14 novembre 2018

Caso lavavetri: l'editoriale. La paura e la distrazione

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Dal 21 settembre scorso a Firenze un gruppo di persone sta portando avanti una protesta nonviolenta per il ritiro della famigerata ordinanza sui lavavetri. Si tratta di uno sciopero della fame a staffetta, 24 ore a testa senza mangiare, che ha visto ogni giorno due persone sostare con grandi cartelli davanti a Palazzo Vecchio, sede del Comune, per testimoniare la propria adesione al digiuno. Altri hanno invece digiunato ‘privatamente’, indossando un adesivo di spiegazione. L’esperienza del presidio in piazza e degli scambi con i passanti, fiorentini e non, viene puntualmente narrata in un blog, http://digiunoastaffetta.blogspot.com.

“Noi anziani abbiamo paura ad uscir di casa, siamo fragili, in balia di queste persone che scippano, aggrediscono, rubano nelle nostre case e ce le portano via le case, quei pochi alloggi popolari che ci sono li assegnano tutti a loro”. Queste le parole di una signora fiorentina, una delle poche in verità che almeno ha cercato un dialogo con i manifestanti, invece di ignorarli o disprezzarli in silenzio. Ma anche nel silenzio degli altri si intuisce se non la paura almeno il fastidio, l’insofferenza profonda e irrazionale, verso tutta questa gente che vien qui a chiedere, ma cosa vogliono, non se ne può più. Un sentimento che ormai sembra radicato anche a sinistra, una paura rabbiosa che qualcuno maschera col desiderio di legalità. Quella parità di diritti e doveri che ogni giorno vediamo calpestata dai più ricchi e dai più potenti, quel rigore nell’applicare una legge uguale per tutti, lo pretendiamo ‘almeno’ verso i più sfortunati, i più deboli, che non hanno visto il cartello “Non disturbare”. E dall’alto ci accontentano, con piacere e sollievo, perché è più facile e conveniente sequestrare 4 secchi che affrontare i problemi veri di una città sempre più caotica, inquinata, rumorosa, egoista e rabbiosa. Anzi, qui come altrove, in scala ridotta, la paura dei barbari serve da diversivo, ci distrae dalla cementificazione, dai morti sul lavoro, dal biossido di carbonio, dalle privatizzazioni. Problemi enormi, tanto grandi che rischiamo di sentirci frustrati e impotenti se ci azzardiamo anche solo a prenderne coscienza.

La strategia della distrazione ci spinge allora a trovare un nemico esterno, possibilmente inerme, su cui concentrare le nostre forze, senza porsi troppi perché, né cercare cause sociali, politiche, storiche. Non c’è tempo per queste sciocchezze, perché solo un intervento rapido, non importa se inefficace, può placare la nostra arrabbiatura e mantenerci concentrati sul ‘nemico’. A noi la scelta: stare al gioco o… digiunare.

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