Cina, e il Partito ordinò "Compagni, festeggiate Natale"

image_pdfimage_print

di Giampaolo Visetti, da Repubblica

PECHINO – Quando parte un ordine dall’alto, in Cina, si vede. L’ultimo è questo: “Compagni, festeggiate”. Problema: nessuno sa perché. Il 25 dicembre, o la notte di San Silvestro, qui non significano nulla. La gente si alza e va a lavorare. I cristiani sono una minoranza, dispersa tra atei e buddhisti. L’anno nuovo, per il calendario cinese, inizierà ai primi di febbraio. Il prossimo sarà quello della tigre: eterna felicità. Ma il 2009, nelle metropoli dell’Impero di Mezzo, sarà ricordato come l’anno record delle spese per il Natale e il Capodanno all’occidentale.

Mao? Meglio Santa Claus. Il messaggio, questa volta, parte del cuore del potere comunista. La nuova potenza del mondo celebra così il compimento del suo successo economico globale e i rivoluzionari, 60 anni dopo, si risvegliano per lo shopping. Doppie feste, doppi regali, doppi consumi. Sono gli unici, nei flutti mondiali della crisi. Fino ad oggi, il Natale capitalista si erano limitati a produrlo da operai e ad esportarlo: addobbi, giocattoli, elettronica, vestiti, a prezzi da fiera. Ma ora tutto è cambiato. Per la prima volta, quest’anno, le spese natalizie interne, in Cina, saranno superiori all’export. Una febbre nazionale. Tale che i giornali, invasi dalla pubblicità di orologi, gioielli e alta moda, osano chiedere discretamente: “Compagni, ma cosa festeggiamo in dicembre?”. Un sondaggio ha stabilito che lo sa il 4% della popolazione. Di questo, il 96% ha meno di 24 anni e il 100% naviga in Internet.

Il dibattito su “vergognosa imitazione dell’Occidente” e “nuovo consumismo asiatico disperato” l’hanno chiuso le autorità. In Cina, Natale e Capodanno, d’ora in poi, si chiameranno ufficialmente “Festival del regalo”. E si vede. Nell’ultimo week-end, a Pechino, i negozi sono stati presi d’assalto da 9 milioni di persone. Nelle strade sono comparsi 15 mila, giganteschi, abeti elettrici. Dietro il mausoleo di Mao, nelle nuove vie del lusso, davanti ai centri commerciali dei quartieri del business, si aggirano migliaia di confuciani Babbi Natale: distribuiscono doni a bambini stupefatti e vecchi spaventati. Megafoni diffondono “Happy Christmas” anche nel Tempio dei Lama. Le municipalità di Pechino, Shanghai e Shenzen hanno steso 170 chilometri di luminarie. Non ci sono, è chiaro, presepi: ma per il resto, in Cina ormai è più Natale che a Berlino, Roma, o New York. “Siamo il mercato della ricchezza più esplosivo del mondo – esulta Frankie Leung, direttore del Shanghai Consulting Group e le festività occidentali sono l’occasione migliore per dimostrarlo”.

Un’indagine statale ha scoperto che 12.900 ristoranti cinesi offriranno quest’anno pranzi natalizi e cenoni con menù “all’europea”, con prezzi da 60 a 900 dollari a testa. A impressionare, però, sono gli acquisti. Tra novembre e dicembre, grazie alle “offerte natalizie”, in Cina si venderanno oltre 2 milioni di nuove auto. Il cinese medio, colpito da quella che è stata ribattezzata “sindrome del satellite”, la notte del 31 dicembre spenderà poco meno del doppio del suo stipendio mensile. I ricercatori di mercato, a Hangzhou, hanno chiesto perché a mille clienti di un grande magazzino. Sette su dieci erano convinti fosse Halloween.

Alcuni casi stanno facendo discutere. Il magnate Stanley Ho, per la cena di Natale, ha speso 250 mila dollari per un tartufo. A Shanghai un’imprenditrice ha preteso di entrare il 31 dicembre nel nuovo loft da dieci milioni di dollari. A Hong Kong, domenica scorsa, l’asta natalizia dei grandi vini ha fatturato 11 milioni di euro. Un’industriale, a Pechino, regalerà alla figlia di sette anni un cane, un Tibetan terrier, da 400 mila euro. Alla selezione per 40 posti al veglione su uno yacht, con i più ricchi di Canton, si sono presentate 1.500 ragazze. È la punta di un iceberg popolare che, soprattutto nei villaggi, resta sommerso nella povertà. Su 1,3 miliardi di cinesi, i miliardari sono 79, i milionari 450 mila; le quattrocento persone più ricche posseggono un patrimonio complessivo di 314 miliardi. Ma la Cina che imita follemente lo schema del Natale europeo, conferma che la sua anima, dopo i suoi consumatori comunisti, è cambiata. Mao soppiantato da Babbo Natale per ordine di partito, può farci sorridere: però è meglio pensarci.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *