24 settembre 2018

Cinema e rivoluzione – i film

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All’inizio degli anni ’60, dopo la rivoluzione che aveva portato al potere Fidel Castro, Cuba è in pieno fermento. L’entusiasmo per le conquiste del Che e del lider maximo è alle stelle, anche se non molto tempo dopo cominceranno a farsi sentire i primi problemi.
L’Unione Sovietica decide di mandare sull’isola uno dei suoi registi più illustri per realizzare un film che glorificasse la rivoluzione e portasse l’esempio cubano sugli schermi di tutto il mondo. Dopo un difficile – ma anche divertente – ambientamento iniziale della troupe, che assolderà attori di strada cubani, e dopo riprese più che perfezioniste durate ben due anni, uscirà Soy Cuba: un prodotto, nel bene e nel male, unico.
L’estetica sovietica, la retorica sovietica anche, applicate ai fatti di Cuba e all’anima latina della sua gente. Non a caso il film è un completo disastro ai botteghini, subisce critiche asprissime e dopo solo una settimana viene ritirato dalle sale sia a Cuba che a Mosca.
Oggi, dopo la riscoperta della pellicola, per la quale dobbiamo ringraziare Francis Ford Coppola e Martin Scorsese, un bel documentario brasiliano (tanto per mescolare ancora di più il gioco delle lingue e delle interpretazioni) ci offre l’opportunità di rivedere Soy Cuba e di rivivere quel periodo, attraverso i racconti dei protagonisti di allora, russi e cubani. Un interessante spaccato di storia, che ha a che fare con la politica, certo, ma ancora di più con la mentalità e con la cultura, e sa ricostruire questo spettacolare incontro fra realtà diversissime, eppure unite dal comunismo, che Soy Cuba aveva reso possibile.

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