23 settembre 2018

Chi ci porta via la scuola? L’amarezza di un preside e di un’insegnante di Firenze

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di Biagio Nicastro, Elisabetta Pajarin e Francesca Sarcoli per l’Altracittà

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Giulia e Huan a settembre andranno in terza elementare. Grazie alla riforma, fatta soprattutto di tagli, quest’anno avranno meno insegnanti, faranno poche visite didattiche, e non avranno il tempo pieno. Giulia ha un piccolo handicap ma avrà meno ore di sostegno, in più senza tempo pieno sua madre sarà costretta a chiedere il part time… Huan invece ancora non sa se a settembre ritroverà i suoi insegnanti al centro di alfabetizzazione, dove gli danno una mano con l’italiano. Giulia e Huan sono due bambini di fantasia, ma molti bambini veri si troveranno nelle loro condizioni alla riapertura delle scuole, a settembre.
Ce lo conferma Carlo Testi, Preside dell’Istituto Comprensivo Gandhi: «Nella elementare Duca D’Aosta si registra un aumento di bambini: sono uscite due classi quinte, entrano tre classi prime. Per tutte e tre è stato richiesto il tempo pieno, ma non sono stati autorizzati incrementi per cui formalmente si hanno due tempi pieni e un tempo parziale. Questo comporta che le prime avranno cinque insegnanti anziché sei, mantenendo un orario settimanale di 40 ore».

Com’è possibile garantire questo?
«Con un complesso gioco di incastri, scorporando le compresenze. Se l’anno prossimo dovessero aumentare ancora le classi dovremo eliminare del tutto le compresenze. La situazione è aggravata dalla turnazione delle insegnanti: alla scuola elementare solo il 50% è di ruolo, anche se le supplenze sono spesso annuali. Per gite e visite, invece, ci arrangiamo con i giorni di chiusura: ogni anno ne abbiamo 4 da gestire in autonomia, circa 16 ore ad insegnante che concordiamo come recuperare».

Le famiglie del quartiere quindi non noteranno grandi differenze?
«Probabilmente no, ma queste carenze si vedono solo nel tempo e a danno fatto. La scuola statale è come un organismo naturale, se viene a mancare la sostanza ne soffre tutto l’organismo».

E cosa succede ai bambini con disabilità o altri problemi?
«Le ore di sostegno sono nettamente insufficienti. Generalmente viene accordata circa la metà delle ore richieste, sulla base del numero degli alunni e della gravità dell’handicap: per casi gravissimi il tetto massimo sono 22 ore settimanali, ripartite fra scuola e Comune, che incarica gli educatori delle cooperative sociali. Soprattutto nella scuola elementare, se le ore di sostegno sono poche, non sono incisive. Per il resto, ci si affida all’esperienza e alle capacità delle insegnanti, e a progetti esterni di associazioni di volontariato o cooperative, anche se le problematiche sono sempre nuove: l’abbandono scolastico degli alunni stranieri ad esempio è un fenomeno in crescita».

C’è poi un problema di sovraffollamento…Quali sono i limiti all’accoglienza?
«L’anno passato a scuola già iniziata si sono aggiunti 90 alunni, magari a seguito dell’assegnazione di case popolari o di un ricongiungimento familiare. Su questo punto dovremo necessariamente essere più rigidi, riservando l’iscrizione solo ai residenti nella zona e non anche a chi, ad esempio, ci lavora. Il limite è nell’equilibrio fra diritto all’istruzione e sicurezza. Tuttavia, se non esistono soluzioni alternative nelle scuole adiacenti i ragazzi vanno accolti, e la legge indica solo l’obbligo di “prendere le dovute misure precauzionali”, quindi non ci resta che incrociare le dita… Oggi la media è di 23 bambini per classe alle medie (contro 20 dell’anno scorso), 25 alle elementari e 28 alla scuola dell’infanzia, dove c’è ancora una piccola lista d’attesa. Purtroppo non si riescono ad ottenere classi in più in previsione degli aumento che ci saranno: le sezioni aggiuntive vengono accordate in modo automatico e centralizzato solo sulle presenze effettiva e quando si raggiungono 27/28 ragazzi per classe. Insomma, per la scuola pubblica diventa tutto più faticoso, l’affanno è maggiore e peggiorano le condizioni di lavoro».

È dello stesso parere Sonia Bortolotti, insegnante della Scuola Elementare Statale Torrigiani, molto arrabbiata con la riforma: «La scuola è in caduta libera. Si cerca di tappare i buchi con l’impegno personale e volontario… c’è la riforma ma manca il decreto attuativo! C’è molta confusione». Anche il sostegno ha subito tagli. «La Consulta ha stabilito che è incostituzionale  limitare per legge il numero degli insegnanti di sostegno, perchè la necessità non è prevedibile, ma il Ministro ha ignorato la sentenza… Non esiste più la possibilità di un rapporto individuale con l’insegnante come dovrebbe essere garantito. Molti genitori hanno vinto il ricorso al Tar, ma il ricorso andrebbe ripetuto all’inizio di ogni anno scolastico, così molte famiglie alla fine rinunciano a un loro diritto. Gli organici sono invariati ma i bambini sono aumentati… Siamo arrivati a situazioni paradossali in cui le scuole chiedono alle famiglie di riportare a casa i ragazzi nelle ore non coperte».

Cosa succede nelle scuole elementari?
«Da 40 ore settimanali siamo passati a 30 e si arriverà a scalare fino a 27. L’organico delle insegnanti viene mantenuto basso, sono eliminate le compresenze, i laboratori e i progetti all’interno delle classi, e ne fanno le spese i ragazzi con maggiori difficoltà. A Firenze sono stati rifiutati 25 tempi pieni in più, di conseguenza le famiglie dovranno organizzarsi con i moduli. Con l’autonomia le scuole cercano di organizzarsi come possono, col rischio di “classi spezzatino”: tanti insegnanti che si occupano di completare l’orario con materie diverse e una conoscenza molto parziale degli alunni. Ci sono casi limite di 12 insegnanti sulla stessa classe!»

Sonia Bortolotti è anche attiva nel Coordinamento Nazionale Genitori e Insegnanti per la difesa del Tempo Pieno, ed è in allarme per un altro motivo.
«Questa riforma cerca di minare alla base la scuola pubblica, che si è dimostrata la più attiva nelle manifestazioni di piazza. Dopo le grandi mobilitazioni di due anni fa, oggi ogni scuola si è isolata e cerca di arrangiarsi per conto proprio. La protesta resiste meglio nelle città del nord dove il tempo pieno è più radicato, comunque il nostro Coordinamento Nazionale Genitori e Insegnanti per la difesa del Tempo Pieno si incontra periodicamente per cercare una linea comune di azione».

0 Comments

  1. Mnaurizio Chiurazzi

    Contesto al direttore Testi che garantire le quaranta ore utilizzando le compresenze non determini ripercussioni negative sugli apprendimenti e sull’educazione dei bambini perché, almeno a quanto è possibile sapere oggi, lo si farà realizzando “una classe spezzatino”, come la chiama Sonia Bortolotti, cioè una classe in cui per tredici ore la settimana si alterneranno, nel corso dei mesi, decine di insegnanti che dovranno utilizzare, in quella classe, le loro due ore di compresenza settimanali. Il problema della classe spezzatino, per gli insegnanti è che si alternano per poche ore e senza continuità di settimana in settimana e quindi non sono nelle condizioni di svolgere il loro ruolo educativo; il problema per gli alunni è che sono esposti a una babele di atteggiamenti e di richieste da parte degli insegnanti tra le quali per loro è difficile orientarsi (ricordate che si parla di bambini di prima elementare) con le conseguenze che i contesti contraddittori inducono in tutti ma soprattutto in chi ha bisogno di aprendere le basi del vivere in comune.

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  2. Mnaurizio Chiurazzi

    Ieri agli insegnanti della scuola primaria Duca d’Aosta è giunta la notizia che anche la prima, che fino a due giorni fa era pronosticata come futura “classe spezzatino”, avrà i suoi due insegnanti ad orario pieno.

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