Casapound a Coverciano, il quartiere dice no

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Finalmente anche dalle istituzioni fiorentine si leva una voce contro lo sbarco di Casapound a Coverciano.
Il Consiglio di Quartiere 2 ha infatti approvato una mozione che invita Palazzo Vecchio ad evitare l’apertura della sedicente libreria “Il Bargello” targata Casapound, poiché “non si può tollerare che a Firenze, medaglia d’oro per la Resistenza, sempre distintasi per i valori di pace, tolleranza e antifascismo, trovi spazio una tale associazione”.
Nella mozione si ricorda anche la strage compiuta 3 anni fa da Gianluca Casseri, simpatizzante di Casapound, che uccise due ragazzi senegalesi e ne ferì gravemente un terzo, e si chiede quindi che “a Casapound e ad associazioni ad essa riconducibili sia negata la possibilità di accedere a spazi pubblici o sedi istituzionali”.

La Coverciano antifascista invita Venerdì 30 gennaio dalle ore 20.00 al circolo “La loggetta” in via Aretina 301, dove ci sarà un aperitivo di finanziamento con mostra fotografica e raccolta firme.
Domani 24 gennaio si svolgerà un secondo presidio di cittadini e antifascisti, dopo quello di sabato scorso. Appuntamento in via D’Annunzio davanti alla ASL.

Per chiarire meglio chi sono i “fascisti del terzo millennio” rilanciamo di seguito un pezzo da “il manifesto”, scritto all’indomani dell’assalto di Casapound al centro sociale Dordoni di Cremona, dove in 50 hanno preso a sprangate otto ragazzi, lasciandone a terra uno con il cranio sfondato. Emilio è ancora in ospedale in gravi condizioni.

La vera natura di Casa Pound, di  Saverio Ferrari, da il manifesto

Destre. Dopo l’aggressione di Cremona, nella città che fu del ras Roberto Farinacci

Casa Pound Cre­mona, la sezione dell’organizzazione nell’ambito lom­bardo pro­ba­bil­mente più con­si­stente, fin dalla sua nascita nel mag­gio 2013, seguendo una regola interna che a ogni sede cor­ri­sponda un’intestazione pro­pria, si è scelta il nome di «Stoc­ca­fisso». Appa­ren­te­mente un gioco. Nella città che fu del Ras Roberto Fari­nacci, gran orga­niz­za­tore di squa­dracce, que­sto par­ti­co­lare è tutt’altro che inno­cuo. La sto­ria rac­conta che sul finire del «bien­nio rosso», quando i fasci­sti della bassa val Padana si videro reca­pi­tare da alcune pre­fet­ture il divieto di dete­nere i man­ga­nelli, ricor­sero all’uso di pezzi di bac­calà, stec­che dure lun­ghe più di un metro e mezzo da uti­liz­zare come bastoni. Da qui la scelta del nome, indi­ca­tivo della natura di Casa Pound, che ispi­ran­dosi al primo movi­mento fasci­sta, quello degli esordi, esalta osten­ta­ta­mente l’epopea delle aggres­sioni ai diri­genti e ai mili­tanti socia­li­sti e comu­ni­sti come degli assalti alle sedi delle camere del lavoro e delle leghe con­ta­dine. L’attacco pre­or­di­nato di dome­nica sera al cen­tro sociale Dor­doni di Cre­mona, non a caso, è stato con­dotto seguendo gli anti­chi inse­gna­menti, con­cen­trando gruppi di pic­chia­tori, anche pro­ve­nienti da altre città (Parma e Bre­scia), per col­pire in forte supe­rio­rità nume­rica, senza problemi.

Più volte Casa Pound ha anche «mimato» in cor­tei per le vie di Roma le «spe­di­zioni puni­tive» del 1920–1921 sfi­lando su camion sco­perti con a bordo mili­tanti agghin­dati con tanto di Fez. Le stesse deno­mi­na­zioni con cui ha mar­chiato i pro­pri punti di ritrovo o i pro­pri siti di rife­ri­mento, dalla libre­ria La Testa di Ferro (in ricordo del gior­nale fon­dato nel 1919 da Gabriele D’annunzio al tempo dell’impresa fiu­mana) al forum inter­net Viva­ma­farka (dal romanzo-scandalo di Mari­netti del 1909, Mafarka il futu­ri­sta, sot­to­po­sto in que­gli anni a pro­cesso per oltrag­gio al pudore, in cui si decan­ta­vano le gesta imma­gi­na­rie di un re nero che amava la guerra e odiava le donne), dicono di que­sta identificazione.

Non siamo di fronte a sem­plici sug­ge­stioni cul­tu­rali. Dalle sue fila, ana­liz­zando i fatti acca­duti, solo negli ultimi tre anni, pro­ven­gono Gian­luca Cas­seri che a Firenze nel dicem­bre 2011 ha assas­si­nato a colpi di pistola due ambu­lanti sene­ga­lesi, feren­done gra­ve­mente un terzo, e Gio­vanni Ceniti, ex respon­sa­bile di Casa Pound Novara, uno dei kil­ler di Sil­vio Fanella ucciso a Roma nell’estate scorsa. Un’organizzazione che la Cas­sa­zione, il 27 set­tem­bre 2013, nell’ambito di un pro­ce­di­mento a Napoli con­tro il suoi diri­genti locali ha giu­di­cato «ideo­lo­gi­ca­mente orien­tata alla sov­ver­sione del fon­da­mento demo­cra­tico del sistema».

Prima dell’aggressione di Cre­mona, solo qual­che set­ti­mana fa, a fine dicem­bre, se ne era veri­fi­cata un’altra, con le stesse moda­lità, a Magliano Romano, dove una ven­tina di squa­dri­sti di Casa Pound con i pas­sa­mon­ta­gna, armati di spran­ghe e bastoni, ave­vano aggre­dito i tifosi dell’Ardita, un club di sup­por­ter della squa­dra romana di cal­cio del quar­tiere San Paolo. Sette i feriti, con frat­ture, esco­ria­zioni ed ecchimosi.

L’incredibile impu­nità di cui gode Casa Pound è sotto gli occhi di tutti. È tempo di porre il problema.

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