Centri accoglienza, la stampa può entrare ma solo per vedere il panorama

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ma è a loro precluso parlare con i migranti. LasciateCIEntrare: “La stampa è di fatto ancora imbavagliata su uno dei temi più delicati in ambito di politiche migratorie e diritti umani”

e formalmente non ci siano più ostacoli per entrare nei Cie e nei Cara della penisola, i giornalisti continuano a subire a censure. A denunciarlo è la campagna LasciateCIEntrare.
“Giovedì 26 gennaio le reporter Ilaria Roberta Sesana della testata “Terre Di Mezzo” e Milena Boccadoro del Tg3 Regionale del Piemonte sono entrate nel Cie di Torino, dopo avere fatto richiesta ufficiale alle autorità competenti. Le giornaliste hanno raccontato di non essere riuscite a parlare nemmeno con uno dei migranti reclusi. La motivazione addotta dai responsabili del centro e dai funzionari di Questura e Prefettura è che si crea tensione davanti alle telecamere. Ma le interviste non sono state possibili neanche senza telecamere. Davanti alle proteste delle giornaliste, che volevano raccontare i fatti sentendo non solo le voci ufficiali dell’ente gestore e delle autorità, ma anche parlando direttamente con chi subisce la reclusione nel Cie, i responsabili della struttura hanno chiesto di inoltrare una nuova richiesta perché forse in futuro si potrà entrare nella sezione femminile del Cie”.

Quindi, ciò che è stato concesso dal ministero dell’Interno è l’ingresso tout court nei Cie, senza l’assicurazione di poter entrare in contatto con chi nei Cie è recluso, e cioè i migranti. Per la campagna LasciateCIEntrare, tutto ciò rappresenta una “pesante limitazione alla libertà di stampa”. E ricorda: “I Cie costano milioni di euro. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, recentemente il governo Monti ha autorizzato una spesa di 17,7 milioni di euro per il funzionamento nel 2012 di due ex tendopoli adibite a Cie, quelle di Santa Maria Capua Vetere, bruciata con una rivolta nel corso del 2011 e di Palazzo San Gervasio (Pz), definita da inchieste giornalistiche la Guantanamo italiana”.

“Abbiamo paradossalmente rilevato” scrive invece in una nota Monica Cerutti, consigliera regionale di Sinistra Ecologia e Libertà e aderente alla Campagna “una complicazione dell’ingresso: come consigliera regionale adesso è necessaria per l’entrata la delega del presidente del Consiglio regionale, mentre prima non lo era. Ai giornalisti è stato al momento concessa solo l’entrata nella palazzina centrale con la possibilità di visionare la struttura dall’alto dalla sua terrazza. E’ stata rimandata a una visita successiva la possibilità di entrare con le telecamere nelle aree dove sono ospitate le persone trattenute. Rispetto alla nostra precedente visita dell’autunno scorso ci è stato comunque segnalato che le condizioni interne sono molto più tese. Per noi questo è motivo di grande preoccupazione”.

Dopo giorni di attesa per l’autorizzazione, le giornaliste hanno potuto parlare solo con i gestori della struttura del Cie di corso Brunelleschi a Torino e dare un occhio alle “gabbie” del Centro dall’alto di una terrazza. “La stampa è di fatto ancora imbavagliata su uno dei temi più delicati in ambito di politiche migratorie e diritti umani” concludono gli attivisti di LasciateCIEntrare, che rinnovano la loro denuncia contro la censura e per il rispetto dei diritti umani delle persone rinchiuse nei Cie.

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