15 dicembre 2018

Case popolari, quando si comincia?

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di Alessandro Zanelli

Petizioni dei comitati degli assegnatari, Unione inquilini, Cobas, Movimento di lotta per la casa), e, non ultimo, proiettili recapitati direttamente all’assessore Baronti (un fatto condannato da tutto il mondo sindacale ed associazionistico), sono riusciti nell’intento di far bloccare, non si sa per quanto, la temutissima legge di riforma del settore dell’edilizia residenziale pubblica. In attesa di capire se si riuscirà a trovare un accordo entro il termine massimo di dicembre, è in arrivo un fiume di denaro per le case popolari: parola di Eugenio Baronti, assessore regionale alla casa. 143 milioni stanziati dalla giunta i primi di luglio che, sommati ai 186 milioni sbloccati nei mesi scorsi e ai 20 milioni che si libereranno nelle prossime settimane, diventano “magicamente” 349 milioni di euro. In effetti sono cifre da capogiro. Ma verranno davvero spesi? Come? E con che tempi? Il quesito è più che legittimo, visto che sono vari anni che questi soldi giacciono nelle casse dei LODE (il nome sta per “Livello ottimale di esercizio”: si tratta di una forma di esercizio associato con cui i Comuni di una Provincia gestiscono le funzioni inerenti all’edilizia residenziale pubblica, n.d.r.), senza che sia mai stata spesa una lira per costruire nuovi alloggi popolari. “Con questi soldi si renderanno disponibili oltre 3000 nuovi alloggi, dei quali 680 case popolari vuote perché degradate, e si attiveranno interventi di manutenzione per altri 10.294 appartamenti. Il problema non è vendere per acquisire risorse e realizzare nuove abitazioni, il vero problema è spendere le risorse disponibili, che in questi anni non sono state spese”, assicura l’assessore. “Si tratta di soldi che dovevano essere disponibili già da un bel pezzo”, gli fa eco l’avvocato Pierri, segretario provinciale dell’Unione Inquilini. “E’ dal 2003 che aspettiamo lo sblocco dei fondi. Ma la cosa più grave è che manca totalmente un piano casa regionale”, prosegue l’avvocato, “e gli enti sono totalmente impreparati a ricevere questo fiume di denaro. Non esiste nessun coordinamento tra gli enti locali e si rischia di ripetere l’esperienza di Novoli, dove quasi tutti gli appartamenti sono rimasti sfitti e sono stati restituiti alla proprietà”. Già, perché la paura più grossa è che solo una minima parte di questi soldi siano utilizzati per l’edilizia residenziale pubblica, e che il grosso vada a sovvenzionare il settore privato, in grande difficoltà, attraverso il cosiddetto social housing: la proprietà rimane del privato, che affitta al comune che, a sua volta, affitta a canone sostenibile a chi ci va ad abitare. Risultato: affitti troppo alti e case che rimangono sfitte. “I soldi che sono stati sbloccati erano soldi ERP; farci social housing non è corretto, è solo un affare per il privato in crisi”, commenta Pierri.
L’assessore è comunque convinto che questa sia la volta buona per dare una smossa a tutto il settore. “Oggi c’è maggiore consapevolezza rispetto a 5 mesi fa di un’emergenza grossa abitativa”, sottolinea, “ci sono le risorse in questo momento, ognuno faccia la propria parte per accelerare i tempi e per poterle spendere, perché vorrebbe dire attivare qualche migliaio di cantieri. Non dipende dalla Regione e neanche da me. Ogni amministratore, dal sindaco, all’assessore comunale, al gestore, deve fare la propria parte in  maniera responsabile”.
Ma a Firenze quali sono gli edifici che verranno riqualificati? E dove sorgeranno i nuovi alloggi? “Questo non saprei…”, risponde l’assessore, “comunque basta chiedere l’elenco pubblico degli interventi al gestore, ovvero Casa spa. Io vorrei spendere i soldi in due, tre anni”. “La realtà per ora è che a Firenze non ci sono cantieri aperti, a parte qualche goccia nell’oceano”, commenta Pierri
L’interrogativo quindi rimane. Sarà davvero la volta buona per realizzare interventi rinviati da anni e anni? Si apriranno davvero “migliaia” di cantieri per vere ristrutturazioni e per costruzioni di nuovi alloggi?

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