Cittadini di Toscana: la legge regionale sull'immigrazione

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di Floriana Pagano


Dallo scorso 9 giugno la nostra regione ha una nuova legge in
materia di immigrazione: “Norme per l’accoglienza, l’integrazione
partecipe e la tutela dei cittadini stranieri nella Regione
Toscana”. Approvarla non è stata una passeggiata: il centrodestra in
Consiglio Regionale ha opposto un massiccio ostruzionismo e, all’indomani
dell’approvazione, si è detto subito pronto a raccogliere le firme
per il referendum abrogativo. Il Sottosegretario agli Interni Mantovano,
in visita a Firenze in occasione delle ultime elezioni amministrative, ha
addirittura annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale da parte del
Governo, contro la legge toscana che a suo dire “contrasta con le normative
nazionali, con la Costituzione e con le esigenze di legalità e sicurezza
della popolazione”. La materia è bollente e, come al solito, gestita
a colpi di slogan. La Toscana, si è urlato in tutte le lingue, diventerà il
nuovo “Eldorado per i clandestini”.
Vediamola allora, questa legge dello scandalo. Il provvedimento, da un
punto di vista strettamente giuridico, non dice niente o quasi niente di
nuovo rispetto a quanto stabilito dalla legislazione nazionale e, in particolare,
dal testo unico sull’immigrazione del luglio 1998. A partire dal
rispetto degli articoli della Costituzione e dello Statuto della Regione
Toscana, si stabilisce che le politiche regionali dovranno essere finalizzate
innanzitutto alla realizzazione del primato della persona umana,
indipendentemente dalla cittadinanza, e subordinate al riconoscimento
dei diritti inviolabili della persona. Questo, visto quanto sta succedendo
a livello nazionale con l’approvazione al Senato del cosiddetto “pacchetto
sicurezza”, non è certo cosa da poco. Si tratta, lo vogliamo ripetere a
chiare lettere, di un riconoscimento importante e controcorrente fatto
dalla nostra Regione che parte dall’analisi di cosa significa oggi l’immigrazione
e quanto sia fondamentale, primariamente per il nostro benessere,
la presenza dei cittadini stranieri sul nostro territorio.
In Toscana non si farà niente che non sia già previsto dalla normativa vigente
in materia: dall’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale
pubblica, alla promozione del diritto alla salute. Il rispetto dei diritti
fondamentali deve essere riconosciuto indipendentemente dal titolo di  soggiorno. Se ci troviamo di fronte a interventi socio
assistenziali “urgenti ed indifferibili”, per esempio, la persona umana
viene prima di tutto. Sembrano affermazioni scontate eppure non è così.
Occorre una legge per stabilire che ad un minore – la Regione si riferisce
espressamente a minori “non regolari”, anche se questa tutela dovrebbe
essere garantita a prescindere, deve essere garantito l’accesso al pediatra
e alla donna in gravidanza i servizi socio sanitari.
Daniela Consoli, avvocato, da 15 anni lavora con gli immigrati; prima
con l’Associazione “Casa dei Diritti Sociali”, poi nella Rete Antirazzista,
oggi come libera professionista in uno studio legale. L’interesse per la
materia, racconta, “nasce proprio perché non è normale questa diversità
per cui esistono due diritti, quello per gli italiani e quello per i migranti”.
è un lavoro difficile e bisogna avere tanta pazienza per sbrogliare
i mille cavilli giuridici alla ricerca di soluzioni per situazioni spesso
drammatiche. “Vedi la vita delle persone e ti appassioni… I problemi,
in questo paese, sono nati per la pretesa di differenziare sul territorio
le categorie dei soggetti e perché è stato concepito un meccanismo di
ingresso incredibile. è una pretesa assurda, quella delle chiamate”, dice
l’avvocata Consoli riferendosi al meccanismo che regola l’entrata in Italia
degli stranieri. “Ci sono delle differenze importanti
tra la grande impresa che ha bisogno del lavoratore
straniero e la famiglia che deve chiamare
una badante che non conosce e deve tenersi in casa.
è puramente irrealistico. E tutti lo sapevano. è per
questo che si fanno le sanatorie e, con le sanatorie,
il grande commercio dei documenti. Non esiste un
altro ramo del diritto dove, dopo aver fatto la norma,
due anni dopo fai la sanatoria. Questo intacca
il principio dell’uguaglianza tra quelli che sono
riusciti a sanare la propria posizione e quelli che
non ci sono riusciti. è una balordaggine che censura
la persona”. Complicazioni su complicazioni.
“Se ottieni il permesso di soggiorno, ogni anno
devi andare a rinnovarlo. Spedisci il rinnovo e nel
momento in cui te lo approvano sono già scaduti i
termini. E oggi, il permesso di soggiorno, lo devi
pure pagare. Si impongono delle pretese strettissime
all’immigrato che deve rispettare i tempi, ma
lo stesso criterio non vale per le questure…”
Sulla nuova legge regionale, Consoli conferma
quanto già scritto “il governo la critica non perché
dica qualcosa di diverso di quanto stabilito già a
livello nazionale, ma perché il decreto sicurezza è
un miscuglio, una gara a chi la dice più grossa”. Il
centrodestra accusa la Regione Toscana di violare le
esigenze di sicurezza e parla di “porte spalancate”
ai clandestini. “La mancanza di documenti, l’essere
‘clandestini’, non rende di per sé pericoloso un individuo…
implica solamente la trasgressione di norme amministrative.
Quello che si vuole ottenere insistendo sulla clandestinità è ben altro.
Si vuole sancire un concetto ben preciso: quello della persona-reato. La
persona, l’immigrato, diventa un reato di per se stesso. è una scelta di
politica legislativa volta a rendere impossibile l’accesso”.
è per questo che si impediscono, per esempio, i matrimoni tra italiani e
stranieri non regolari e per lo stesso motivo si vuole vietare l’iscrizione
dei figli degli immigrati irregolari al registro delle nascite.
“Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello
Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana
previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali
in vigore e dai princìpi di diritto internazionale generalmente riconosciuti”.
Questo è l’art. 2 del testo unico sull’immigrazione attualmente
in vigore. Nessuno, nel nostro paese, è tanto celere nell’applicarlo e nel
diffonderlo. E invece quanti sono già i burocrati efficienti all’opera che
vanno a studiare le pubblicazioni di matrimonio per scovare tra i futuri
sposi il sospetto “clandestino”. Loro, i burocrati, non sono certo dei fannulloni
se c’è da chiamare le forze dell’ordine.

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