tra i quali Dario Fo, Walter Chiari, Luciano Salce, Enrico Ameri, Mirko Tremaglia, Raimondo Vianello; mentre Ezra Pound era rinchiuso pochi chilometri più in là, a Metato, dove compose i suoi Pisan cantos) era stato infatti, dal 1939, campo di lavoro per gli ebrei di Pisa e di Livorno.

“È una storia che pochi rammentano – dice il presidente della comunità ebraica pisana Guido Cava – ma in quel luogo maledetto, quando tutto precipitò e non potevamo avere più nulla, mio padre fu costretto al lavoro coatto, come tutti gli ebrei maschi e maggiorenni: lì a Coltano c’era un campo di lavori forzati. I nostri uomini di Pisa e di Livorno venivano prelevati la mattina presto e portati là a lavorare la terra. Il compenso erano i pochi ortaggi che riuscivano a conservare. A Pisa il camion li prendeva la mattina sul lungarno dove li scaricava la sera, sfiniti”.
I precedenti della zona sono stati evocati molto, in queste 24 ore.

Un luogo, quello dell’ex-struttura militare americana di Coltano, che colpisce l’immaginario in maniera netta e definisce già una precisa idea di “accoglienza”: l’area è recintata da un lungo filo spinato, il campo è esteso e a tratti paludoso, gli edifici senza finestre.

Ieri e oggi ci sono state proteste di diverse associazioni a Pisa, scrive la Nazione. I parlamentari pisani del Pd hanno presentato un interpellanza urgente che dice tra l’altro: “Il Ministro Maroni riveda la decisione di una tendopoli a Coltano e convochi con la massima urgenza il presidente della Regione Toscana, il sindaco di Pisa e le altre amministrazioni locali interessate per concordare in tempi brevi un’area più idonea all’accoglienza dei profughi nord africani”.

0 Comments

  1. Dario

    è una vergogna. Quei poveracci di Coltano si sono tenuti migliaia di rom per anni, i quali sono sempre li, e ora osano addirittura mandarci centinaia di nuovi stranieri. Giustamente hanno fatto un presidio permanete per non far passare la protezione civile che dovrebbe costruire la tendopoli; e tutti hanno dato loro ragione, compreso il sindaco di Pisa, il Pd, le destre ecc… Solidarietà a Coltano e a Pisa. Che li ospitini maroni e berlusconi a casa loro. La vera beffa, poi, sarebbe ospitare, invece che i profughi libici che fuggono dalla guerra, i tunisini ventenni che chiamano in francia con l’iphone 4 e scappano dalla rivoluzione democratica del loro paese.

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  2. Lisa

    a parte che avere un telefonino non mi pare un gran segno di ricchezza, se fossero ricchi perché diavolo dovrebbero mettersi in un barcone a rischio naufragio per venire qua ad esser trattati come bestie?
    la guerra non è l’unico motivo per lasciare un paese, come sapevano gli emigranti italiani di qualche anno fa.

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  3. Dario

    la guerra è uno dei vari elementi che permette di discernere tra clandestini avventori e profughi. E quando sono – milioni – gli esseri umani che vogliono entrare in europa bisognerebbe dare l’esclusiva ai secondi. Invece accade proprio il contrario: abbiamo bloccato e respinto gli Eritrei e i Somali in Libia per mesi e adesso facciamo entrare i tunisini. E tra un ventenne con l’iphone 4, che non è un telefonino (iPhone 4 è un cellulare GSM e allo stesso tempo un iPod, una videocamera e un dispositivo internet con e-mail e mappe GPS ;D) che approfitta della rivoluzione democratica del suo paese per violare i confini che fino a ieri non poteva violare e un eritrea che scappa da una lapidazione, fate voi. (inoltre nessuno ha detto che sono ricchi; e soltanto casualmente ho notato in tv che alcuni di loro avevano l’iphone…era solo un immagine per dire che non sono neppure poveri morti di fame).
    Poi è vero: sono tanti i motivi per cui si lascia un paese (anche fuggire dopo che le galere sono state aperte: non prendiamoci in giro, ce ne saranno a decine di criminali evasi tra quella gente. Guarda caso tutti uomini tra i 18 e i 30 anni). Ma noi dovremmo pensare a chi rientra nella categoria di profugo ed equiparati; e non a chi vuole andare a lavorare nel Kebab dell’amico a Lione e a chi, generalmente, vuole soltanto cambiare vita o aria. Sperando, magari, in un bel welfare.

    – Comunque sia, pare abbiano proposto vari siti alternativi a coltano, fortunatamente.

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  4. Maurizio Sarcoli

    io non capisco tutta questa acredine verso chi aspira a vivere una vita migliore di quella che l’aspetta dove è nato: siamo sicuri di non perdere qualcosa rimanendo nelle nostre fortezze, scaricando questi esseri umani che chiamiamo problemi? e se i tunisini, i somali, gli eritrei sapessero aiutarci a superare la crisi che il sistema in cui viviamo ha creato e -state sicuri – continuerà a creare a ripetizione (le speculazioni finanziarie ormai si sovrappongono all’economia di produzione).
    Mi pare che la miopia non aiuti in tempo di crisi, proviamo a rischiare, per adesso a parte renderci ridicoli (chiudere la storia che avanza con una tenda circondata da una rete!) non mi pare siamo riusciti a ottenere altri risultati.
    mi ricordo dei profughi somali che ho conosciuto, raccontavano che un controllore ataf li aveva multati perché erano senza biglietto: ‘abbiamo attraversato a piedi il deserto!’ e ridevano.
    Forse quella risata ci può seppellire forse ci può salvare, pensiamoci prima di affogare nella paura, ciao, Maurizio

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