"Centrali italiane sicure come in Giappone". L'imbarazzo della lobby nuclearista

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di Giorgio Meletti per il Fatto Quotidiano

Per capire l’imbarazzo della lobby nuclearista italiana basta leggere a pagina  20 dello studio intitolato “Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”, pubblicato sei mesi fa dall’Enel: “I moderni criteri di progettazione e le procedura di sicurezza adottate consentono alle centrali nucleari di resistere perfettamente a situazioni estreme, quali calamità naturali, come dimostra il caso del Giappone, uno dei Paesi a maggior rischio sismico”. Lo studio, commissionato a The European House-Ambrosetti, doveva rappresentare la summa del nostro sapere in materia nucleare, e voleva essere il primo passo per costruire consenso attorno al Rinascimento nucleare lanciato dal governo Berlusconi con la costruzione di otto nuove centrali atomiche.

LA RICERCA è stata coordinata da un Comitato guida così composto: Faith Birol, capo economista dell’Agenzia internazionale per l’Energia, Gianluca Comin, direttore delle relazioni esterne dell’Enel, Bruno D’Onghia, responsabile per l’Italia dell’Edf (il gigante elettrico-nucleare pubblico francese), Sergio Garribba, consigliere del ministro dello Sviluppo economico, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl), Carlo Rossella, presidente della Medusa Film (gruppo Fininvest), l’economista Nicola Rossi e l’oncologo Umberto Veronesi, in seguito nominato presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare.

Veronesi ha dimostrato la sua equanimità dichiarando solo una settimana fa: “Senza nucleare l’Italia muore”.

Se dunque le centrali giapponesi, con tecnologia di 40 anni fa, hanno finora resistito a terremoti come quello di Kobe del 1995 (7,2 Richter), ed erano quindi stimate resistenti fino al grado 7,75 Richter, un terremoto di grado 8,9 con tsunami conseguente fa saltare tutti i calcoli. Come quelli per cui i nostri esperti hanno messo nero su bianco che le nuove centrali italiane avrebbero una probabilità di incidente catastrofico ogni cento milioni di anni (testuale).

La parola d’ordine del governo è sempre la stessa: “Si va avanti”. Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha detto ieri di volersi rimettere a un coordinamento europeo sul tema della sicurezza, invitando a non farsi prendere dall’emotività.

IL PROBLEMA è che mentre la Francia di Nicolas Sarkozy ha detto che andrà avanti senza problemi con le sue decine di centrali, alcune molto vecchie, il cancelliere tedesco Angela Merkel si è rimangiata la recente decisione di allungare la vita produttiva delle centrali più vecchie.

Una mossa che getta nello scompiglio i lobbisti dell’atomo: la Merkel aveva deciso su dati errati o ha cambiato idea su base irrazionale? Qualsiasi risposta mette in crisi i dogmi del nucleare sicuro.

E infatti, complice la scarsa voglia di Berlusconi di mettersi nei guai con un referendum nucleare che rischia di far da traino a quello sulla giustizia, quelli che contano stanno già preparando la frenata.

Ieri il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha diffuso una nota dal tono diverso: “A noi sta a cuore l’indipendenza energetica dell’Italia, ma prima e di più sta a cuore la salute e la sicurezza dei cittadini e non sarà mai assunta alcuna decisione che la possa metterle a rischio”. Nel frattempo c’è da segnalare un berlusconiano “malpancista”, il deputato Fabio Rampelli, che ha chiesto al governo di abbandonare la strada nucleare e comunque di lasciare agli elettori Pdl la libertà di scelta al referendum. Mentre il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha insistito ieri sulla linea “no all’emotività” e “andiamo avanti con il nucleare”.

APPARENTEMENTE la stessa posizione l’ha mantenuta il numero uno dell’Enel Fulvio Conti. Anche lui ha detto, parlando a Londra dove ha presentato il brillante bilancio 2010, che non dobbiamo “reagire in maniera emotiva”, e che l’unico problema che si pone adesso è “aspettare e analizzare” quanto sta accedendo in Giappone, per poi lavorare ulteriormente sulla sicurezza delle centrali.

E’ improbabile che l’Enel punti ad aumentare la sicurezza passando dalla probabilità di un incidente ogni cento milioni di anni a quella di un incidente ogni miliardo di anni. Più realisticamente Conti sta già allungando i tempi. Ha detto che rinunciare al nucleare sarebbe un grave danno per l’Italia (ma non per l’Enel) e ha annunciato che nel piano industriale 2011-2015 “sono previsti 300-400 (a fronte di 20 miliardi totali del piano nucleare, ndr) milioni di investimenti per preparare le procedure di autorizzazioni per arrivare entro il 2015 ad un progetto definitivamente approvato e cantierabile”.

TRADUZIONE: il sogno di Berlusconi e Scajola, cantieri aperti entro la legislatura (primavera 2013) è già rinviato di almeno due anni e mezzo. Già nei mesi scorsi segnali simili a un “rompete le righe” erano arrivati dal governo. Conti sta concretamente tirando il freno. Ma l’ordine di servizio non è ancora arrivato ai lobbisti, che continuano imperterriti la loro propaganda del “tutto va bene”.

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