Clandestino, parola da espellere

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In occasione della discussione in Consiglio Regionale della nuova legge
sull’immigrazione, un gruppo di “giornalisti contro il razzismo” ha pubblicato
una lettera aperta per riflettere sulle parole che usiamo e i relativi meccanismi
di categorizzazione che creiamo a partire dall’uso di questi termini. Da questo
punto di vista, la parola più scandalosa oggi, la più abusata dai media e la più
pericolosa, è clandestino. Il suo utilizzo è non solo riduttivo, ma improprio
e fortemente discriminatorio. Tutti gli stranieri che, per qualche motivo non
sono del tutto in regola con le farraginose leggi del nostro paese sono, per i
media italiani come nel linguaggio comune, dei clandestini. è clandestino lo
straniero sbarcato a Lampedusa mentre, nei fatti, dovrebbe essere chiamato
richiedente asilo perché profugo, sfollato da guerre o da disastri naturali. è
clandestino lo straniero che, per un qualche motivo, non è riuscito ad ottenere
il permesso di soggiorno o a rinnovarlo in tempo ma che, magari, da anni lavora sul nostro territorio. è clandestino lo straniero con visto turistico scaduto. Tutti sono potenzialmente clandestini e, siccome a livello mediatico si è fatta passare l’equazione straniero=clandestino=criminale, ogni immigrato irregolare diventa un criminale che, se passeranno, come sembra probabile, le nuove norme sull’immigrazione contenute nel “pacchetto sicurezza”, potrebbe essere punito con un’ammenda da 5000 a 10.000 euro. Ecco perché la parola clandestino deve essere messa al bando. “Qualcuno ha criticato la Regione Toscana parlando di eccesso di garantismo umanitario”, dicono i “giornalisti senza razzismo”. Non si tratta di questo. La parola “clandestino” non esiste in natura e “ogni volta che si adopera una parola c’è una quota di responsabilità nella scelta di collegarla a una cosa, un concetto, una situazione”.
http://www.giornalismi.info/mediarom

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