21 novembre 2018

Chiapas, che succede?

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A 11 anni di distanza dall’insurrezione in armi del primo gennaio 1994, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln) è pronto a entrare in politica a fianco degli operai, dei contadini e di tutti quei settori del Messico che intendono compiere “un nuovo passo in avanti nella lotta indigena”. Le comunità del Chiapas che nel 1994 hanno iniziato la loro battaglia, hanno fatto un ulteriore passo per richiamare l’attenzione, in forma pacifica, sulla loro situazione esasperante: la repressione sistematica, il saccheggio delle terre e delle risorse, l’emarginazione e, soprattutto, l’annullamento della loro identità. Essi esistono e stanno nuovamente alzando la loro voce per ricordarlo a tutto il mondo.
Il 20 giugno scorso il sub-comandante Marcos è tornato a far parlare di sé come comandante di un esercito ribelle e non, come ultimamente stava accadendo, per le sue doti di scrittore o di organizzatore di eventi sportivi.
L’EZLN si è ritirato sulle montagne impervie della selva Lacandona, ufficialmente per paura di un attacco da parte dell’esercito regolare messicano, che in maniera massiccia presidia da oltre un decennio il Chiapas.
Gli uomini sono stati richiamati alle armi in una tensione da allarme rosso. In un primo momento si è parlato di un intervento dell’esercito messicano per estirpare alcune coltivazioni di marijuana nelle comunità zapatiste. Una scusa già usata in numerose zone dell’America Latina da parte dei governi e difficile da credere se si pensa che le droghe, sia quelle leggere sia quelle pesanti, come anche gli alcolici, sono assolutamente vietate all’interno dei territori zapatisti fin dal 1993, un anno prima della rivolta.
è stato ipotizzato che il sub-comandante Marcos abbia pensato a una scelta politica nuova, stanco di sentire parlare dei suoi uomini e del popolo per il quale lotta da più di un decennio solo in occasione di partite di calcio, dei suoi libri di poesie o per l’entusiasmo del momento. è da tempo che nelle zone zapatiste si respira aria di rinnovamento e da tempo si parla di una connessione tra la zona del Chiapas e gli stati di Guerrero e di Tobasco, dove gli indigeni vivono in condizioni estremamente disagiate e senza il rispetto dei loro diritti.
Nella sesta dichiarazione dalla Selva Lacandona, diramata il 29 giugno dai vertici dell’Ezln, si sottolinea che nel caso di eventuali arresti non ci sarebbero stati grandi problemi, i nuovi vertici dell’esercito sarebbero già stati designati. Le preoccupazioni erano evidenti. Tutte le associazioni che hanno e avevano avuto a che fare con l’Ezln sono state sollevate da ogni responsabilità in caso di nuove azioni da parte dell’esercito zapatista.
è possibile che all’interno del movimento zapatista sia in corso una discussione profonda che vede Marcos costretto ad affrontare una divisione fra quelli che vogliono aprirsi all’esterno, magari collaborando con gruppi ed organizzazioni straniere alla luce del sole, e quelli che invece vogliono un’assoluta autonomia da tutto e tutti.
Il sub-comandante insurgente Marcos nel suo ultimo libro scritto a quattro mani con Paco Ignacio Taibo II dice: “Se una cosa dura più di sei mesi o è una gravidanza oppure non ne vale la pena”. A questo punto è evidente che la storia dell’Ezln è destinata a cambiare e che, anche se sotto la cenere, il fuoco non si è spento.

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