Centri lager per stranieri, nasce nella piana una Rete per dire no

image_pdfimage_print

Il Ministero della difesa intende aprire un CIE (il vecchio CPT, Centro di Permanenza Temporanea, vedi box) nel comune di Campi Bisenzio presso l’ex poligono di tiro detto Hangarone. Questa notizia ha suscitato un acceso dibattito a tutti i livelli, facendo emergere uno scenario di diffusa contrarietà fra gli amministratori locali.
In risposta al progetto del Cie a Campi si è mossa anche la società civile fiorentina e della piana attraverso la creazione della “Rete contro i Cie”. Della Rete fanno parte numerose realtà tra cui l’Assemblea Autoconvocata, il Movimento di Lotta per la Casa, associazioni antirazziste come Il Centro delle Culture e ancora giornalisti, esponenti del sindacato di base e alcuni centri sociali come il Cpa e il Cantiere K100F di Campi. La Rete ha tenuto una prima assemblea ad ottobre alle Piagge presso il Centro Sociale il Pozzo, individuando alcuni obiettivi comuni: in primo luogo dare vita ad una massiccia campagna di informazione e sensibilizzazione contro l’istituzione di nuovi Centri di Permanenza, trasformati ad oggi dal governo italiano in Cie – Centri di identificazione ed espulsione. Dunque la Rete pone come nodo primario d’intervento la comunicazione alternativa e critica per impedire la costruzione del Cie in Toscana. Un nodo più delicato ma altrettanto importante è quello che riguarda la candidatura delle associazioni del terzo settore alla gestione del CIE, come già accaduto con i CPT, che va scongiurata.
I metodi utilizzati dalla Rete vanno dalle assemblee alle performance di strada come le carovane comunicative, con l’intento aggiuntivo di denunciare la crescita esponenziale delle misure razziste promosse dal governo e di contrastare il razzismo diffuso. Le successive assemblee quindicinali cambieranno di sede ogni voltaper coprire meglio il territorio e facilitare la partecipazione. Su tutto il territorio campigiano la Rete ha già distribuito volantini di contro informazione. Queste azioni capillari che partono dal basso sono secondo la Rete gli strumenti più idonei per contrastare la politica razzista dell’attuale governo.

Il Decreto legge Maroni che vuole “un CPT in ogni regione” poggia le basi sul concetto di “emergenza nazionale per l’immigrazione”, che promuove e asseconda l’ondata xenofoba che imperversa nel nostro paese.
Non è importante se le vecchie e nuove strutture di detenzione per migranti sono costosissime, come testimonia la cifra stanziata dal governo per i dieci nuovi CIE, che ammonta a 78 miliardi di euro, come non importa che tali spese abbiano assorbito il 60% delle risorse destinate all’immigrazione, senza aver avuto nessun ruolo reale nel contrasto all’immigrazione clandestina. è importante al contrario costruire “l’esigenza di sicurezza” ed inculcare il parallelismo fra “nemico” e “diverso”.
E questo disegno della destra italiana si sposa perfettamente con le esigenze del mercato. La normativa italiana sull’immigrazione, che genera per sua stessa natura “clandestini”, restringendo sempre più i canali di accesso legale, contribuisce infatti a creare un esercito di irregolari, soggetti deboli e dunque ricattabili.
La dimensione di illegalità imposta ai migranti li rende vittime predilette del mercato globale, dove economia sommersa e manodopera a basso costo sono indispensabili a reggere la concorrenza.
Katia Raspollini

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *