Casi Fragai e Cocchi, come alimentare l'antipolitica tra conflitti di interesse e ripescaggi

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di Riccardo Capucci

Paolo Cocchi e Agostino Fragai, assessori regionali del Partito democratico fino al 2010. Il primo è finito in un’inchiesta della procura di Firenze, per aver “facilitato” affari urbanistici poco chiari tra il Mugello e Firenze; il secondo, dopo aver centrato il suo impegno politico sul tema della “partecipazione” dei cittadini alle opere impattanti sul territorio sembrava sparito dal giro che conta. In un paio di giorni tutti e due tornano a galla nelle cronache, protagonisti di due storie che a noi non convincono per niente.

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Paolo Cocchi

La prima vede protagonista Cocchi, nominato da Fidi Toscana, la finanziaria della Regione Toscana, nel cda di Mukki Latte per rivestire la carica di vicepresidente. Un ripescaggio da 22.000 euro l’anno, pagati dalla collettività per una persona che non soltanto ha un procedimento giudiziario aperto ma che di latte e derivati non sa assolutamente nulla. Perché la Regione ha fatto questa scelta? Le facoltà di economia delle Università toscane non sfornano più giovani manager bravi e competenti? A quanto pare le relazioni e la commistione tra partiti e società partecipate contano comunque di più rispetto al merito e alla logica.

Nella seconda vicenda Fragai riveste il ruolo di responsabile delle relazioni esterne di Nse, la ditta costruttrice del pirogassificatore di Castelfranco, in provincia di Pisa. Un impianto bocciato proprio dal percorso di coinvolgimento dei cittadini previsto dalla legge regionale sulla partecipazione, elaborata dallo stesso Fragai, e che adesso la Regione vuol far costruire a tutti i costi. Fragai in pochi mesi compie una giravolta, tradisce il valore della partecipazione e si schiera naturalmente dalla parte dell’impresa che lo paga.

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Agostino Fragai

L’uomo di Nse, interrogato da Repubblica che gli domanda se la “sua” legge non sia in realtà un inganno, afferma: “La legge non può sostituire la responsabilità delle istituzioni nel prendere le decisioni, nel dire l’ultima parola.” Meglio stare dalla parte del business, quindi, contro quei cittadini preoccupati giustamente per la loro salute che invece di fare casino e bloccare tutto, hanno la colpa di rifiutare il pericoloso impianto all’interno di un processo la cui validità e trasparenza è garantita dalla Regione.

Enrico Rossi, oggi presidente della Toscana e al tempo collega dei due ex assessori, ha nulla da dire su queste due vicende? E la maggioranza che governa la Regione?

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