Casaggi celebra i cecchini fascisti, Sindaco e istituzioni restano immobili

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Riceviamo da perUnaltracittà e volentieri pubblichiamo

La “commemorazione dei franchi tiratori” in occasione della Liberazione dal Nazifascimo di Firenze è una pura provocazione. Quanto avvenuto negli ultimi giorni non può passare sotto silenzio, senza che le autorità competenti, e responsabili, forniscano chiarimenti e risposte.

L’omaggio agli assassini fascisti ha assunto quest’anno un immeritato rilievo per la esplicita convocazione dell’iniziativa da parte di alcuni gruppi dell’estrema destra, legati anche al PdL. Si è connotata quindi appieno come iniziativa politica, che si richiama esplicitamente ai valori, alle azioni, alle idee proprie di quel regime fascista che veniva spazzato via in quell’agosto del 1944.

Chiediamo pertanto alle autorità competenti, oggi attive a Firenze, città Medaglia d’oro della Resistenza

1) Cosa ci vuole ancora per caratterizzare una iniziativa come chiara apologia del fascismo, e quindi prendere gli adeguati provvedimenti per non consentirne lo svolgimento, in quanto contraria alla legge e al dettato costituzionale?

2) Quanto dovremo aspettare perché la solerzia che ha portato alla denuncia di due persone ree di aver fatto una scritta sul muro di Trespiano si diriga piuttosto nei confronti di chi come Casaggi, con tanto di firma, imbratta da mesi ogni muro della città con chilometri di manifestini deliranti, scritte e simboli?

3) Che fine ha fatto l’annunciata iniziativa del sindaco Renzi, che prevedeva la pulitura dei muri e multe salatissime per chi come Casaggi ha imbrattato la città? I muri sono sempre sporchi, le multe finiranno nel dimenticatoio?

Con un pensiero grato a tutti coloro, partigiani e popolo insorto, che 67 anni fa, spesso con il sacrificio della vita, resero libertà e dignità a una città e a un paese mortificati e messi in ginocchio da vent’anni di spietata dittatura, aspettiamo risposte a queste domande dal Sindaco, dal Questore, dal Prefetto, perché a quelle persone, e a quella memoria, si deve il rispetto che meritano.

0 Comments

  1. viola

    Questi coglioni che celebrano i vili cecchini, per appagare le loro frustrazioni intellettuale e fisiche, non hanno idea minimamente di cosa è accaduto, andrebbero presi e fargli rivivere coi racconti dei diretti interessati, le stragi di bambini e donne innocenti, che i loro eroi hanno compiuto, i loro eroi assassini impuniti, questi seguaci dovrebbero scontare le pene che i veri assassini non hanno potuto scontare a causa della politica!
    Questi che osannano assassini, osannano il cancro che aveva colpito l’italia, e confermano la loro pericolosità!

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  2. ((A))

    A guardia d’un cimitero

    Per la polizia, si sa, i cittadini democratici perfetti sono i dormienti che trascorrono l’intera esistenza a credere, obbedire e lavorare. La pace sociale ideale dei tutori dell’ordine è quella che precede ed assomiglia alla pace eterna. Chiunque dia qualche segno di vita, anche solo alzando troppo la voce, chiunque manifesti di non possedere un pensiero a sonno lento, chiunque si distingua per un qualsiasi movimento diverso dalla contrazione involontaria, diventa immediatamente sospetto ad occhi in grado di apprezzare solo la bellezza dei cadaveri, ovvero una taciturna immobilità. Ma che i poliziotti stiano a guardia d’un cimitero, a quanto pare è assai più di una metafora. Non si limitano a vegliare affinché nessuno disturbi il silenzio e la quiete che regnano nel campo sociale, in mezzo ai cosiddetti vivi: fra i loro compiti c’è anche quello di proteggere le mura dei campi funebri, almeno di quelli che ospitano le ossa dei vecchi massacratori fascisti.
    Se ne sono accorti due passanti che, mentre transitavano la notte del 10 agosto davanti al cimitero di Trespiano, alle porte di Firenze, non hanno saputo resistere alla tentazione di fermarsi ed anticipare l’omaggio ai franchi tiratori in camicia nera previsto per la mattina seguente da parte della Giovane Italia e di Casaggì (è il grazioso modo di queste due organizzazioni fasciste di ricordare l’anniversario della liberazione di Firenze, avvenuta l’11 agosto 1944: deporre corone di fiori alle carogne dei cecchini che in quei giorni, con vero sprezzo del pericolo, spararono alla cieca sulla folla). Avevano appena finito di tracciare una scritta, quando hanno visto accorrere un gruppetto di custodi notturni sotto forma di agenti della Digos. Tutti i presenti si sono scambiati il proprio reciproco stupore: i custodi non riuscivano a capacitarsi che ci fosse qualcuno che arrivasse ad importunare i morti ed i loro ammiratori, i passanti non riuscivano a credere che 3, 4 volanti della polizia politica si riducessero a montare la guardia notturna al muro di un cimitero. Ma così va la vita all’ombra della morte.
    Accompagnati nei locali della Polizia Scientifica per le formalità di rito, i due sono stati denunciati per “imbrattamento” (sebbene dagli inquilini dell’edificio non fosse pervenuta la minima protesta). A loro carico il magistrato potrà esibire tutto il materiale sequestrato: due bombolette spray, un paio di guanti, alcuni adesivi e… un cutter, il cui possibile uso in un imbrattamento resta avvolto nel mistero. Inoltre, essendo i due passanti perfino anarchici, i poliziotti avrebbero gradito entrare in possesso anche della loro saliva (niente battute, per carità) in modo da archiviarne il Dna, ma la loro richiesta è stata considerata talmente curiosa ed inopportuna da venire respinta. Dopo essere stati inutilmente minacciati di venire condotti subito in ospedale per un prelievo coatto, i due sono stati rilasciati con l’invito formale di recarsi l’indomani presso il loro laboratorio a farsi strappare i capelli. Senz’altro, senz’altro.
    Dopo aver proseguito indefessamente a presidiare il cimitero di Trespiano per tutta la notte, la Digos ha fatto trovare ai Giovani Italioti arrivati in tarda mattinata per la loro commemorazione un muro d’ingresso perfettamente, scrupolosamente, completamente riverniciato di fresco (oltre a qualche “ragguaglio” sull’accaduto, fino a che punto si vedrà…). Così la vista dei servitori del pappone a capo del governo non ha rischiato di rimanere offesa da quella scritta che per tutta la notte si poteva leggere su quel muro:
    «Morte al fascismo».

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