Cinque denunciati per le proteste alla staffetta dell'acqua. Ma i nostri voti?

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Cinque delle persone che il 29 settembre scorso hanno partecipato alla contro-staffetta dell’acqua sono state denunciate per manifestazione non preavvisata e violenza privata. Lo riporta La Nazione, parlando di “oppositori” che avrebbero “interrotto l’evento” gridando insulti contro Pietro Mennea, testimonial della staffetta.
Chi scrive era lì, e può precisare che l’evento non è stato affatto interrotto, dato che l’incontro-scontro con Mennea è avvenuto prima della partenza della staffetta. Inoltre, gli insulti – se “buffone” è un insulto – sono stati reciproci, dato che Mennea ha più volte detto ai presenti che non avevano capito nulla e che erano dei delinquenti e vigliacchi.
Ma è più interessante spiegare ancora una volta che la manifestazione non era certo per contestare la promozione dell’uso dell’acqua del rubinetto o dei fontanelli, bensì per richiamare l’attenzione su un fatto tanto scandaloso quanto incredibilmente ignorato: a quattro mesi dal referendum sull’acqua, in barba alla volontà chiaramente espressa dal voto di 27 milioni di italiani, non è cambiato nulla.
Le società di gestione del servizio idrico non sono state pubblicizzate, e si continua a pagare in bolletta quel 7% in più che garantisce profitto al gestore.
“L’abrogazione di questa quota – conferma Ornella De Zordo – è immediatamente esecutiva, non serve attendere alcun intervento legislativo, e spetta ai Sindaci. Per questa ragione io e Tommaso Grassi abbiamo richiesto con una mozione che il Comune si attivi affinché nella prima assemblea dell’ATO 3 si approvi la proposta di adeguare subito la tariffa dei servizi idrici, eliminando questo 7%. Siamo allarmati da quanto dichiarato dal presidente del Cispel Toscana sull’indirizzo che sarebbe stato espresso dai Comuni a favore del mantenimento del 7% nelle bollette, nonostante il referendum”.

C.S.

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