Case, camere, letti:

image_pdfimage_print

tutti i numeri dell’accoglienza
Su cinque abitazioni in città, quattro sono di proprietà mentre soltanto una è
in affitto, e contesa da molti – residenti a basso reddito, lavoratori
pendolari, studenti universitari, turisti a media permanenza, migranti. è
questa l’impietosa fotografia della situazione del patrimonio abitativo
fiorentino scattata al Censimento del 2001. Insieme al caro-affitti e alla
dismissione del patrimonio residenziale pubblico (2.500 case popolari in meno
rispetto al 1991), questi numeri spiegano parte delle difficoltà incontrate
dagli immigrati nell’accesso ad un’abitazione dignitosa. Ma non dicono ancora
tutto: è infatti la discriminazione a rendere ancora più drammatica la ricerca
della casa, anche per chi potrebbe permettersela. Di fronte alle difficoltà,
gli immigrati sono lasciati soli.
Dal 1999, le assegnazioni di case popolari sono state circa 800, mentre le
richieste nel bando del 2000 erano 4.745, di cui ben 883 di cittadini
immigrati, e anche nel recente bando del 2004 superano le 4.000. Oltre
l’edilizia residenziale pubblica, il Comune gestisce il servizio per
l’emergenza alloggiativa, una rete di strutture di accoglienza che
complessivamente mette a disposizione oltre 600 posti letto. Uno sforzo
notevole, al quale vanno aggiunti nel caso dei migranti gli alloggi sociali
per lavoratori di Via Baccio da Montelupo e Via del Porcellana, ma che
tuttavia è ancora insufficiente, come dimostra il ricorso continuativo ad
affittacamere privati (150 persone, la metà stranieri), con una spesa peraltro
notevolissima, vicina al milione di euro ogni anno. E anche nelle strutture di
accoglienza, al 2001 gli stranieri presenti rappresentavano circa la metà
degli utenti: 227 persone sole e 52 famiglie. Sono ancora una volta cifre che
testimoniano il forte disagio abitativo diffuso tra gli immigrati.
Le condizioni alloggiative degli stranieri vengono esasperate
dall’irregolarità del soggiorno, ma anche tra molti dei regolari è fortissima
l’esclusione abitativa, che rapidamente può trasformarsi in esclusione sociale
e povertà assoluta. Nell’inverno 2003-2004, ad esempio, il servizio Emergenza
Freddo ha ospitato 310 persone, di cui circa un terzo stranieri,
prevalentemente rumeni, albanesi e nordafricani. I posti disponibili per
questo servizio, che intende dare una sistemazione provvisoria nei mesi più
freddi a chi non ha altro posto che la strada, sono stati fortemente ridotti
rispetto all’anno precedente. Ad oggi, possono essere ospitate 150 persone,
anche prive di documenti, all’Ostello del Carmine, all’Albergo Popolare, in
Via del Porcellana, e più di recente a Montedomini, alla Stazione Centrale e
alla Chiesa dei Barnabiti. Nemmeno la recente apertura di queste ultime
strutture, necessarie per fare fronte alle situazioni critiche di quanti
restavano fuori dalle accoglienze ordinarie, sembra però essere sufficiente:
secondo alcune associazioni di settore (Aurora, Il Muretto, Arci), che
lamentano anche le troppe regole fissate per poter accedere alle strutture
dell’emergenza (residenza anagrafica a Firenze, permesso di soggiorno valido,
orari rigidi, turn-over obbligatori, ecc.) rimarrebbero ancora privi di una
sistemazione circa 300 senza fissa dimora, tra i quali si contano moltissimi
immigrati. Il decesso di una donna di origine polacca di 58 anni, il cui corpo
esanime è stato ritrovato lo scorso gennaio nei vagoni in disuso della
Stazione di Campo di Marte, e i casi di chi ha perso la vita cercando tregua
dal freddo nei cassonetti dei rifiuti, chiedono politiche più attive, attente,
realmente adeguate non solo quantitativamente.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *