23 settembre 2018

Casa Luzzi. Un’altra vita alle porte di Firenze

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di Floriana Pagano

Al Luzzi non c’ero mai stata. La strada più o meno la conoscevo: da Pratolino, svoltando a sinistra verso Monte Morello, si passa prima il Banti che ricordavo bene e 50 metri dopo sulla sinistra si trova il Luzzi che, invece, conoscevo soltanto di nome. Ex sanatori, entrambi lasciati da anni in abbandono, ritenuti a ragion veduta capolavori dell’architettura sanitaria del Novecento, immersi nel verde, dominano Firenze. Due immobili che fanno gola, soprattutto dal punto di vista economico. Al Luzzi mi aspettano Cinzia Campani e Maurizio. Cinzia, del gruppo di Rifondazione Comunista del Comune di Vaglia, da tempo si occupa politicamente della vicenda.

Maurizio vive al Luzzi insieme ad un piccola minoranza di italiani, circa una decina e ad una svariata maggioranza di etnie diverse: dai marocchini, ai rumeni, dagli eritrei agli etiopi. Il Luzzi si trova ai confini tra il Comune di Sesto, territorialmente competente e quello di Vaglia, fatto che ha causato e causa il tipico rimbalzo di responsabilità tra amministrazioni diverse. Ma non è questo l’unico motivo che rende il Luzzi una tipica “patata bollente”. L’immobile è di proprietà dell’Azienda Sanitaria Fiorentina (ASL 10) che, per anni, ha lasciato la struttura in stato di completo abbandono. Nel giugno 2005, l’ASL decide di mettere all’asta, ad un prezzo ridicolo, 17 milioni di euro, i due ex sanatori; l’asta andò deserta probabilmente per provocare un ulteriore abbassamento dei costi.

Ma la questione è scabrosa anche per i numerosi vincoli urbanistici che insistono sull’area; vincoli ad uso sociale e sanitario ben documentati che portano a pensare, come sostiene anche l’Associazione Idra, che non sia possibile un’alienazione di questi immobili, “mirata solo a far cassa”. Oggi il Luzzi è soprattutto la storia di un’occupazione. Da un anno circa, il Movimento di Lotta per la Casa, insieme a numerose famiglie di immigrati, ha occupato lo stabile. E questa è davvero una bella storia da raccontare perché a me ha riempito il cuore di gioia. Il Luzzi è bello con tutti i bambini che giocano liberi e felici. Ed è bello guardare negli occhi questi uomini e donne così diversi tra loro per nazionalità che convivono insieme pur nelle mille difficoltà. Stefania, sei figli piccoli, è pronta ad aprirti casa per offrirti un buon caffè. È rumena. Vive al Luzzi insieme al marito, muratore. I figli girano per la casa fatta da due misere stanze. La più piccola delle bimbe la tiene ancora attaccata al seno. Ma Stefania ha il sorriso sulla bocca.
Così come sorride lo “zio”, marocchino, a Firenze da diversi anni, ex tossicodipendente, operatore sociale, oggi venditore ambulante al mercatino etnico. Da dieci giorni è riuscito a portare al Luzzi la sua compagna bulgara: una ragazza giovanissima, già madre di due figli rimasti in Bulgaria, venduta dall’ex marito come prostituta e così arrivata in Italia. I due si sono conosciuti in una casa famiglia. Situazioni di sofferenza enorme. Il Luzzi per loro rappresenta una possibilità concreta per vivere insieme e realizzare il loro sogno: quello di sposarsi.

Ecco perché il Luzzi è bello; perché ci scorre la vita. Scuola e residenza: i problemi con i sindaci Trentadue ettari di parco, un castello, una struttura operativa del Sert (Servizio per le Tossicodipendenze della ASL) attualmente gestita dalla cooperativa Arca, otto edifici diversi di cui due occupati. Questo è oggi il Luzzi: un tetto per 350 persone, tra queste circa 90 bambini. Un uso pubblico e sociale dell’immobile che gli occupanti, e con loro tanti altri cittadini che hanno aderito ai diversi appelli contro lo sgombero, chiedono a gran voce venga mantenuto.

