Caso lavavetri, l'intervista. Il condominio del centrosinistra e la difesa della ‘gente perbene’

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‘Non persone’ è il titolo di un noto volume pubblicato nel 1999 dal sociologo dei processi culturali Alessandro Dal Lago. Il sottotitolo dice tutto: ‘L’esclusione dei migranti in una società globale’. Dal Lago vi descrive il primo leghismo, ossia lo sfruttamento a fini politici delle paure e degli istinti razzisti di fronte al fenomeno migratorio. Un’analisi utile anche oggi, alla luce della deriva securitaria della giunta comunale fiorentina voluta dal sindaco Domenici.

Professore, la vicenda dei lavavetri a Firenze e le campagne di sindaci del nascente Partito Democratico ricordano quella stagione. È così?
“È vero, ma non dobbiamo pensare solo al leghismo degli albori. Anche all’epoca del primo centrosinistra, 1996-2001, si dicevano cose del genere. Anche Veltroni le diceva. Certo, giustamente attribuiamo al leghismo la retorica più forte su questi argomenti. La Padania, quando è uscita la notizia dell’ordinanza di Firenze, ha titolato a ragione ‘Siamo tutti leghisti’. Ma le letture che oggi ci propongono certi sindaci non sono diverse da quelle del centrosinistra di dieci anni fa. Nella cultura del centrosinistra, e dei Ds in particolare, c’è un fondo utilitaristico e forcaiolo che ormai è venuto fuori.”

Dieci anni fa certe posizioni erano però meno plateali.

“Mica tanto. Nel ‘97 quando la nave italiana Sibilla speronò e affondò la Kater I Rades, causando decine di morti fra i migranti che erano a bordo, il governo Prodi accettò la versione fornita in quel tempo dai media, che parlavano di criminalità albanese e di clandestini, non di migranti. Nessun membro del governo si presentò a Brindisi, né venne organizzata una cerimonia in ricordo di tanti morti innocenti, inclusi molti bambini. Oggi questa cultura della durezza è il nuovo manifesto sarkoziano del centrosinistra.”

Queste scelte repressive hanno lo scopo di arrivare ad un nuovo posizionamento politico?
“Sicuramente c’è questo elemento, ma c’è anche un cultura da portieri di condominio: si vuole sbarrare la strada a chiunque voglia entrare nel piccolo mondo dei privilegiati, della gente per bene, che ora si considera vittima dei disgraziati. La cosa spaventosa è questa: gente che si considera di sinistra ha invertito i termini della sua cultura d’origine, non lotta più contro i privilegi, ma trasforma i privilegiati, le persone ‘normali’, in vittime dei lavavetri, dei bulli, dei vagabondi, dei Rom. Che vogliamo fare? Spedire tutti in prigione? Fra poco avremo dimenticato tutto, ma sotto i piedi resterà la morchia dell’avvelenamento che abbiamo diffuso fra i cittadini.”

Eppure l’ordinanza contro i lavavetri gode di ampio consenso.
“Non c’è da stupirsi. Basta conoscere un po’ i fenomeni di globalizzazione, per sapere che il nostro è un mondo di persone che difendono il loro piccolo benessere precario. C’è però una questione di libertà: se la mia libertà mi sta davvero a cuore, devo difendere anche quella degli altri. E poi c’è un problema di solidarietà sociale: i Comuni dovrebbero occuparsi di questa e non della repressione. O vogliamo trasformare anche i vigili urbani in forze di polizia vere e proprie? Siamo già uno dei paesi al mondo col più alto numero di agenti di sicurezza in rapporto alla popolazione.”

Che cosa c’è alla fine di questo tunnel?
“Alla lunga naturalmente c’è il fascismo, la cultura fascistoide alla Sarkozy.”

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