23 settembre 2018

Case popolari, in Toscana sono i più poveri che restano fuori

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La casa in Toscana è sempre più un’emergenza. La responsabilità è da addossare principalmente ai comuni, troppo sovente tendenti a favorire gli interessi dei costruttori, piuttosto che le famiglie bisognose. Ma i dati mostrano anche una forte ingiustizia nei criteri di assegnazione delle case popolari. Ecco perché è la Regione – competente in materia – a dover approvare una nuova legge. Sta provando a promuoverla da tempo l’assessore alla casa Eugenio Baronti. “Ci stiamo lavorando – spiega – una normativa che dopo 4 anni che se ne discute, in cui è cresciuta l’ingiustizia sociale ed è aumentato lo spreco di risorse, è diventata ormai improrogabile”. Ma il tema è delicato e lo stesso assessore fa intendere che le resistenze non sono facili da vincere. Una recente ricerca dell’Irpet ci dice che oggi in Toscana le fasce più povere e disagiate rimangono fuori dalla possibilità di accedere alle case popolari. Il reddito familiare medio di chi ha accesso all’edilizia sovvenzionata – a totale carico dello Stato e destinata alle famiglie più disagiate – è infatti di 17.506 euro. Il reddito medio di chi accede al contributo per l’affitto – che dovrebbe alleggerire la situazione delle famiglie mediamente disagiate – è invece di 11.304 euro. Balza subito all’occhio che i più poveri si trovano non nella fascia di maggiore protezione, ma nella seconda fascia. Su 20.000 famiglie che fanno domanda per avere il canone di mercato alleggerito, solo il 50% viene soddisfatto. è la richiesta delle famiglie meno disagiate infine, che dovrebbe essere soddisfatta dall’edilizia agevolata. Secondo la ricerca poi, il 5% circa dei 24.600 assegnatari ha un reddito che supera i 50 mila euro, dove il reddito medio regionale toscano è di 32.000 euro. A fronte di questo, oltre 20.000 famiglie con reddito medio di 11.000 euro, sono costrette fuori dal sistema e solo il 50% di loro ottengono un contributo affitto estremamente modesto rispetto al costo reale di un affitto di mercato. I dati dell’indagine mettono in rilievo anche la lunga permanenza delle famiglie assegnatarie negli alloggi Erp. Ciò significa che appartamenti grandi sono usati da famiglie piccole, spesso addirittura da single, mentre si assiste al sovraffollamento di famiglie numerose in appartamenti troppo piccoli. Ma le anomalie non finiscono qui: vi sono persone che vivono in bilocali e pagano un canone mensile, a parità di reddito, uguale a chi vive in alloggi di grande dimensioni. Oppure c’è chi paga lo stesso canone mensile nonostante una differenza di reddito che qualche volta arriva addirittura alla metà. Per tutte queste ragioni, fra le linee guida necessarie per la nuova legge, deve esserci anzitutto l’incremento del patrimonio Erp e di edilizia agevolata in affitto. In sostanza: investire maggiormente sulle case popolari. E poi rivedere e calibrare i criteri di selezione dei singoli interventi, anche superando la suddivisione classica fra edilizia sovvenzionata o agevolata e favorire così progetti integrati. Certamente poi serve la collaborazione dei comuni. Proprio quello che non sta facendo Firenze, favorendo i costruttori rispetto all’edilizia pubblica. E’ successo così per il piano 20.000 alloggi in affitto, che maschera il regalo fatto ai palazzinari. Cementificazioni autorizzate con varianti al piano regolatore su aree precedentemente destinate a servizi pubblici, verde pubblico o agricolo. Solo una parte di queste case è destinata ad edilizia agevolata.

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