Ma i rapporti con le amministrazioni competenti sono ancora molto conflittuali. “Secondo il sindaco di Sesto, i bambini del Luzzi non potevano essere accolti nelle scuole del suo comune per le poche risorse a disposizione. Poi, evidentemente, si è accorto della gaffe, lui non può rifiutarsi di accoglierli. E stiamo parlando di un sindaco di sinistra! Le scuole più vicine ricadono nel Comune di Vaglia, a Pratolino, ma qui siamo nel Comune di Sesto. Alla fine, i bambini sono stati smistati un po’ ovunque: dalla Don Minzoni, alla Cadorna, alla Matteotti di Firenze, all’Istituto Comprensivo di Vaglia; una parte anche qua a Pratolino”. Non si trovano i soldi per pagare un pulmino nonostante il Comune “riceva dalla Regione due milioni di euro all’anno per l’integrazione dei cittadini stranieri. Però i soldi per le case agli studenti americani del polo scientifico universitario si trovano! E questa è una cosa tristissima”.
Non solo: non è stata accolta neppure la proposta di utilizzare volontari del servizio civile già disponibili da impiegare in questo progetto. Neppure la Regione per adesso ha trovato una soluzione. Ma anche con il Comune di Vaglia, come ricorda Cinzia, la lotta è stata abbastanza dura. “Il sindaco non voleva questi bambini. Con Maurizio avevamo preparato una lista suddividendoli per età e scuole frequentate, in modo da facilitarne l’inserimento. In Giunta si sono litigati a morte, ma l’ha spuntata il vicesindaco e l’Assessore alla scuola. Così alcuni sono stati inseriti qui vicino e adesso a scuola ci possono andare a piedi. La cosa grave è che, come rappresentanti delle istituzioni, i politici dovrebbero dare l’esempio, e invece no, hanno fatto l’opposto.

Non è ammissibile leggere comunicati come quello recentemente redatto dai DS di Cercina, Fiesole, Pian di San Bartolo e Vaglia, dove si esprime solo solidarietà al lavoro dei sindaci ponendo l’accento sull’illegalità dell’occupazione: la definiscono ‘pericolosa ed ingiusta’ e auspicano per il Luzzi e il Banti ‘un futuro anche di natura non strettamente pubblica’! Ho chiesto al sindaco di venire al Luzzi a vedere coi suoi occhi. Ha risposto: neanche morto, perché così facendo legittimerebbe l’occupazione. Invece soltanto così potrebbe valutare veramente la situazione, capire chi ci abita e cosa c’è da fare, per poi attivare le istituzioni competenti. È ovvio che il Comune di Vaglia non può avere le risorse necessarie, ma sta al Sindaco muoversi. E questo non è stato fatto”. Escludere in nome della legalità Riflessioni che condividiamo. Non si può chiedere alla gente di affrontare questioni del genere se poi sono le stesse istituzioni ad esprimersi con toni allarmistici. La legalità è un tema che va molto di moda in questo periodo, il termine è talmente abusato da averci stancato sul serio. Occorrono risposte e coraggio. Come, per esempio, sul problema del rilascio delle residenze agli abitanti del Luzzi.

Per un cittadino extra comunitario, non avere la residenza significa quasi sempre problemi in più oltre al rinnovo del permesso di soggiorno. A fronte di istituzioni spesso ostili e lontane, il grosso del lavoro al Luzzi è stato svolto da un piccolo gruppo di italiani: dall’orientamento civico, ai corsi di lingua, all’iscrizione dei bambini nelle scuole, al loro accompagnamento, fino alla creazione di momenti collettivi come il cinema per favorire la convivenza; insomma, ci spiega Maurizio “proviamo con tutte le difficoltà della quotidianità a costruire percorsi di collaborazione tra culture differenti. Non è una cosa facile ma neppure impossibile. In questo spazio così grande si potrebbero trovare diverse strade di progettualità. Pensare ad un’area che in futuro possa essere anche un centro di accoglienza, sicuramente diverso da quelli che funzionano ora, che servono soltanto a succhiare i soldi delle amministrazioni. Quando gli stranieri vengono qua, non conoscono la lingua, non hanno qualifiche per lavorare.

E allora perché non pensare anche ad un discorso di formazione, come per esempio una scuola edile che nel frattempo possa recuperare l’area? Edilizia, falegnameria, sartoria, tappezzeria: si potrebbero organizzare tante di quelle cose!” Il Prefetto di Firenze, conclude Maurizio, ha garantito che non ci sarà nessuno sgombero fino a che non saranno trovate soluzioni abitative per le famiglie e i bambini. Ci auguriamo che vada davvero così, ma speriamo anche che il Luzzi continui a vivere.

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