21 novembre 2018

Cinema in Toscana. E' il momento di ripensare il modello di sviluppo all'americana

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di Clotilde Giurleo

Appare opportuno sviluppare una riflessione su quelle che sono le problematiche che stanno emergendo nel settore cinematografico in Toscana. A livello nazionale l’esercizio cinematografico si sta concentrando sempre più; due sono i maggiori circuiti di Multiplex: THE SPACE CINEMA (Benetton e Mediaset) e UCI CINEMAS (della spagnola Terra Firma). Da soli si assicurano quasi il 50% dei biglietti venduti in Italia. Sono in corso inoltre trattative per nuove acquisizioni e, nel caso di The Space, è in corso un’operazione che viene chiamata con un termine emblematico “affiliazione” per ‘controllare’ altri esercizi.

Tutto questo avviene in assenza di valide e specifiche normative antitrust sia orizzontali che verticali: non dimentichiamo infatti che Mediaset è presente in posizione rilevante in tutti e tre i segmenti della filiera (produzione, distribuzione ed esercizio). Con l’apertura anche di un solo Multiplex, città e cittadine in Italia hanno visto sparire il tessuto delle sale medio-piccole. In Toscana basti pensare al caso eclatante di Grosseto (The Space), in cui tutti i cinema industriali hanno chiuso, ed a quelli  di Livorno (The Space) o di Arezzo (UCI), per fermarsi alle città capoluogo.

La incontrollata moltiplicazione dei multiplex se sprovvista di criteri che ne regolamentino la diffusione rischia da una parte di disarmonizzare la distribuzione delle sale cinematografiche e dall’altro di ledere i centri storici a vantaggio di una periferizzazione delle città. Attualmente esistono, in un perimetro ridotto 3 grossi multiplex: l’Omniaplex di Prato, l’UCI (ex Vis Pathè) di Campi Bisenzio, l’UCI di Firenze, con il Multiplex di Novoli che si affaccia come possibile quarta realtà.

E’ evidente che questa situazione di per sè minaccia la sopravvivenza delle sale cinematografiche di quartiere, e ciò non può non preoccupare chi ha a cuore uno sviluppo armonico del tessuto sociale, economico e culturale delle città. Quando un cinema chiude i battenti è una parte di emozioni e di storia degli abitanti che sparisce; assai rilevanti sono poi i contraccolpi sulle attività limitrofe e sulla vivibilità del quartiere in cui ciò accade, con inevitabile aumento del disagio sociale e della microcriminalità. I quartieri infatti non si svuotano perchè sono insicuri ma diventano insicuri man mano che si svuotano.

La chiusura dei piccoli cinema significa inevitabilmente l’espulsione dal mercato del lavoro dei lavoratori impegnati in queste sale: diventerebbero disoccupati perché non avrebbero più la possibilità di trovare impiego nel settore, dal momento che i Multiplex seguono una politica dell’occupazione che privilegia le più disinvolte forme di precariato, dato che la manodopera è più ‘sfruttabile’ e meno costosa. La chiusura delle sale di quartiere penalizzerebbe poi ulteriormente una fascia di pubblico meno giovane, con difficoltà di muoversi con mezzi propri e scarsa propensione alla mobilità.

Per ultimo, ma non ultimo, va valutato anche il peggioramento dell’offerta cinematografica in termini qualitativi, vista la politica dei multiplex ispirata più ad un cinema ‘commerciale’ che non ‘culturale’. Gli stessi produttori indipendenti hanno lanciato un accorato grido di allarme: spente le sale di città e di quartiere, dove troverebbero spazio i film di qualità o delle cinematografie diverse da quella americana? Con il concreto rischio di non riuscire più a vedere un cinema ‘di qualità’ e comunque di minare il principio di differenziazione dell’offerta culturale. E poi non è forse giunto il momento – come da più parti viene richiesto – di ripensare a quanto sia sbagliato il modello di sviluppo “all’americana”, basato su multiplex e grossi centri commerciali?

Siamo dunque d’accordo con la linea dell’assessorato alla Cultura della  Regione Toscana che intende ripristinare il parametro delle distanze nella regolamentazione degli esercizi cinematografici al fine di normare l’equilibrio della distribuzione delle sale nel territorio regionale.
Fonte http://www.toscana.italiadeivalori.it/

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