15 novembre 2018

Cinesi a Prato: nella città volano “gli stracci”

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di Maurizio Chierici per il Fatto Quotidiano

Quel lutto malamente rammendato dopo l’indignazione della gente normale trasforma Prato “la rossa” in una filiale dell’intolleranza leghista. Tre donne annegate mentre andavano al lavoro per la “disattenzione” dei servizi comunali. Purtroppo sono cinesi e la morte conta meno. Appartengono all’altra città perché le città sono due: quella di chi l’ha resa ricca e felice e quella dei cinesi che fanno paura. A dire il vero le città sono tante. Gli arrivi cominciano dopo le rovine della guerra: famiglie meridionali in cerca di lavoro. Bene accolte, servivano braccia, cominciava il miracolo “degli stracci” che ha regalato alle generazioni successive il tepore del benessere.

Prato raddoppia: 192 mila persone mentre gli stranieri continuano ad arrivare anche se l’accoglienza non è la stessa. Sempre più diversi: Africa mediterranea, Pakistan, Bangladesh, adesso l’invasione cinese, 30 mila con i clandestini nascosti come topi. Comincia una strana paura anche se le intrusioni dei ladri, scippi, negozi violati nella notte, non ricordano le rabbie di venti anni fa. Città tranquilla eppure città impaurita: la crisi taglia diecimila posti mentre la concorrenza dagli occhi lunghi diventa intollerabile agitando il fantasma del futuro che svanisce.

Sempre più urgente integrare
“NON È VERO, ma l’inventare un nemico sul quale scaricare la pena della tasche vuote, è l’imbroglio delle leghe sbarcate in Toscana per esasperare i deboli con l’incubo dello straniero . Gioco politico sulla pelle di chi crede e di chi subisce”. Manuele Marigoldi, segretario provinciale Cgil riconosce il disagio. “Anche se tra noi e i cinesi non c’è vera concorrenza. Loro fanno lana e lavorano alle confezioni; la tradizione di Prato è la stoffa dei telai, ma le mani dei clandestini non costano niente, è il problema. Anime morte senza diritti e doveri, egoismo dei loro imprenditori-padroni mai risolto con procedure di un dialogo che avvicini. L’invito all’integrazione è urgente. La sicurezza delle polizie non costruisce niente. Timbrare i clandestini sul braccio è una procedura non solo rivoltante, soprattutto inutile. Il foglio di via resta carta straccia perché il governo italiano non ha mai sollecitato il governo cinese a firmare un trattato che regoli le migrazioni. E i clandestini scoperti scivolano da un capannone all’altro, nessuno può accompagnarli alla frontiera, e poi quale frontiera? Durante la visita a Roma del capo del governo di Pechino chissà se Berlusconi troverà il tempo per parlarne”. L’invito all’integrazione è urgente, ma l’astio di una parte dei pratesi dai capelli bianchi nasconde inquietudini sottili. I cinesi lavorano dieci, dodici ore al giorno. Se i sindacati li invitano a smettere finite le otto ore, chiedono: “Posso andare in un’altra fabbrica le altre otto ore?”. Sono arrivati con mogli e figli “per guadagnare”. Non vogliono perdere tempo. E chi li guarda ricorda il proprio passato: fabbrichette che crescevano nelle mani delle famiglie, i giorni e le notti non finivano come i giorni e le notti cinesi. Cinesi di oggi con lo slancio dei pratesi di ieri, allora perché nessuna tolleranza? L’ingegnere Marco Wuong si è candidato con la sinistra alle elezioni comunali, ma non ce l’ha fatta a diventare consigliere. Manager di Telecom ha realizzato il programma Gsm in Cina e Peru. “Perché? Me lo chiedo anch’io. Sono cresciuto nell’Italia che amava i cinesi. Nel capodanno della luna era impossibile penetrare in via Paolo Sarpi: migliaia di milanesi in festa. Forse la crisi. Gli italiani erano abituati ad accettare chi chiedeva un lavoro sottoposto ormai respinto da chi é nato qui. Ma l’imprenditore cinese che sul libero mercato sollecita la libera concorrenza propone un impegno diverso e diventa straniero indesiderato. Forse una comunicazione trascurata da una parte e dall’altra”.

La comunità cattolica cinese
NELLA parrocchia dell’Ascensione, attorno a un sacerdote cinese, si riunisce la comunità cattolica cinese. Fedeli con i quali è facile dialogare: la religione diventa cultura che unisce. Come mai il timore per i cinesi è ormai più profondo della diffidenza verso i maghrebini? “Perché noi di Prato abbiamo commerciato col mondo intero. Tutto bene fino a quando portavamo altrove i nostri prodotti: la cambiale è stata inventata qui. Ma appena la rivoluzione tecnologica cambia la città obbligando a ricevere soggetti che competono nella produzione, il gradimento svanisce. Lavoratori occulti che in un primo momento non hanno imparato la lingua, ma la seconda generazione è diversa. Parla, con timidezza si confronta. Cominciano le amicizie fuori dal mondo cinese. La parcellizzazione dell’economia – piccole industrie cinesi, piccole industrie pratesi – sfavorisce i rapporti: difficile concorrenza. È urgente costruire ponti, tanto dobbiamo vivere assieme”. Un ponte c’è: da dieci anni tre francescani abitano nel quartiere cinese, missionari senza proselitismo. Ma in dieci anni non hanno mai varcato le soglie proibite: capannoni dove i clandestini mangiano,lavorano e dormono, o stanzoni nei quali si accampano due o tre famiglie. Raccontano di madri e padri impegnati dall’alba alla sera in fabbriche diverse. Raccontano dei ragazzi che cucinano e fanno il bucato. Nei supermercati comprano cibi cinesi. Continuano vivere a Prato come in un altro mondo. Ma la differenza tra generazioni invita alla speranza. Adolescenti che vestono come i compagni italiani. Le mode, la musica, non tanti libri anche se le librerie cinesi sono bene illuminate. Sfogliano i computer che affratellano. Strada ancora lunga ma può cominciare così malgrado l’inciviltà dei soliti incivili.

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  1. Pikachu95

    Si, non c’è che dire, oramai la città di Prato è stata invasa dai cinesi che hanno occupato gran parte della città fondando pure la Cinatown, ovvero uno spazio con città e ditte piene di cinesi.
    Una situazione simile è presente anche nelle scuole di Prato, soprattutto negli ITC, lo dico perchè l’anno scorso quando facevo la prima superiore ho avuto l’opportunità di vedere il notevole numero dei cinesi iscritti alla scuola.
    Mi ricordo che eravamo una ventina, 20 cinesi e 10 italiani circa.
    Tra tutti questi cinesi ne sono passati solo due, gli altri sono stati tutti quanti bocciati a causa delle loro insufficienze.
    Da questo ho potuto notare che gran parte dei cinesi venivano ogni mattina a scuola solo con lo scopo di avere il permesso del soggiorno, quindi è come se fossero state delle macchine parcheggiate in un garage.
    Parlando dei cinesi in generale, penso che oramai si siano stabiliti e abbiano trovato la loro terra dove poter vivere, anche le generazioni future occuperanno gran parte della città di Prato.

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