C'era una volta la democrazia partecipativa… Riflessioni di una lettrice

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di Caroline Tobaty (*)

A Reggio Emilia si è tenuto dal 18 al 20 Novembre 2009 la nona conferenza dell’OIDP (Osservatorio Internazionale della Democrazia Partecipativa). Tutto un programma e che programma! Reggio Emilia ha avuto l’onore di accogliere riflessioni, spinte e persone venute da diversi angoli del mondo, angoli più o meno grossi, più o meno conosciuti, più o meno considerati. Il tema del convegno era “I giovani, cittadinanza e democrazia partecipativa”.

Stupore o no? La partecipazione dei giovani nella città, sul territorio, nella politica è ovvia oppure bisogna ancora rifletterci su? Chi è giovane? Chi entra in questa categoria?

Sono stati presentati diversi progetti partecipativi, dal bilancio partecipativo di un comune alla creazione di skate park ad esempio, si sono formati gruppi di lavoro fra i giovani, è stato eletto e premiato il miglior film (realizzato da un gruppo di giovani spagnoli) come miglior rappresentante della democrazia partecipativa (trattava di interculturalità)… E poi, buffet con parmigiano reggiano, polenta fritta, pranzi in un centro sociale, mescolanza di lingue, frastuono di nazionalità che si incontrano con gioia… Si è conclusa l’iniziativa con una serie di domande (fatte dai giovani) e rivolte a due eletti che con coraggio avevano accettato il confronto (un eletto italiano, un’eletta francese).

“Qual è l’età legittima per essere considerato e ascoltato come giovane?… Quanto potere siete disposti, voi politici, a lasciare ai giovani?… Pensate davvero che l’impostazione di questa conferenza abbia permesso ai giovani di partecipare?…”

Se parliamo di giovani, parliamo di una categoria. Io ho 25 anni, faccio parte di questa categoria, di questa “periferia sociale”. La società è fatta secondo divisioni: i giovani, gli anziani, i bambini, i politici, i disabili, gli stranieri, i clandestini, i pensionati ecc ecc… La società è un eterna mise en abyme, un gioco di scatole cinesi. Mi chiedo: se apriamo le scatole? se le frontiere delineate per ogni categoria si fanno meno precise, cosa succede? la guerra? il caos? il conflitto? oppure semplicemente la democrazia, forse quella più vera, quella più condivisa, quella che fa dell’escluso un “incluso” in ogni fase della vita sociale e politica di un territorio. Ma oggi il conflitto fa paura; a me rassicura. E’ espressione di una sana società, quella ancora sveglia, quella che guarda, osserva, quella capace di reagire.

Il Sig. Patrick Braouezec (ex sindaco della città francese Saint Denis, nella periferia parigina, oggi deputato) ha detto nel pomeriggio conclusivo del convegno: “la democrazia partecipativa sta andando pericolosamente indietro perché l’esclusione cresce. La democrazia partecipativa non potrà esistere, non potrà crescere senza gli esclusi!”.

Facciamo quindi con i “senza”:  i senza tetto, i senza documenti, i senza lavoro, i senza “abilità”, i senza “futuro” (ovvero certi giovanni che si sentono abbandonati da un sistema in cui non si riconoscono), i senza terra… Facciamo con i “senza” per fare un vero “con”.

(* inviato alla redazione dalla pagina “Scrivi anche tu”)

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