Chi la vuol corta, chi la vuol lunga…

image_pdfimage_print

Alla fine la bretella si farà. Dopo una Valutazione di Impatto Ambientale durata due anni, il governo ha dato il via libera all’estensione della pista, che dovrebbe aumentare la sicurezza di atterraggi e decolli, che senza dubbio permetterà di aumentare il traffico di voli e di passeggeri: da un 1.500.000 all’anno a 2.700.000.
Il copione è lo stesso del 1996, data del primo decisivo ampliamento: le categorie economiche della città, commercianti e operatori turistici in primo luogo, salutano con gioia la decisione; i comitati cittadini, le associazioni ambientaliste e alcune forze politiche scuotono la testa e annunciano che non molleranno l’osso, in nome del diritto alla salute dei quartieri circostanti.
Già, perché vivere vicino all’aeroporto per la maggior parte degli abitanti è tutt’altro che una bella comodità: da mattina a sera, ben oltre l’orario consentito, bestioni rumorosi passano sopra le loro teste, facendo vibrare le finestre e interrompendo il sonno e le conversazioni. Per non parlare dell’inquinamento atmosferico sopra la media, che va ad aggiungersi a quello prodotto da altre ingombranti presenze della zona: l’autostrada, la discarica e l’inceneritore prossimo venturo.
In questo panorama poco piacevole, l’unica nota consolante è che la commissione ha accolto tutte le richieste avanzate dalla Regione Toscana per garantire la sicurezza e la salute degli abitanti dei quartieri di Peretola, Le Piagge, Quaracchi, Brozzi e Castello. Sono richieste relative ai limiti massimi di rumore e smog, e alla possibile copertura con un tunnel del tratto autostradale adiacente all’aeroporto. Prevedono inoltre l’installazione di infissi antirumore e di impianti di condizionamento estivo. Ma “cosa me ne faccio di una casa dove non posso aprire le finestre?” ci ha detto Andrea Biagioni, del Comitato Firenze Nord Ovest, contestando la sostenibilità di un progetto che chiude in casa i cittadini. Dall’altra parte invece la Presidente di Confesercenti, entusiasta di questo “piccolo aeroporto, che serve a spostamenti veloci per l’Italia e l’Europa, mentre Pisa dovrebbe coprire il collegamento con il resto del mondo.”
E allora perché non puntare maggiormente su Pisa? Su questo punto Ippoliti è d’accordo con Biagioni, e del resto nelle metropoli europee l’aeroporto è decisamente fuori città.
Ma a noi a Firenze piace aver tutto vicino, a due passi dal cupolone…

Basti pensare a mostre mercato come Pitti, che ci si ostina a mantenere alla Fortezza da Basso nonostante producano inevitabilmente un’ulteriore congestione del traffico cittadino. Ma vuoi mettere il prestigio di un polo espositivo così bello e centrale? Se poi gli operatori restano bloccati nell’ingorgo, pazienza!
Così per l’aeroporto: una città come Firenze deve avere un aeroporto all’altezza della sua fama! E se anche poi tutto lì vicino sta a dimostrare l’impossibilità di questa ambizione – la montagna, le arterie stradali, la densità delle abitazioni – non importa, si va avanti lo stesso, mettendoci una o più toppe.
Si parla spesso per questa città di mancanza di coraggio. Ma oggi coraggio può voler dire anche opporsi al mito della crescita per la crescita, riconoscere che la peculiarità di Firenze è fatta anche di limiti reali e imprescindibili: le dimensioni, la posizione geografica, la situazione geomorfologica, la densità urbana… e, last but not least, il benessere dei cittadini.
Con dodici milioni di euro, forse si poteva fare qualcosa di meglio, pensando a chi vola e anche a chi rimane a terra.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *