Cie/Cpt, De Zordo: "No alla realizzazione in Toscana"

image_pdfimage_print

“No all’apertura in Toscana di un Centro di Identificazione ed Espulsione”. Lo ha detto la capogruppo di perUnaltracittà Ornella De Zordo, commentando le parole del candidato alla presidenza della Regione Enrico Rossi sull’ipotesi di realizzare un Cie in Toscana: “Giudichiamo sorprendenti, pericolose e inaccettabili le dichiarazioni sull’ipotesi di aprire un Cie in Toscana – ha detto Ornella De Zordo – i Cie sono luoghi di reclusione in cui è sospeso ogni diritto, e in cui vengono rinchiuse fino a sei mesi persone senza alcuna accusa, che non hanno commesso alcun reato, semplicemente perché sprovviste di documenti o permessi di soggiorno, spesso fuggite da zone di guerra o di fame, costrette in condizioni inumane”.

“In questi centri – ha proseguito De Zordo – si ripetono con agghiacciante frequenza episodi di violenza da parte del personale di custodia, e suicidi e atti di autolesionismo da parte dei trattenuti, esseri umani disperati condannati solo per essere nati nella parte “sbagliata” del mondo. Il Pd toscano non può manifestarsi con posizioni possibiliste sul tema, dopo che proprio in Toscana nessun CPT o CIE è stato aperto per la fermezza di una vasta mobilitazione che ha sempre visto compatti anche gli amministratori. Sarebbe un tragico errore rompere questo fronte di rifiuto delle politiche razziste di questo governo, la mobilitazione non si fermerà, e saranno chiare le responsabilità politiche in caso di cedimenti”.

Altre info su www.perunaltracitta.org

0 Comments

  1. Alex-G,

    Assolutamente non posso che essere daccordo, pero’ occorre fare corretta informazione sulla questione perchè la gente si sorbisce la propaganda del regime partitocratico e non si rende conto della realtà, di come veramente stanno le cose: i CPT e CIE sono LAGHER dove si violano i piu’ elementari diritti umani; con questo non voglio dire che non ci sia la necessità di una gestione efficente del fenomeno immigratorio ma queste soluzioni sono assai peggiori del problema.

    Un idea potrebbe essere quella di aggregare tutte le associazioni che fanno volontariato sul territorio (laiche e non) creando un organismo consultivo e di coordinamento, dando a loro strumenti e risorse per contribuire all’ accoglienza e il monitoraggio dei migranti che chiedono aiuto, in collaborazione con le forze dell’ ordine che si farebbero carico di intervenire in eventuali situazioni di conflitto che dovessero nascere; inoltre si potrebbero destinare i beni e le risorse immobili e liquide sequestrate alla mafia a disposizione delle suddette associazioni. Solo un idea grezza anche se forse troppo… idealista.

    Come si puo’ criminalizzare uno stato di disagio e difficoltà? Si tratta di una emergenza sociale che richiede uno sforzo di solidarietà e di mantenimento del rispetto di regole in equilibrio tra diritti e doveri, NON di una emergenza criminale! Quella c’e’ ma a causa di ben altri soggetti….

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *