15 novembre 2018

Che cos'è la speculazione sul debito pubblico e perché ci danneggia?

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R. La speculazione sul debito consiste in complesse operazioni finanziarie da parte di fondi, assicurazioni e banche con un obiettivo immediato e due obiettivi di medio e lungo periodo. L’obiettivo immediato è creare sfiducia nei confronti dello stato affinché tutti si precipitino a vendere provocando un crollo del valore dei titoli del debito pubblico. Su tale caduta, gli speculatori realizzano lauti guadagni, grazie ad operazioni di compravendita che sfruttano i differenziali di prezzo che si creano fra l’inizio e la fine del periodo speculativo.

Va comunque detto che tale guadagno non si realizza alle spalle dello stato, ma degli altri soggetti privati che svendono i loro titoli per effetto della paura. Il danno per lo stato arriva in un secondo momento, allorché si ripresenta sul mercato finanziario per ottenere nuovi prestiti. A questo punto scatta la seconda strategia di arricchimento degli speculatori, che invocano la sfiducia nei confronti dello stato per pretendere interessi più alti sui nuovi prestiti richiesti. Considerato che per l’Italia ogni punto di aumento percentuale degli interessi corrisponde ad un maggiore esborso di 35 miliardi di euro, si capisce la preoccupazione per gli attacchi speculativi. Ma va precisato che la speculazione è possibile solo perché la legge la consente.

Niente vieterebbe al governo e al parlamento di prendere dei provvedimenti che impediscono gli attacchi speculativi almeno sui titoli pubblici. Per farlo, basterebbe avere il coraggio di mettersi contro il potere finanziario che però i politici non hanno, perché per rimanere al potere non è del popolo che hanno bisogno, ma della complicità del potere economico. Perciò preferiscono piegarsi al ricatto dei mercati e ogni volta si affrettano a fare delle manovre correttive che hanno lo scopo di convincere i mercati che lo stato italiano è un debitore affidabile. Un debitore, cioè, disposto a fare tirare la cinghia al suo popolo pur di pagare gli interessi ai creditori. La disponibilità dei nostri politici a calare le braghe è senza limiti e non protestano neanche quando gli interessi si fanno così esosi da correre il rischio che lo stato soccomba.

Del resto alle banche questa prospettiva non sembra interessare, anzi forse è proprio ciò che vogliono, come è nella politica di molti strozzini a cui non interessa tanto cosa possono guadagnare dagli interessi, ma cosa possono ricavare dalle spoglie del debitore. Questa è la terza strategia di arricchimento degli speculatori. In molti paesi del Sud del mondo è abituale che gli strozzini cedano prestiti ai piccoli contadini ad interessi da capogiro in modo da dissanguarli e fare scattare la trappola alla prima rata non pagata. A quel punto inviano avvocati, notai e sicari, ciascuno con la propria arma di ricatto, per costringere i contadini a chiudere la partita cedendo i propri averi. E se il debitore non ha niente da dare possono prendersi lui stesso in ostaggio riducendolo in schiavitù.

Nei confronti degli stati indebitati si assiste alla stessa scena. Nelle loro capitali arrivano emissari di ogni genere, della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale, delle società di rating, tutti con la stessa missiva: “pagate ciò che il mercato vi impone e se non potete pagare, svendete”. Soprattutto “svendete” perché il vero disegno di mercanti, banche, assicurazioni, imprese di servizi, tutti intrecciati fra loro come serpenti in amore, è di mettere le mani sulle proprietà degli stati. Vedere tanta ricchezza e non poterla toccare, alla stregua di un frutto proibito, è una sofferenza indicibile, da sempre si scervellano per impossessarsene.

Così si scopre che si scrive debito, ma si pronuncia privatizzazione, il sogno eterno dei mercanti di accaparrare palazzi, spiagge, parchi, isole, ma anche acqua, scuola, sanità, elettricità, gas, strade e tutto il resto che gli stati possiedono e gestiscono. Beni comuni che la struttura pubblica mette gratuitamente a disposizione di tutti per il bene di tutti, ma che i mercanti vogliono per sé per ricavarci profitto.

Elaborazione Centro Nuovo Modello di Sviluppo

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Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (www.cnms.it), animato dal nostro amico Francuccio Gesualdi, ha promosso unappello per il congelamento del debito pubblico italiano. Allo stesso tempo ha pubblicato 12 domande e 12 risposte sul tema, vista la vastità e la complessità di una questione che però ci coinvolge tutti da molto vicino. Perché da come il nostro governo tratterà la vicenda con l’Unione Europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazione dipendono i nostri diritti e il nostro futuro, in una parola la democrazia per come siamo abituati a considerarla. (cl)

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Ecco il sommario delle 12 domande con i link a quelle già pubblicate; nei prossimi giorni le altre puntate.

1. Cos’è il debito pubblico?
2. Come si è formato il debito pubblico in Italia?
3. A quanto ammonta il debito pubblico italiano?
4. Chi detiene il debito pubblico italiano?
5. Che cos’è la speculazione sul debito pubblico e perché ci danneggia?
6. Perché si tagliano le spese sociali in nome del debito pubblico?
7. Perché tutti invocano la crescita per la soluzione del debito pubblico?
8. Cosa significa “congelamento del debito?
9. Quali possono essere le conseguenze collettive del congelamento del debito?
10. E’ vero che se lo stato congela il debito, i clienti delle banche non avranno più indietro i loro depositi?
11. E’ possibile congelare il debito pubblico salvaguardando le famiglie che hanno investito in Buoni del Tesoro?
12. Quali strategie si possono perseguire per ridurre il debito pubblico senza danno sociale?

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